La crisi economica e finanziaria, i ritardi nel risanamento di molti dei partners dell’Unione, non sembrano incidere nella volontà comune di procedere sulla strada delle energie pulite e rinnovabili per riequilibrare la bolletta energetica
Certo l’Unione non procede speditamente, ma non cambia il senso di marcia malgrado diffidenze e programmi non sempre coincidenti tra i diversi paesi. Pur rallentando sugli obiettivi previsti dagli impegni comuni verso il 2030, dal recente Consiglio Europeo è arrivata una decisa spinta a guardare al futuro con maggior fiducia sul tema delle energie rinnovabili e dei programmi necessari ad implementarle. Nelle conclusioni del vertice è stato infatti confermato l’appoggio dell’Unione alle politiche ambientali in tale direzione. Pur in assenza di un accordo specifico, l’indirizzo è stato ribadito dal presidente Herman Van Rompuy indicando una data per una nuova riflessione, entro ottobre di quest’anno. Intanto un nuovo Consiglio europeo si riunirà il 26 e 27 giugno.
Un’occasione, l’incontro previsto ad ottobre, che “potrebbe essere una grande ‘opportunità” in primo luogo per i paesi più avanzati su questo terreno come Germania, Danimarca e Portogallo, poi per tutti gli altri per arrivare ad un’energia duratura e sicura. È quanto ha sottolineato Tommaso Becker, esponente dell’Associazione dell’Energia del Vento europea (EWEA), aggiungendo che la situazione determinatasi in Ucraina, crocevia di oleodotti e gasdotti cruciali per il continente pone di attualità scelte politiche e tecniche per diminuire e annullare in prospettiva la debolezza energetica dell’Europa. Un 30% di rinnovabili ridurrebbe infatti le importazioni di benzina del 27%, tre volte più del 9%, obiettivo indicato dalla Commissione europea. In più si creerebbero quasi 600mila posti di lavoro a gennaio, crei 568.000 più lavori, con un risparmio di 260 miliardi di euro sulle importazioni di combustibile fossile.