Alessandro Ferri • Uno studio della IHS ha dimostrato come la crescente sensibilizzazione ambientale e le nuove, restrittive regole nel settore dei solventi, spingano inevitabilmente l’industria mondiale verso soluzioni ecocompatibili. E obbligate
•• Negli ultimi quindici anni, la domanda di solventi di tipo tradizionale – altamente tossici per le persone, e ancor più dannosi per l’ambiente – è andata in netto e irreversibile calo nelle cosiddette «nazioni sviluppate». Ma, per contro, è stata in costante aumento nelle economie in via di sviluppo, come ovviamente la Cina.
A indurre questo spostamento di asse – che accentua, di fatto, il divario tra la periferia e i quartieri eleganti del Pianeta – è stato un complesso di ragioni: la progressiva e irreversibile sensibilizzazione ambientale nella collettività, sorretta da una coscienza ambientale ed etica ma, soprattutto, dalle normative nazionali e sovranazionali sempre più limitative verso prodotti non più accettabili per le tossicità e i rischi indotti dal loro impiego.
Cresce invece la domanda in Cina degli stessi prodotti rifiutati dal mondo occidentale: inchiostri, adesivi, vernici, additivi chimici e composti per la pulizia e l’agricoltura.
La verità in un Rapporto di ricerca
Come si è giunti a questo scenario? In Cina la domanda di solventi è destinata ad aumentare costantemente tra il 5 e il 6% annuo, anche per la continua delocalizzazione dei processi industriali per i quali si consumano grandi quantità di solvente (come il rivestimento di mobili in legno e l’assemblaggio delle scarpe).
In Cina non sono ancora state introdotte – ne è pensabile ipotizzare quando ciò accadrà – le normative atte a ridurre le emissioni atmosferiche e l’uso di componenti pericolose per la salute. “Il solvente ideale non sempre esiste – spiega Eric Linak, l’analista di IHS autore del Rapporto – e i produttori devono trovare un compromesso tra efficienza, costi e impatto ambientale: passare da un composto pericoloso a uno più ecocompatibile ha in genere un costo elevato. Oppure compromette la qualità del prodotto finale, o entrambe le cose”.
Le regole
I solventi sono una delle classi più regolamentate nell’ambito della chimica, e tendono ad essere disciplinati collettivamente come composti organici volatili (COV), che favoriscono la formazione di ozono a livello inferiore.
USA ed Europa hanno imposto, negli ultimi venti anni, restrizioni più severe sui solventi: in particolare, con il recepimento europeo della normativa sulla registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche (REACH), nel 2007. REACH richiede valutazioni sulla tossicità di migliaia di sostanze: e i produttori, per rispettare il regolamento di emissione di solventi, hanno la possibilità di installare i controlli tecnici per limitare tali emissioni. Nel settore del lavaggio a secco, ad esempio, le emissioni di percloroetilene sono stati drasticamente ridotte (ben il 90%) con l’adozione, da parte dei gestori degli impianti, di sistemi per la pulizia e riciclaggio delle apparecchiature.
Il presente e il futuro
Per Eric Linak, tuttavia, “questa percentuale continuerà probabilmente a diminuire: norme più restrittive sui rivestimenti entreranno in vigore negli USA e nella UE nei prossimi cinque anni”. C’è un crescente uso, si osserva nel rapporto, di COV esenti da solventi, che negli Stati Uniti hanno contribuito in misura significativa a ridurre l’inquinamento atmosferico.
I solventi meno pericolosi per l’uomo e per l’ambiente rientrano nella cosiddetta «chimica verde», come quelli basati sui liquidi ionici, che non hanno alcuna pressione di vapore, e quindi non comportano nessuna dissipazione nell’ambiente.
Linak ricorda che diversi materiali a base biologica sono disponibili già da oltre 15 anni, e hanno goduto di un certo successo commerciale in mercati di nicchia. “L’opportunità di sviluppare solventi con minore impatto ecologico e tossicologico è reale, grazie alla divulgazione nella conoscenza ambientale, e con la sempre maggiore rigidità normativa nel settore”.
Per maggiori informazioni: www.ihs.com e susan.wright@ihs.com
