Contrazione del mercato e perdita di posti di lavoro. Le aziende europee del settore domani a Bruxelles racconteranno l’altra faccia dei dazi imposti dalla Commissione europea
Fanno male i dazi imposti – ma sottovalutati nelle loro ricadute – dalla Commissione Europa. A mettere sulla bilancia il «peso» che il provvedimento comunitario ha «scaricato» sul settore con questa poco lungimirante manovra, saranno domani gli Amministratori delegati di oltre 30 aziende europee del fotovoltaico e lo faranno a Bruxelles, partecipando ad una audizione presso la Commissione europea, organizzata dalla Alleanza per l’Energia Solare Sostenibile (AFASE), una coalizione di oltre 740 aziende operanti nel settore fotovoltaico europeo e che rappresenta più di 65.000 posti di lavoro nell’UE.
Quali le prime «vittime» registrate nel settore con l’arrivo delle imposte? Gli AD racconteranno innanzitutto di contrazione del mercato, cancellazioni di ordini, e tagli del personale e non, certamente, di un’industria del solare – quella cioè tanto fiduciosamente ipotizzata dalla Commissione – che avrebbe potuto creare altri mercati o essere in grado di assorbire senza troppe difficoltà, l’impatto delle imposte durante la crisi economica. Ma questa non è la realtà!
Riferendosi al regolamento della Commissione europea sui dazi provvisori, pubblicato il 5 giugno, Dennis Gieselaar, Managing Director della compagnia olandese Oskomera Solar Power Solutions e membro del Consiglio di amministrazione di AFASE e.V. ha affermato: “La Commissione ha basato tutte le sue valutazioni su un campione di solo 7 aziende! La stragrande maggioranza degli installatori dell’UE non può permettersi di assorbire i dazi, anche al loro attuale livello dell’11,8%. Per la maggior parte degli operatori downstream gli utili netti sono ben al di sotto del 10%. La Commissione sbaglia anche nell’affermare che gli installatori fotovoltaici possono spostarsi facilmente ad operare in altri settori; gli installatori fotovoltaici e le società di progettazione non possono indirizzarsi su di una attività completamente diversa come l’eolico. Siamo un’industria specializzata, il nostro personale ha una formazione specifica e non può cambiare settore da un giorno all’altro!”.
Come spiacevole dimostrazione dell’impatto dei dazi provvisori, Gehrlicher Solar AG (GSAG), una delle più antiche compagnie dell’industria solare e uno dei primi membri di AFASE, ha annunciato lo scorso 9 luglio di avere presentato istanza di insolvenza, come diretta conseguenza della “introduzione da parte dell’UE di dazi anti-dumping sui moduli Cinesi e il successivo deterioramento delle condizioni del mercato in Europa”.
«Armato» anche da queste esperienze, Thorsten Preugschas, CEO di Soventix GmbH e Presidente di AFASE e.V ha dichiarato: “Stiamo andando a Bruxelles per contestare il mantenimento di questi dannosi e nocivi dazi, dal momento che essi stanno solamente portando alla contrazione del mercato e provocando la perdita di molti posti di lavoro verdi in tutta Europa. Abbiamo già dovuto licenziare dei lavoratori, dato che i prezzi sono aumentati e la domanda è stata pesantemente ridimensionata a causa dell’obbligo di registrazione e dei dazi provvisori. Posso solo sperare che l’esempio di Gehrlicher Solar svegli la Commissione europea e che l’intervento di domani la convinca ad agire piuttosto che a sedere in disparte mentre il nostro settore crolla”.
E chi si è impegnato a fare previsioni condivide questa speranza perché le proiezioni non sono incoraggianti. È quanto ad esempio racconta lo studio presentato dall’istituto indipendente di ricerca svizzero Prognos che all’inizio dell’anno aveva sottolineato come l’imposizione di dazi, di qualsiasi livello, avrebbe automaticamente innescato una riduzione della domanda, causando perdita di posti di lavoro. Lo studio riferisce che, con dazi del 60%, ben 242.000 posti di lavoro europei potrebbero venire distrutti nei prossimi tre anni.