PROTECTAweb

ALLARME FAO: SUOLO… A TERRA!

Degrado suolo

Il «Partenariato Globale per i suoli», riunitosi a Roma, ha approvato i Piani d’intervento globali nella lotta al degrado dei terreni. Parola d’ordine: gestione sostenibile. Braccio armato: volontà politica ed investimenti

•• Su cosa potremo scrivere la lunga storia dell’agricoltura che sfama il mondo se l’indispensabile quaderno – il terreno – si riduce incessantemente e si degrada? La salute e la disponibilità dei suoli sono chiamate all’appello quali condizioni essenziali per garantire cibo, acqua, energia e materie prime. E invece… Per un confronto decisivo in merito, che indichi la via per un’azione urgente, si sono riuniti il 24 luglio presso la FAO di Roma rappresentanti governativi ed esperti. Tre giorni in cui il «Partenariato Globale per i suoli» (che riunisce una vasta gamma di soggetti governativi e non), ha approvato una serie di piani d’azione per salvaguardare le risorse del suolo che costituiscono la base della produzione agricola mondiale. Tra queste: l’attuazione di chiare norme e relativi investimenti da parte dei governi per la gestione sostenibile dei suoli in modo che contribuiscano allo sradicamento della fame, dell’insicurezza alimentare e della povertà.

Suoli: tutto da rifare

I suoli hanno un valore illimitato su molti «mercati», a cominciare da quello della biodiversità globale, rappresentandone la culla per almeno un quarto del totale. Ma svolgono un ruolo chiave anche nella fornitura di acqua pulita e nella resilienza contro inondazioni e siccità. Potremmo sintetizzare che vita animale e vegetale dipendono dal riciclo primario dei nutrienti attraverso i processi del suolo. Ma i terreni produttivi mondiali sono irrimediabilmente sotto assedio, costretti a fare i conti con la pressione di usi alternativi come la silvicoltura, i pascoli, l’urbanizzazione, oltre ad attività per la produzione di energia e l’estrazione di minerali.

E se volgiamo lo sguardo al futuro? Verrebbe da chiudere gli occhi…

Nell’anno 2050 la popolazione mondiale si prevede supererà i 9 miliardi di persone, con un conseguente aumento del 60% (sessanta!) della domanda di cibo, foraggio e fibre. Il suolo sarà chiamato a fare degli straordinari impossibili! Oggi, circa il 33% del suolo è da moderatamente a fortemente degradato a causa dell’erosione, dell’esaurimento dei nutrienti, dell’acidificazione, della salinizzazione, della compattazione e dell’inquinamento chimico. Il danno sui suoli che ne consegue influisce sui mezzi di sussistenza, sui servizi eco-sistemici, sulla sicurezza alimentare e sul benessere umano. I suoli sono colpiti dal cambiamento climatico ma anche vi contribuiscono. Ad esempio, la gestione sostenibile delle risorse del suolo può avere un impatto positivo sul cambiamento climatico attraverso il sequestro del carbonio e una riduzione delle emissioni di gas serra, ed anche mitigando i processi di desertificazione.

Programmi globali mirati

L’appello del «Partenariato globale per i suoli» è stato dunque quello di sottolineare la necessità per i Governi di preservare i suoli attraverso un’adeguata operazione di investimenti. Ha quindi deciso di delineare programmi globali per la promozione di una gestione sostenibile dei suoli, per la loro conservazione e per il loro risanamento. Gli interventi dovranno essere basati sull’utilizzo di tecnologie adeguate e di politiche sostenibili e inclusive che coinvolgano direttamente le comunità locali. In particolare, vi è la necessità di dare priorità alla tutela e alla gestione dei terreni ricchi di carbonio organico, a partire dalle torbiere e dalle zone di permafrost. Sarà quindi istituito un sistema globale d’informazione, per misurare i progressi compiuti e lo stato delle risorse e, in relazione all’importanza che hanno la sensibilizzazione, l’informazione e la divulgazione, sarà anche messo a punto un programma speciale per lo sviluppo delle capacità.

Appuntamento strategico sarà il 5 dicembre 2015, giorno in cui verrà lanciato il primo rapporto sullo «Stato delle risorse dei suoli del mondo», e giorno che l’ONU ha deciso di dichiarare «Giornata mondiale del suolo», mentre il 2015 sarà l’«Anno Internazionale dei Suoli».

Il suolo è la base per la produzione di cibo, di foraggio, di carburante e di fibre“, ha affermato Maria Helena Semedo, vice-Direttrice Generale della FAO. “Senza terreni in buona salute non possiamo sostenere la vita sul pianeta, e quando il suolo va perduto non può essere rinnovato nell’orizzonte temporale di una vita umana. L’attuale tasso crescente di degrado minaccia la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni”. “Ecco perché l’adozione di Piani di azione globale per usare i terreni in modo sostenibile e proteggerli è un risultato importante. Ma non possiamo fermarci qui – ha concluso la Semedo -. Abbiamo bisogno di impegni da parte dei paesi e della società civile per trasformare il progetto in realtà. Ciò richiede volontà politica e investimenti per salvare le preziose risorse del suolo dalle quali dipendono i nostri sistemi di produzione alimentare”.

Roberta Di Giuli

Dati e stime


• In Africa, circa il 30% del territorio è potenzialmente adatto all’agricoltura. Tuttavia, l’erosione e l’impoverimento dei nutrienti stanno già interessando i terreni. In Somalia, solo l’1,8% del territorio è coltivabile. Tuttavia, la perdita annuale per erosione in alcune zone può raggiungere più di 140 tonnellate di ettari l’anno.

• In America Latina, si stima che potenziali terreni per l’agricoltura intensiva occupano solo il 25% del continente, nonostante il degrado del suolo sia una sfida importante nella regione.

• Dal XIX secolo a oggi si stima che circa il 60% del carbonio immagazzinato nel suolo e nella vegetazione sia andato perduto a causa di cambiamenti nell’utilizzo del territorio, come il dissodamento a fini agricoli e l’urbanesimo.

• Il primo metro di terreni argillosi a bassa attività (la maggior parte dei terreni di montagna nei tropici umidi e sub-umidi) contiene circa 185 giga-tonnellate di carbonio organico – un importo che è il doppio del carbonio organico immagazzinato nella vegetazione amazzonica. Attraverso pratiche di gestione del suolo non sostenibili, il carbonio potrebbe essere rilasciato in atmosfera, aggravando il riscaldamento globale legato alla combustione di combustibili fossili. Un rilascio di appena lo 0,1% del carbonio ora contenuto nei suoli europei sarebbe pari alle emissioni annue da 100 milioni di auto.


Exit mobile version