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INQUINAMENTO DA MERCURIO, SERVE UNA RISPOSTA RAPIDA

inquinamento mercurio

L’associazione ambientalista “Amici della Terra” evidenzia in un dossier criticità dall’Amiata al Mar Tirreno e richiede azioni di risanamento e messa in sicurezza

•• Nei sedimenti fluviali del fiume Paglia, un affluente del Tevere, si sono accumulate 60 tonnellate di mercurio e undici kg della sostanza arrivano ogni anno al Mar Tirreno. Nei campioni di muscoli dei pesci d’acqua dolce analizzati si trovano concentrazioni elevate di mercurio in forma metilata (la più pericolosa per la salute umana) e una percentuale consistente è al di fuori delle linee guida sul metilmercurio stabilite dall’U.S. EPA 2009 (United States Environment Protection Agency) per la sicurezza del consumo umano.

Dati preoccupanti che emergono dal dossier «La strada del mercurio, dall’Amiata al Mar Tirreno attraverso il bacino del Paglia-Tevere – Rischi di contaminazione e strategie di intervento» elaborato dall’associazione ambientalista Amici della Terra. Un rapporto elaborato sulla  base degli studi realizzati dal Gruppo di Mineralogia Ambientale del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università  di Firenze dal 2009  a oggi e presentati dal Professor Pilario Costagliola,  docente di mineralogia.

La strada del mercurio

Una situazione che richiede un intervento immediato, di cui si è discusso a Roma nell’incontro pubblico «La strada del mercurio» promosso dal Senatore Francesco Scalia. Nella sua relazione Monica Tommasi, presidente degli Amici della Terra, ha dichiarato: “denunciamo una grave situazione di inquinamento da mercurio originata in più di un secolo di estrazione e lavorazione dei minerali di mercurio nel Monte Amiata, uno dei più grandi giacimenti di mercurio di tutto il mondo. Dopo più di 30 anni dalla chiusura delle miniere, gli interventi di bonifica ambientale sono fermi e l’area delle ex miniere di mercurio del Monte Amiata è ancora fortemente colpita dagli effetti ambientali dell’attività mineraria: scarti di lavorazione ricchi di mercurio e mercurio metallico si trovano nei suoli fino a diversi km dagli impianti, finiscono nei torrenti che attraversano l’area, nel fiume Paglia, nei sedimenti fluviali e lacustri, contaminando la biosfera (soprattutto i pesci) prima di finire nel mar Tirreno”.

Sono poi intervenuti i rappresentanti delle Istituzioni competenti: Maurizio Guerra dell’ISPRA, Giorgio Cesari dell’Autorità di Bacino del Tevere, Alessandro Alimonti dell’Istituto Superiore di Sanità, Angelo Massacci del CNR. Da evidenziare – fatta eccezione dell’Arpa Toscana – l’assenza delle amministrazioni regionali di Toscana, Umbria e Lazio. Il Professor Carlo Maria Medaglia, capo della segreteria tecnica del Ministro dell’Ambiente Galletti, ha dichiarato: “condividiamo le indicazioni suggerite nel dossier degli Amici della Terra e convocheremo un tavolo con le istituzioni competenti”.

Necessità di intervento immediato

In qualità di associazione ambientalista riconosciuta, gli Amici della Terra hanno depositato al Ministero dell’Ambiente la procedura di richiesta di intervento urgente per minaccia di grave danno ambientale ai sensi dell’articolo 309 del Dlgs. n. 152/2006 e s.m.i.  (testo unico delle norme in materia di ambiente). Gli Amici della Terra hanno poi chiesto a Ministero e Regioni l’attivazione urgente di una strategia di intervento che preveda le bonifiche ambientale delle ex miniere di mercurio in Toscana, il monitoraggio della contaminazione da mercurio dei tratti di fiumi e mare interessati (valorizzando il patrimonio conoscitivo già sviluppato dall’Università di Firenze) e azioni di risanamento e messa in sicurezza dell’ambiente fluviale contaminato.

Paolo Magnani
[15 Giu 2016]
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