C’è lo zampino del nostro Paese nell’impianto inaugurato nel deserto californiano che registra una potenza di 392 MW. Il perché lo spiega il «Gruppo per la Storia dell’Energia Solare»
Una provvidenziale, «solare», cattedrale nel deserto! In California, infatti, e precisamente nel deserto del Mojave è stato inaugurato l’impianto di Ivanpah, il più grande impianto solare termico a concentrazione al mondo della Bright Source Energy con una potenza di 392 MW. L’energia prodotta potrà alimentare 140.000 abitazioni.
300.000 specchi, che riflettono la radiazione solare su tre torri alte circa 150 metri, sono installati su un’area di 14.164 km2. Il costo totale dell’impianto è di 2,2 i miliardi di dollari. L’impianto è da considerarsi anche un po’ successo italiano visto che la sua tecnologia ha in parte le nostre origini.
L’inaugurazione dell’impianto di Ivanpah, ha offerto l’occasione al «Gruppo per la Storia dell’Energia Solare» (GSES) di approfondire questo aspetto «nazionalistico» ricordando il grande pioniere dell’energia solare Giovanni Francia. Il GSES è impegnato dalla fine degli anni novanta nella riscoperta e valorizzazione dei pionieri italiani dell’energia solare degli ultimi 200 anni. Tra questi, il prof. Francia, nato a Torino nel 1911 e morto a Genova nel 1980, progettò, costruì e sperimentò con successo, per la prima volta al mondo, impianti solari termici a concentrazione lineari e puntuali a Fresnel, a Marsiglia nel 1963, e vicino Genova, nella stazione solare di S. Ilario, situata all’interno dello storico Podere Costigliolo dell’Istituto per l’Agricoltura e l’Ambiente Bernardo Marsano.
Questi impianti produssero vapore solare a pressione e temperatura utili per azionare una turbina e produrre energia elettrica. Il primo e più grande impianto al mondo da 1 MWe, Eurelios, basato sulle tecnologie sperimentate a S. Ilario, entrò in esercizio e venne collegato alla rete elettrica nazionale vicino ad Adrano (Catania) nel 1981. Fu un primato italiano.