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Idrogeno rinnovabile, il MASE mette sul piatto 400 milioni l’anno: la sfida è far decollare la filiera italiana

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica vara il nuovo sistema di incentivi per accelerare la produzione nazionale di idrogeno rinnovabile e bioidrogeno. Fino a 200 mila tonnellate annue di capacità incentivabile e aste competitive almeno semestrali fino al 2029. L’obiettivo è decarbonizzare l’industria e i trasporti pesanti, rafforzando allo stesso tempo sicurezza energetica e competitività

 

La partita italiana sull’idrogeno rinnovabile entra in una nuova fase. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha dato attuazione al nuovo meccanismo nazionale di sostegno alla produzione, mettendo a disposizione un plafond che può arrivare a 400 milioni di euro l’anno e prevedendo un contingente incentivabile fino a 200 mila tonnellate annue di capacità produttiva.

Una misura che guarda soprattutto alla costruzione di una filiera industriale nazionale e alla necessità di accelerare la decarbonizzazione di quei comparti nei quali l’elettrificazione diretta non è sempre praticabile o economicamente conveniente. È il caso, in particolare, di alcune produzioni industriali ad alta intensità energetica e dei trasporti pesanti.

Una spinta alla produzione nazionale

L’obiettivo del provvedimento è sostenere due tipologie di produzione: da una parte l’idrogeno rinnovabile prodotto attraverso l’elettrolisi dell’acqua, utilizzando energia da fonti rinnovabili; dall’altra il bioidrogeno, ottenuto a partire da biomasse, biogas o biometano.

La logica è quella di accompagnare la crescita di un mercato che, per poter diventare realmente competitivo, ha bisogno non soltanto di impianti di produzione, ma anche di investimenti, infrastrutture, competenze e una domanda industriale capace di assorbire il nuovo vettore energetico.

“Con questo provvedimento mettiamo a disposizione del Paese uno strumento stabile e competitivo per accompagnare la crescita della filiera italiana dell’idrogeno rinnovabile”, ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, sottolineando inoltre la necessità di creare condizioni favorevoli “affinché imprese e investitori possano programmare nuovi interventi industriali, rafforzando la sicurezza energetica nazionale e la competitività del nostro sistema produttivo.

L’idrogeno – ha concluso il Ministro – rappresenta una leva strategica per la decarbonizzazione dell’industria e dei trasporti pesanti e questo meccanismo consentirà di sostenere gli investimenti più efficienti, valorizzando l’innovazione tecnologica e l’utilizzo delle risorse pubbliche secondo criteri di efficacia e sostenibilità”.

La misura si inserisce nel percorso europeo e nazionale verso la neutralità climatica al 2050, in linea con il Green Deal, il pacchetto Fit for 55, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) e la Strategia italiana per l’idrogeno.

La variabile decisiva sarà il costo

Il nuovo sistema non prevede un sostegno indiscriminato ai progetti, ma punta a selezionare quelli più competitivi. L’accesso agli incentivi avverrà infatti attraverso procedure pubbliche competitive, con aste previste almeno ogni sei mesi nel periodo compreso tra il 2026 e il 2029.

Le graduatorie saranno determinate sulla base del ribasso proposto rispetto al prezzo massimo fissato a base d’asta. In altre parole, saranno favoriti i progetti capaci di produrre idrogeno al costo più basso, secondo una logica che punta a massimizzare l’efficacia delle risorse pubbliche.

È un passaggio importante perché uno dei principali ostacoli allo sviluppo dell’idrogeno rinnovabile resta proprio il differenziale di costo rispetto alle alternative fossili. Perché l’idrogeno verde possa conquistare spazio nell’industria, dunque, non basta aumentare la capacità produttiva: occorre ridurre progressivamente i costi e creare condizioni di mercato in grado di sostenere la domanda.

Industria e trasporti pesanti al centro della strategia

L’idrogeno viene considerato soprattutto una tecnologia complementare all’elettrificazione. Il suo ruolo appare infatti più interessante nei settori in cui utilizzare direttamente l’elettricità risulta complesso, per ragioni tecniche o economiche.

È qui che la nuova misura del MASE cerca di intervenire: sostenere la disponibilità di idrogeno rinnovabile può contribuire a ridurre le emissioni dei processi industriali più difficili da decarbonizzare e, parallelamente, favorire lo sviluppo di nuove soluzioni per la mobilità pesante.

La sfida, tuttavia, sarà costruire un ecosistema nel quale produzione e consumo procedano di pari passo. Senza una domanda industriale sufficientemente ampia, infatti, il rischio è quello di creare capacità produttiva senza un mercato altrettanto solido; al contrario, senza una produzione nazionale competitiva, l’industria potrebbe non avere convenienza a investire nell’utilizzo dell’idrogeno.

I 400 milioni di euro annui rappresentano quindi soprattutto uno strumento per ridurre il rischio iniziale degli investimenti e favorire la nascita di una filiera. Il vero banco di prova sarà trasformare gli incentivi in impianti, produzione e consumi effettivi, facendo dell’idrogeno rinnovabile non soltanto una tecnologia per la transizione energetica, ma un nuovo tassello della competitività industriale italiana.

[ Redazione PROTECTAweb ]

 

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