di Enrico-Maria Pujia • L’Unione Europea delinea nuove strategie di sviluppo del settore superando la gestione frammentata
Nel marzo 2005 la Commissione Europea con il Libro Verde: «Verso la futura politica marittima dell’Unione: oceani e mari nella visione europea» ha avviato una consultazione sul futuro dei mari europei per definire una nuova strategia per una politica marittima integrata europea rispondente alla crescente consapevolezza del ruolo vitale che il mare ha svolto e continua a svolgere quale elemento fondamentale della prosperità per l’Europa. Durante i secoli scorsi, infatti, la capacità di trasporto marittimo di produrre ricchezza ha costituito indubbiamente un elemento fondamentale per la cultura e per le economie dei Paesi europei influendo in modo determinante sull’occupazione ed il benessere. Oggi, finalmente, la Commissione Europea ha preso atto del fatto che rilanciare l’economia di tutte le componenti del cluster marittimo europeo significhi rilanciare l’intera economia dell’Europa, se si considera che più di 20 Paesi membri si affacciano sul mare, che le coste si estendono per 68.000 km con oltre 1.000 porti che assicurano il 90% degli scambi con l’estero ed il 43% degli scambi interni all’Unione, e che metà della popolazione europea vive a meno di 50 chilometri dalla costa.
Le conseguenze di una politica frammentata
Troppo spesso i settori a forte impatto sull’ambiente marittimo (trasporti, navigazione, industrie costiere e portuali ecc.) hanno operato singolarmente, con strutture e governance proprie, alimentando, con una visione miope, una cultura settoriale.
Da tale frammentazione sono spesso scaturite misure contraddittorie, in alcuni casi portatrici di restrizioni sproporzionate per le attività marittime concorrenti, inibendo potenziali sinergie e l’interazione di più attività tra vari settori. Da qui l’esigenza di un approccio olistico ed integrato della nuova politica marittima europea che ottimizzi l’interconnessione e l’interdipendenza tra i diversi settori marittimo-portuali; al fine di sviluppare e realizzare nuove e più ampie strategie tese a consentire una naturale crescita economica del settore attraverso l’adozione di adeguati e compatibili accorgimenti di tutela degli ecosistemi locali.
Obiettivo prioritario dell’iniziativa europea è quindi quello di sviluppare una visione condivisa delle prospettive di crescita armonica e globale delle attività economiche e di ricerca legate al mare, al fine di definire scelte europee che tengano conto, anche del particolare momento di crisi, delle dinamiche mondiali, puntando a rilanciare un settore vivace e sostenibile, in grado di competere in un’economia globalizzata.
Strategie per uno sviluppo sostenibile
Al centro delle priorità dell’UE vi è lo sviluppo sostenibile in funzione del rafforzamento della crescita economica e del benessere sociale, nel rispetto della protezione ambientale. Il dibattito avviato in questi ultimi anni nel contesto della strategia di Lisbona, ha sottolineato ai cittadini la ricchezza del patrimonio marino e marittimo europeo, e le potenzialità delle varie economie e delle diverse specializzazioni settoriali nazionali. Si tratta di una nuova visione politica capace di garantire una gestione dei mari basata su una conoscenza approfondita dei fenomeni, in grado di bilanciare correttamente sostenibilità ambientale, traffici e commercio.
Non vi è dubbio che il futuro dell’Europa deve puntare sull’immissione sul mercato mondiale di prodotti e servizi nuovi e competitivi in rapporto a quelli di altre aree geografiche concorrenti; in tale contesto vanno valorizzate le importantissime esperienze che l’Italia ha maturato nel campo scientifico e della ricerca ma, soprattutto, facendo tesoro della grande esperienza di un intero cluster marittimo-portuale. Per questo motivo l’Italia, ritenendo di poter incidere fortemente nella discussione avviata dalle Commissione Europea, ha condiviso gli obiettivi strategici 2005-2009, in quanto tesi ad uno sviluppo economico ed ecologicamente sostenibile, basato sulla ricerca e sull’innovazione tecnologica, puntando ad una sensibilizzazione delle Regioni, affinché facciano loro tali indirizzi, investendo per migliorare in conoscenza, competenza ed occupazione.
A tal fine è stato costituito nel 2006 un gruppo di esperti, rappresentativo delle Amministrazioni ed Associazioni di Categoria di settore, coordinato dalla Direzione Generale dei Trasporti Marittimi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per valutare, condividere e sostenere il percorso tracciato dalla Commissione Europea.
A conferma dell’interesse italiano per la nuova Politica Marittima integrata UE, il Ministro Matteoli ha ritenuto opportuno ospitare a Roma, il 20 maggio 2009, la seconda edizione del «Maritime Day», sottolineando – nell’occasione – il ruolo strategico del Mediterraneo e dell’Italia in riferimento a temi strategici quali la ricerca, l’innovazione tecnologica e la sorveglianza marittima, aspetti che, spesso, vanno trattati preferibilmente a livello di bacino marittimo regionale.
A questo può giovare una governance integrata degli affari marittimi, indispensabile sia per uno scambio di specifico know-how e sia per stabilire un certo grado di coordinamento transfrontaliero in settori chiave quali la protezione dell’ambiente marino, la sicurezza, la sorveglianza dei vasti spazi marittimi europei nonché la ricerca marina e marittima. Proprio nell’ambito di questa strategia europea, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha sostenuto con forza l’istituzione di una Piattaforma nazionale tecnologica marittima, nata sullo schema di quella europea istituita nel 2005, per finalizzare tutte le esperienze di ricerca e innovazione tecnologica nel settore marittimo, oggi, tra l’altro, ufficialmente inserita anche all’interno del Piano Nazionale della Ricerca.
Questa esperienza, frutto di una sinergica collaborazione tra Amministrazioni ed Associazioni di categoria, ha prodotto risultati tali da indurre l’Italia a riproporre tale modello per il Mediterraneo dando vita alla Piattaforma Tecnologica Marina e Marittima per il Mediterraneo ed il Mar Nero, dalla quale ci si attende un contributo fattivo per lo sviluppo della cooperazione nel campo della ricerca e dell’innovazione tecnologica nel settore marino, marittimo e per la navigazione interna. L’iniziativa alla quale hanno già aderito molti Paesi anche non comunitari, ha avuto l’investitura ufficiale il 16 ottobre 2009 a Tangeri. In tale incontro è stata conferita all’Italia la presidenza della Piattaforma Tecnologica del Mediterraneo. Tale tipo di cooperazione va certamente promossa nel bacino del Mediterraneo anche nelle altre aree di interesse dell’intero comparto marittimo: salvaguardia della vita umana in mare, cantieristica, promozione delle Autostrade del Mare, sviluppo e potenziamento del trasporto marittimo a corto raggio, sorveglianza, turismo nautico, formazione, ecc..
A questo proposito, il 15 ottobre 2009 la Commissione ha pubblicato una relazione sui progressi della Politica marittima integrata della UE (PMI) negli ultimi due anni, formulando due proposte concrete: l’integrazione intrasettoriale e transnazionale della sorveglianza marittima e la dimensione internazionale della politica marittima europea, iniziando a fissare alcuni principi guida che aiutino gli Stati membri a cooperare ed a stabilire un ambiente comune di scambio di informazioni per le loro numerose autorità di sorveglianza.
Sorveglianza speciale per il Mediterraneo
Ancora oggi, in realtà, negli Stati membri ogni autorità di controllo e sorveglianza delle azioni in mare opera indipendentemente dalle altre autorità coinvolte. L’obiettivo della Commissione è quello di realizzare una effettiva condivisione dei dati per rendere le attività di sorveglianza più efficienti e più vantaggiose anche in termini di costi.
Naturalmente la condivisione di questo tipo di dati e l’interoperabilità dei sistemi di sorveglianza pongono taluni problemi tecnologici, legali e di sicurezza.
In questo contesto è stato lanciato dalla Commissione un progetto pilota per il Mediterraneo «Call MARE/2008/13» per testare l’integrazione della sorveglianza marittima, al quale l’Italia partecipa come «co-chairman» insieme alla Francia, con Spagna, Portogallo, Malta e Grecia, finalizzato al raggiungimento di un comune livello di conoscenza della situazione effettiva che di minuto in minuto si sviluppa in mare, come presupposto ineludibile della conduzione di una comune politica e di una comune strategia da parte degli Stati Membri.
Nell’ambito della Sorveglianza marittima, tema prioritario per la Commissione, l’Italia ha ufficialmente richiesto di avviare una discussione franca e costruttiva su due temi di piena attualità: l’immigrazione clandestina e la Pirateria che sta iniziando ad arrecare seri problemi alle società di navigazione ed a tutto il traffico commerciale mondiale, con il rischio di dover modificare le rotte tradizionali, con notevoli costi aggiuntivi per i vettori, per il consumatore e per l’impatto ambientale.
È prematuro, dopo soli 3 anni dalla pubblicazione del Libro Verde, trarre conclusioni esaustive sulle tante iniziative delle istituzioni comunitarie sulla politica marittima. Vale comunque la pena sottolineare che diverse di tali iniziative spesso si sono tradotte anche in documenti ufficiali della Commissione Europea, quali ad esempio:
• La strategia europea per la ricerca marina e marittima, ed in particolare il dispositivo di governance ad essa associato.
• La strategia per il trasporto marittimo, con riferimento, in particolare, all’elemento umano, alla formazione (restano da iniziare le azioni in materia di formazione e di carriere marittime, si parla per esempio alla mobilità europea dei giovani in formazione marittima – ERASMUS marittimo), al trasporto marittimo a corto raggio ed alle Autostrade del Mare che dopo 8 anni dalla loro istituzione debbono certamente entrare in una fase più concreta ed operativa.
• La pianificazione degli spazi marittimi connessa all’utilizzazione degli spazi in particolare della zona litorale, che nei prossimi anni richiederà una razionalizzazione dell’uso degli spazi marittimi.
• Lo spazio marittimo comune, che non deve limitarsi alla sola soppressione delle barriere fiscali e doganali, ma che secondo l’UE deve ricomprendere il grande «spazio marittimo comune» previsto dal Libro Blu.
Naturalmente ancora molte sono le tematiche da approfondire, tuttavia è necessario, in ambito comunitario, riservare alle questioni marittime un alto livello di attenzione individuando le priorità e provvedendo allo stanziamento di adeguate risorse, anche in considerazione dei cambiamenti in corso presso le istituzioni europee; affinché il futuro della politica marittima europea sia garantito e supportato da mezzi coerenti con le ambizioni dichiarate dallo stesso Presidente Barroso a Roma il 20 maggio 2009, consapevole del fatto che il settore marittimo è considerato una delle nuove fonti di crescita e di coesione sociale. In tal senso, il primo semestre 2010, a Presidenza Spagnola, dovrebbe essere strategico, e dovrebbe prevedere una serie di importanti azioni da parte delle Istituzioni comunitarie in vista della terza edizione della Giornata marittima europea che si terrà, dal 19 al 21 maggio 2010, a Gijón nelle Asturie.
Enrico-Maria Pujia