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Risposta a Grillo: l’innocenza dell’inceneritore di Parma

Inceneritore di Parma

Da ATIA ISWA Italia arriva la risposta, in dati, all’allarme del prosciutto di Parma alla diossina lanciato dal leader del Movimento a cinque stelle. E si parte ricordando che la concentrazione media delle polveri inquinanti nei fumi prodotti dagli impianti, si sono ridotte in 50 anni di 1.000 volte e quella delle diossine di oltre 5.000 volte

 

•• Snocciola dati su dati, affinché la chiarezza sia sovrana (contro un allarmismo servitore…), la risposta con cui ATIA ISWA Italia, l’Associazione italiana che aderisce ad ISWA (International Solid Waste Association – Associazione mondiale dei rifiuti solidi) costituita da tecnici, manager, accademici, ricercatori) ha voluto replicare alle affermazioni del leader del Movimento a cinque stelle Beppe Grillo rilasciate nei giorni scorsi in merito alle “neoplasie future degli abitanti di Parma, per il cibo avvelenato della Food Valley”, che sarebbero originate dalle emissioni del nuovo impianto di trattamento termico dei rifiuti di Parma (ndr. ricordiamo la polemica sorta con il Ministro dell’Agricoltura De Girolamo: IL MINISTRO DELL’AGRICOLTURA CONTRO LE DICHIARAZIONI DI GRILLO). La realtà non è però  questa, tiene a spiegare David Newman, Presidente di ATIA ISWA Italia, che afferma: “Molti cittadini pensano che gli inceneritori siano inquinanti”, “e lo erano sicuramente negli anni passati (vedi tabella 1), ma oggi svedesi, tedeschi, danesi, austriaci, francesci, belgi, norvegesi, bresciani, bolognesi, milanesi (e l’elenco potrebbe continuare) convivono tranquillamente con questi impianti, anche nei centri delle loro pulitissime città. Occore capire perché Beppe Grillo semina una paura che i nostri concittadini europei non condividono; è interessante notare che nelle aree del mondo in cui esistono gli inceneritori la gente non ne ha paura, mentre laddove non ci sono impianti la gente convive con i disagi delle discariche e spesso con i rifiuti per strada. È un paradosso davvero strano”.

 

Anni ‘60-‘70 Anni ‘80 Anni ‘90 Anni 2000 Limite EU e Italia
Polveri mg/Nm3 300-1.000 50-300 5-20 0,05-3 10
HCl mg/Nm3 1.000 50 20-30 2-10 10
SOx mg/Nm3 600 300 50-100 0,1-2 50
NOx mg/Nm3 500 500 200-300 30-150 200
Hg,Cd mg/Nm3 0,5 0,1 0,08-0,1 0,001-0,005 0,05
Metalli pesanti mg/Mm3 50 5 3-5 0,02-0,2 0,5
PCDD/F ngTEQ/Nm3 10-60 0,1-10 0,05-0,1 0,001-0,01 0,1
Tabella 1. Mostra quali siano oggi i limiti europei e quindi anche Italiani di emissione confrontati con i dati di emissione degli anni precedenti

 

Per capire il reale impatto delle emissioni degli inceneritori è utile confrontare queste emissioni con le altre fonti. La tabella 2 evidenzia come gli inceneritori, di ultima generazione, inquinino complessivamente meno dei fuochi d’artificio, del traffico stradale o della generazione di elettricità. Se consideriamo, ad esempio, le fonti delle emissioni inquinanti in atmosfera in Gran Bretagna nel 2012, appare evidente che il contributo all’inquinamento proveniente dal trattamento rifiuti è veramente ridotto rispetto ad altre fonti industriali e al traffico.

 

Sostanza Emissioni totali UK 2009 Emissioni da recupero energia da rifiuti UK2009 % recupero energia da rifiuti su totale emissioni UK Altre fonti rilevanti
Composti organici volatili 930,000 t/a 20 t/a 0,002% Traffico stradale: 9% Vernici rivestimento: 4%
Particolato (PM10) 160,000 t/a 50 t/a 0,031%

Generazione elettricità: 4%

Traffico stradale: 30%

PCDD/F 202 gTEQ/a 4,8 gTEQ/a 2,4%

Fuochi d’artificio: 3%

Fuochi e incendi rifiuti: 41%

Crematori 5%

Manifattura metalli: 17%

Cadmio 3,0 t/a 0,05 t/a 1,7% Manifattura metalli: 33%
Tabella 2

 

A questo, poi, dovremmo aggiungere i danni associati alla combustione abusiva dei rifiuti solidi all’aria aperta che, secondo ricerche recenti, crea un rischio sanitario elevato. Tanto che negli inventari delle fonti inquinanti compilati dall’UNEP sugli inquinanti organici persistenti, la combustione all’aria aperta di rifiuti rappresenta la più grande sorgente di emissioni di diossine (PCDD/F) per le nazioni povere o in via di industrializzazione: fino all’80% del totale delle emissioni di diossine. Ma se vogliamo un dato ancora più chiarificatore – e decisamente stupefacente – ecco la stima risultata da uno studio dell’USEPA secondo cui bruciare rifiuti giornalieri di circa 30-40 famiglie produce emissioni di PCDD/PCDF comparabili a quelle di un inceneritore attrezzato con tecnologie di abbattimento ad alta efficienza dalla capacità di 200 t/g, che cioè serve circa 150.000 famiglie: da 50.000 a 4.000 volte superiori. “Grazie all’efficacia delle battaglie ambientaliste e all’evoluzione normativa degli ultimi quattro decenni”, conclude Newman, “le emissioni legate alla termovalorizzazione dei rifiuti si sono sensibilmente ridotte. Quindi, mangiate tranquillamente il parmigiano e il prosciutto di Parma, usate meno l’automobile, non bruciate in modo «incontrollato» i rifiuti e non utilizzate… i fuochi d’artificio!”.

 

Roberta Di Giuli
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