Abbatte l’impatto ecologico raddoppiando la produzione di carne la rivoluzionaria filiera SilviPastoril, realizzata in Brasile dal gruppo italiano Brazzale
•• 600mila alberi di alto fusto piantati, pari a circa 300 per ogni bovino allevato, che si estendono su un’area di 650 ettari, dove pascolano liberamente 2.000 capi. Sono i numeri del sistema Silvi Pastoril realizzato in Brasile, nella regione del Mato Grosso do Sul, dal Gruppo Brazzale che ha messo a punto questa rivoluzionaria filiera di «pascolo riforestato», per dare risposte virtuose alla sfida della domanda mondiale di carne, destinata a raddoppiare entro il 2050 secondo gli analisti FAO, producendo un prodotto buono, sano e conveniente.
“È un risultato fantastico che riconcilia ambiente, etica e produzione – commenta Roberto Brazzale, Presidente del gruppo Brazzale – Con il pascolo riforestato con 300 alberi per capo otteniamo una riduzione di dieci volte dell’impatto ambientale raddoppiando la produzione di carne, e riportiamo il bestiame a condizioni di assoluto benessere, perché vive come in natura allo stato brado. La riforestazione genera grandi quantità di legna impiegata come energia termica rinnovabile e prezioso materiale da costruzione. È la riprova che solo l’innovazione, l’apertura dei mercati e lo sviluppo dei processi produttivi potranno nutrire il mondo in modo etico, efficiente e sostenibile. Siamo felici di offrire, proprio a Milano durante EXPO, delle prospettive entusiasmanti del tutto opposte a quelle depressive ed irresponsabili che emergono dalla Carta di Milano e vengono promosse dei sostenitori della decrescita”.
Il sistema Silvi Pastoril prosegue la strada intrapresa dal gruppo Brazzale con la filiera ecosostenibile certificata del Gran Moravia, già realizzata per il latte in Repubblica Ceca. La filiera raccoglie giornalmente il latte da oltre 18.000 capi bovini di alta genealogia, allevati in una rete di 80 fattorie su quasi 90.000 ettari, nel rispetto di parametri di impatto ambientale prefissati dal Gruppo stesso, quali la dotazione di almeno 5 ettari di terreno per ogni capo bovino in lattazione, la stabulazione libera con cuccette individuali per oltre il 90% del bestiame allevato, un carico di nitrati per ettaro sei volte inferiore rispetto ai limiti comunitari e la assenza nei formaggi di aflatossine dei foraggi. Non solo: il Gran Moravia è il primo formaggio al mondo a quantificare e comunicare al consumatore la propria «Water Footprint», ovvero l’impronta idrica, con risultati da primato nel contenimento dell’utilizzo idrico, alla stalla ed in caseificio.
