Il Campidoglio sbaglia la delibera e l’azienda francese Bollorè, che doveva avviare il servizio a dicembre con 500 stazioni di ricarica e 1.500 veicoli elettrici, rimane al palo
L’obiettivo era ambizioso: dotare Roma di una rete capillare e diffusa di veicoli a propulsione elettrica, e consentirne l’uso alla cittadinanza secondo le modalità ormai conosciutissime del «Car Sharing». In gioco c’era la possibilità di ripartire non solo con la mobilità, ma anche con un approccio valido e innovativo, forte di 500 stazioni e 1.500 veicoli elettrici.
Più volte annunciato con compunta fierezza dall’ormai ex Sindaco di Roma Ignazio Marino, il celebre bando sul Car Sharing avrebbe dovuto concretizzarsi entro dicembre. Quando oltre alle colonnine di ricarica ci sarebbero dovuti essere pronti ben 1.500 veicoli elettrici.
Ma per un vizio di forma, si deve ora ripartire da zero. Cosa è accaduto? È accaduto che la Giunta del Comune abbia erroneamente inserito la disciplina sui distributori di energia elettrica in un altro decreto-legge «onnicomprensivo» (pertinente alle concessioni per i distributori di benzina), che i passaggi burocratici si appesantissero in misura decisiva. Al sub-Commissario con delega all’Ambiente, Camillo de Milato, non resta ora che far approvare un nuovo testo per rimediare all’errore.
Si dilatano però i tempi. Fino a pochi mesi fa la società Bolloré pianificava ancora la sostituzione di molte auto private con i mezzi in car sharing. Un risultato possibile a Torino, dove i primi 30 veicoli solcheranno le strade già dal marzo prossimo, e in altre città ancora (inizia in questi giorni il car sharing elettrico a Bari). L’immotivato aggravio dei costi (per partecipare a questa gara si spende qualcosa come 70mila euro) genera freddezza da parte degli aspiranti operatori. E i romani, che avrebbero potuto festeggiare questa nuova opportunità di muoversi, tanto più preziosa quanto si parla di polveri sottili e di blocchi del traffico, continuano a essere fermi.
[Redazione PROTECTAweb]
[30 Dic 2015]