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Che biologico sia, ma sostenibile!

Biologico

Attraverso il «World Food research and innovation Forum», la Regione Emilia Romagna si impegna a promuovere la ricerca sulla sicurezza, la sostenibilità e la qualità in campo agroalimentare

La carta d’identità di un prodotto che indica «biologico» di per sé non garantisce la sua totale sostenibilità. Quello che è in discussione, in sostanza, non è il prodotto in sé ma il percorso che lo fa giungere sullo scaffale del supermercato. Generalmente i prodotti raccolti vengono conservati anche per lunghi periodi in celle frigorifere, quindi destinati a percorrere chilometri e chilometri per giungere al consumatore finale. Un iter poco sostenibile, che offusca l’immagine virtuosa del prodotto.

È la Regione Emilia Romagna che ha deciso di puntare il dito su quella che rappresenta una contraddizione di intenti. Per risolverla ha pensato ad un «biologico tecnologico sostenibile», ossia una filiera integrata dove ricerca, industria e istituzioni si danno la mano nel tentativo di ridurre l’impatto ambientale incidendo sul risparmio delle risorse idriche ed energetiche, sulla trasformazione alimentare, sulla conservazione e la logistica.

Per valutare e confrontarsi, e riuscire a dare indicazioni per avviare al percorso della sostenibilità «integrale» i prodotti biologici, è nato il World Food research and innovation Forum, il progetto strategico con il quale la Regione Emilia-Romagna partecipa a EXPO Milano 2015. A fianco della Regione c’è Aster, Consorzio regionale per l’innovazione e il trasferimento tecnologico, le Università, il sistema fieristico regionale e le associazioni imprenditoriali. Il patrocinio è del Governo Italiano attraverso il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e Ministero dello Sviluppo economico. Obiettivo prioritario è quello di costituire, con un percorso biennale (2014-2016) di eventi, un «think tank» internazionale dedicato alla ricerca e alle policy per la sostenibilità, la sicurezza e la qualità in campo agroalimentare, a sostegno della competitività delle imprese e delle filiere produttive per l’Italia e l’Unione Europea sui mercati mondiali.

Un confronto a Sana

È stato il viceministro per le politiche agricole Andrea Olivero oltre ad esperti internazionali come Gebisa Ejeta, scienziato specializzato sui temi della sostenibilità delle produzioni alimentari che da tempo collabora con le Nazioni Unite e il governo statunitense, a fare il punto del settore in occasione del Sana di Bologna.

“La popolazione mondiale – ha sottolineato l’esperto americano – da 7 miliardi salirà a 9 nel 2050 comportando una crescita del fabbisogno alimentare e quindi una maggiore richiesta di risorse idriche e di suolo per le coltivazioni alimentari che entrano in concorrenza con le superfici destinate a produrre il cibo per gli animali. Le risorse idriche sono già sfruttate al 70% della loro disponibilità. Cresce anche il fabbisogno di carni e parallelamente la necessità di avere altri terreni disponibili per produrre il cibo destinato agli animali. Aumentano pure le superfici coltivate per ricavare biocarburanti. Se a tutto questo aggiungiamo che prodotti agricoli e carni devono essere trasportati nei luoghi di consumo la sostenibilità del sistema viene messa in forte discussione. È necessario far percorrere meno chilometri agli alimenti per consumare meno carburante, limitare il traffico nelle arterie stradali e immettere meno inquinanti in atmosfera. Alla stessa stregua, considerato che oggi non si rispetta più la stagionalità di frutta e ortaggi, la conservazione nelle celle frigorifere di questi alimenti comporta consumi di carburante e energia elettrica per tenere attive le celle”.

Il tema della scarsità alimentare e della qualità dei prodotti – ha detto il vice-Ministro per le Politiche agricole Andrea Oliverosono intimamente connessi e l’innovazione tecnologica in campo agroalimentare diventa un obiettivo di alto livello. Per questo motivo un modello di ricerca costituito da un partenariato pubblico privato costituisce una chiave di volta proprio per fronteggiare le sfide che il sistema agroalimentare deve affrontare. Bene quindi iniziative come quella di oggi e i successivi passaggi che porteranno a EXPO 2015, dove ci interrogheremo non solo su come alimentare il pianeta ma come farlo bene”.

Intanto, il prossimo programma quadro settennale Horizon 2020 della Commissione europea, come ha ricordato un dirigente della direzione generale ricerca intervenuto a Sana, dedicherà attenzione e risorse a programmi di ricerca destinati principalmente ai temi «safety&security». L’obiettivo sarà pensare ad una produzione alimentare che sia quantitativamente e qualitativamente adeguata allo scenario demografico mondiale in evoluzione.

Roberta Di Giuli
[11 Set 2014]
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