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Strategico idroelettrico…

Althesys presenta uno studio che sottolinea il ruolo fondamentale dell’idroelettrico per raggiungere gli obiettivi posti dall’UE al 2030. Ma urgono un quadro normativo stabile e interventi mirati, quali il rinnovamento di un terzo degli impianti con un investimento stimato in 5,5 miliardi di euro, per non perdere l’occasione di 6 TW di generazione pulita

Fonte: Althesys

Per un futuro sostenibile impensabile non continuare a giocare la carta dell’idroelettrico, che tra le fonti rinnovabili, dati alla mano, comanda la partita delle energie alternative. In Italia, infatti, è la fonte rinnovabile che copre da sola la metà della produzione di energia pulita. A sottolineare ruoli e potenzialità del settore uno studio di Althesys dal titolo «L’Idroelettrico crea valore per l’Italia» – presentato da Alessandro Marangoni, CEO di Althesys in occasione di un convegno dedicato agli scenari futuri del settore, che si è svolto a Roma presso la sede del GSE – dove si sostiene che per raggiungere gli obiettivi dell’Unione Europea posti per il 2030, non è possibile fare a meno di questa fonte alternativa. È necessario, quindi, rinnovare un terzo circa del parco impianti italiano per aumentarne le prestazioni e non perdere 6 TW di generazione.

Al dibattito hanno partecipato i Presidenti Francesco Sperandini e Stefano Besseghini rispettivamente di GSE e RSE, Lucia Bormida (Elettricità Futura), Giovanni Valotti (Utilitalia), Adolfo Spaziani (Utilitalia) e gli operatori Mario Trogni (Alperia), Enrico De Girolamo (CVA), Nicola Monti (Edison), Isidro Pescador (Enel Green Power) e Alessandro Cecchi (IREN) oltre a Roberto Ronco (Regione Piemonte), Enrico Borghi (PD) e Carlo Martelli (M5S).

“Il rialzo dell’asticella al 32% degli obiettivi europei sulle rinnovabili – ha spiegato il CEO Marangoni spinge il nostro Paese ad andare oltre la SEN e a mettere in campo un piano straordinario per le rinnovabili nel prossimo decennio. Anche l’idroelettrico, che vale quasi la metà della produzione da rinnovabili in Italia, è strategico per il mix energetico. Lo studio evidenzia che un impianto idroelettrico su tre dovrà essere rinnovato per non perdere un potenziale di quasi 6.000 MW al 2030. Per questo il nuovo Parlamento è chiamato ora a definire un quadro normativo stabile”. 

Scenari attuali e prospettive

L’idroelettrico, dunque, fa la voce grossa tra le rinnovabili, rappresentando da solo il 42% del totale del comparto e il 16,5% di tutta l’elettricità nazionale. Sono circa 3.700 gli impianti in funzione che generano una potenza di 18,5 GW con una produzione normalizzata di circa 46 TWh/anno. Il ruolo da protagonista delle centrali idroelettriche, quando fornivano la maggior parte dell’elettricità, si è concluso nei primi anni del dopoguerra con l’arrivo del termoelettrico. I cospicui investimenti del passato e la costante manutenzione non sono sufficienti a garantire il futuro di questi impianti, messi a dura prova dalla loro longeva età e dai crescenti vincoli normativi. Attualmente risulta ammodernato solo il 42% della capacità realizzata prima del 1960, con 6,7 GW potenzialmente ancora da rinnovare e potenziare. Gli interventi più semplici, in parte già effettuati, riguardano turbine e parti elettromeccaniche, mentre sulle cosiddette opere bagnate (come la messa in pressione di canali e gallerie, la manutenzione di condotte forzate o la loro sostituzione con diametri maggiori) gli interventi risultano più complessi e costosi. Secondo gli operatori, il potenziale da rinnovamento è pari a 1.786 MW al 2020, e potrebbe arrivare fino a 5.772 MW al 2030, con un incremento di produzione di 1 TWh al 2020 (3,4 TWh al 2030). Intervenire, quindi, è d’obbligo, sottolineano gli esperti del settore presenti all’incontro di Roma.

Se non ci saranno interventi del legislatore, l’attuale incertezza allontanerà potenziali nuovi investimenti, per una cifra che lo studio Althesys stima in 5,5 miliardi di euro. Il potenziale produttivo di 10,4 TWh al 2030 rischia di essere definitivamente perduto se non si decide di intervenire con decisione a sostegno del settore. Ma dove indirizzare gli interventi?

Per superare le varie incertezze normative che pesano sull’idroelettrico, lo studio di Althesys evidenzia la necessità di riconoscere durata e oneri di concessione coerenti con l’entità degli investimenti e con la redditività dell’impianto, ma anche la possibilità di disporre di strumenti di sostegno agli investimenti con tariffe dedicate a specifici contingenti e un programma di sostegno di breve durata per il rinnovamento.

Fonte: Althesys

Tra le proposte, anche l’adeguamento della normativa nazionale di sicurezza all’evoluzione tecnologica (IoT e digitale) e la creazione di un mercato dell’accumulo energetico per gli impianti a pompaggio. 

 [ Roberta Di Giuli ]

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