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A.N.B.I.: l’agricoltura e l’irrigazione

Irrigazione

Alla Conferenza Nazionale Acque Irrigue organizzata da A.N.B.I. gli aspetti di un settore che chiede nuove regole ed esalta nuove tecnologie. Irriframe è il sistema che si occupa, con saggia parsimonia, del 48% del nostro territorio irrigabile, con un risparmio del 25% sul consumo della risorsa idrica

L’Intesa Stato-Regioni, la creazione e la diffusione del sistema irriguo Irriframe, l’annuale redazione del Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico. Racconta una storia di impegni mirati Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.), in apertura dei lavori della Conferenza Nazionale Acque Irrigue per la crescita e il lavoro tenutasi a Roma, un appuntamento strategico, tappa del percorso verso l’Expo 2015.

Partiamo da un assunto – spiega Gargano -. I Consorzi di bonifica e di irrigazione sono elementi fondanti di un’agricoltura determinante per la crescita economica del Paese secondo un nuovo modello di sviluppo, che abbia il territorio al proprio centro. Qualche dato: il brand «made in Italy» è il terzo al mondo per notorietà e quello agroalimentare ha segnato, nel 2013, un +4,1% raggiungendo un giro d’affari di oltre 33 miliardi di euro; nei primi mesi del 2014, l’export delle Piccole Medie Imprese è anch’esso complessivamente cresciuto del 4,1%, ma il comparto agroalimentare segna una performance di +5,6% con positive ricadute occupazionali a testimonianza della necessità di un modello di sviluppo originale del sistema Paese”.

Ma la risorsa idrica, che innegabilmente rappresenta la prima condizione per la messa a punto di qualsiasi «piano» agricolo, non è più la stessa: i cambiamenti climatici per primi rendono difficile la pianificazione. Le certezze idriche non esistono più. Gargano lo spiega con esempi eloquenti: il Presidente Obama ha dovuto attingere ad un finanziamento di un miliardo di dollari per rilanciare l’agricoltura in California, nel luogo, cioè, considerato l’orto degli USA. Ma anche il nostro Paese non si esime da nuove problematiche “basti pensare… alla guerra dell’acqua italo-svizzera per i rilasci dal lago Maggiore e per la cui soluzione ringraziamo il determinante impegno del Ministro per l’Ambiente, Galletti”.

Nella danza delle competenze, i Consorzi di bonifica ricoprono un ruolo strategico in quanto “protagonisti del territorio secondo il principio di sussidiarietà, che voglio tradurre in principio di prossimità”; spiega ancora Gargano.

Imponenti campagne di ascolto da realizzare insieme ai sindaci, un occhio puntato al Sud, specie per le problematiche che vivono alcune regioni, e quindi l’adozione del sistema irriguo esperto Irriframe, “che fa già risparmiare annualmente 100 milioni di metri cubi d’acqua e punta a raggiungere i 500 nei prossimi anni” sono i tre nodi su cui esorta ad agire l’A.N.B.I

Irriframe, saggio dispensatore

C’è un acuto interlocutore tra terra e cielo, tra condizioni meteorologiche e terreni, e non solo. Si chiama Irriframe ed è il sistema messo a punto dall’A.N.B.I. nel 2011 che consente di individuare il momento migliore e il corretto volume con cui irrigare; tali indicazioni si basano su disponibilità idrica, caratteristiche dell’impianto irriguo consortile, sistema aziendale per l’irrigazione, condizioni climatiche, caratteristiche del suolo, tipo di coltura e relativa fase fenologica. I risultati che promette registrano un risparmio del 25 per cento nel consumo della risorsa idrica per l’irrigazione. “L’uso razionale dell’acqua irrigua, consentito da Irriframe – precisa Massimo Garganopuò soddisfare in maniera precisa, efficace e certificata le prescrizioni dell’Unione Europea, legate alla buona gestione dell’acqua in agricoltura. Per questo, puntiamo all’estensione del sistema, grazie anche al Protocollo d’Intesa stipulato con il Ministero Politiche agricole alimentari forestali attraverso l’Istituto Nazionale di Economia Agraria.” Attualmente, il 48% della superficie irrigabile, gestita dai Consorzi di bonifica in Italia, è servita da Irriframe, pari a circa 1.600.000 ettari. Le regioni interessate sono Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio Abruzzo, Puglia, Basilicata e Calabria. Attualmente la rete irrigua italiana serve 3.363.273 ettari di campagne, attraverso 35.850 chilometri di canali, cui vanno aggiunti 47.637 chilometri di alvei, che servono anche a «scolare» i terreni e 53.442 chilometri di condotte tubate.

L’acqua dà cibo!

“Senz’acqua non c’è agricoltura, cosa che va tenuta in estrema considerazione se pensiamo che qui è la fonte di produzione di quel cibo che sempre più è richiesto nel mondo.” A parlare è il presidente della COPAGRI, Franco Verrascina, intervenuto alla Conferenza Nazionale dove ha sottolineato la necessità di un cambiamento in direzione della massima efficienza del sistema irriguo: “…occorre cambiare registro anche qui e trovare soluzioni equilibrate, eque, trasparenti ed efficienti – ha esortato. – Il bene pubblico in questione deve vedere il contributo dell’intervento pubblico, non il solo sacrificio degli agricoltori. A noi non interessa gestire. La gestione ci interessa solo in relazione alla sua efficienza. I consorzi di bonifica hanno le carte in regola per candidarsi alla gestione del piano irriguo? Se sì, ben vengano!”.


Il Veneto modello idrico…

Veneto primo della classe! A sostenerlo con dati alla mano l’assessore regionale all’ambiente e alla difesa del suolo Maurizio Conte che ha approfondito aspetti come l’utilizzo delle acque irrigue, la salvaguardia ambientale e le prospettive occupazionali, focalizzando l’attenzione sulla parte gestionale. Quello che rende il sistema veneto un modello di eccellenza sono sia gli aspetti propri relativi alla gestione delle acque, quanto l’efficienza del lavoro svolto e i risultati raggiunti sul territorio. L’assessore si è soffermato quindi sui grandi sforzi fatti dalla Regione in termini di finanziamenti e di opere per la mitigazione del rischio idrogeologico. “In questo contesto – ha detto – un elemento caratterizzante è quello della gestione della rete idrografica minore, con il determinante contributo dei consorzi di bonifica, che risulta fondamentale sul piano della sicurezza idraulica dell’intero territorio.

Lo sguardo ai terreni del Presidente Nazionale dei Geologi

Ridare spazio all’agricoltura. Se avessimo coltivato interamente a cereali i 70 ettari di suolo perso ogni giorno, avremmo avuto un ricavo di 90 milioni di euro e saremmo stati meno dipendenti dalle esportazioni straniere. Dobbiamo far riemergere dal territorio la sua capacità di produzione di ricchezza ”. A parlare è Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, che aggiunge: “è necessario modificare, ed in modo radicale, le politiche per il territorio, secondo un approccio che non deve più mantenere distinte le scelte urbanistiche da quelle ambientali”. Pretende una svolta, e sottolinea: “Se avessimo coltivato interamente a cereali i 70 ettari di suolo perso ogni giorno, avremmo goduto di una produzione di 450.000 tonnellate nel periodo 2009-2012, con un ricavo esclusivamente economico di 90 milioni di euro e la conseguente diminuzione della dipendenza italiana dalle importazioni di cereali”. Invece “continuiamo ad impermeabilizzare ed a far perdere ai nostri terreni la loro capacità di ritenzione idrica, con le conseguenti immense difficoltà di dover gestire quantitativi sempre maggiori di acqua che non può più infiltrarsi. La perdita di capacità di ritenzione dovuta all’impermeabilizzazione giornaliera dei 70 ettari di suolo è stimata in quasi 100 milioni di tonnellate d’acqua all’anno”.

In particolare, uno studio del Central Europe Programm – che sostiene come un ettaro di suolo consumato comporti una spesa di 6.500 euro solo per la parte relativa al mantenimento e ala pulizia di canali e fognature – stima che il costo della gestione dell’acqua non infiltrata in Italia dal 2009 al 2012 sia intorno ai 500 milioni di euro. Graziano sottolinea quindi le gravi ricadute ambientali di una scelta sbagliata: La sbornia di cemento ha comportato dal 2009 al 2012 l’immissione in atmosfera di 21 milioni di tonnellate di CO2, pari all’introduzione nella rete viaria di ulteriori 4 milioni di utilitarie (l’11% dei veicoli circolanti nel 2012), con una percorrenza di 15.000 km/anno, con un conseguente costo complessivo stimato intorno ai 130 milioni di euro (cfr. Rapporto ISPRA sul consumo di suolo, 2012).

Roberta Di Giuli
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