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Europa: dalle rinnovabili una risposta alla dipendenza energetica

Energia

Energia e sicurezza sono per l’Europa due elementi assolutamente interconnessi. L’assenza di giacimenti e disponibilità energetiche dirette, tranne il carbone con le sue implicazioni ambientali, ha da sempre diretto le scelte dei paesi del vecchio continente in campo energetico

Un assunto tanto più vero in questi mesi con lo scoppio della crisi ucraina, che altro non è che l’ultimo atto di una serie di azioni «imperialiste» che la Russia sta mettendo in atto sullo scacchiere mondiale. L’azione di Mosca ha nuovamente posto i governi dell’Unione Europea di fronte al dilemma della diversificazione delle fonti, unico antidoto alla dipendenza condizionante da un solo fornitore.

Questo sta orientando la politica comune a tornare verso le aree, non certo tranquille, del Medio Oriente e del Nord Africa alla ricerca di stabilità nelle forniture di petrolio e gas. Solo sullo sfondo l’Unione sta valutando il tema delle energie rinnovabili in forte incremento produttivo e che potrebbe costituire la chiave di volta in questo settore determinante per il mantenimento dello sviluppo e del benessere comune.

Attualmente l’obiettivo delle fonti rinnovabili è indicato sull’orizzonte del 2030, in un 30% che consentirebbe di ridurre in modo considerevole, sino al 27%, il ricorso ai prodotti petroliferi. In proposito, Justin Wilkes, executive dell’Associazione dell’Energia eolica europea, ha osservato che “il rapporto dalla Commissione non delinea come Europa può ridurre la sua dipendenza di energia su fonti esterne e si concentra, invece, sulla scelta di tagliare il cordone con la Russia spostando però altrove la dipendenza energetica”.

Nella prima la metà di 2014, ha aggiunto ancora Wilkes, abbiamo visto l’Ucraina precipitare nella crisi e nel caos e siamo venuti a conoscenza dal rapporto IPCC che la scelta rinnovabili è valida in termini economici e, soprattutto, climatici e ambientali”. Un ripensamento che non ha ancora però avuto decisioni conseguenti.

Una percentuale del 30% di rinnovabili permetterebbe un risparmio globale di 260 miliardi di euro di combustibile di fossile. Ed è questa la percentuale che si sta ponendo l’industria eolica soprattutto a livello locale. Una scelta che rafforzerebbe la crescita verde, aumenterebbe i posti di lavoro e attirerebbe gli investimenti mantenendo al continente una posizione di leader globale nel settore.

Attualmente l’Europa – secondo i dati della Commissione di Bruxelles – importa il 53% dell’energia che consuma. La dipendenza di energia in Europa riguarda il petrolio greggio (per il 90%), la benzina (66%), i combustibili solidi (42%) e il combustibile nucleare (40%). Sei stati membri dipendono totalmente dalla Russia come solo fornitore esterno per tutte le loro importazioni di benzina. Il costo di questa dipendenza è stata di 545 miliardi nel 2012. Nel 2010, l’energia rinnovabile evitò una spesa equivalente a 30 miliardi.

Oltre alla scelta dell’obiettivo del 30% rinnovabile al 2030 con un risparmio di altre fonti del 27%, la Commissione ha posto in evidenza la necessità della interconnessione delle reti proponendo di estendere il livello del 10% corrente al 15% entro 2030.

Roberto Mostarda
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