di Roberta Di Giuli • La nuova proposta della Commissione europea permette un accesso affidabile alle risorse genetiche regolamentando il rapporto di collaborazione con i Paesi extra-europei in nome della correttezza e della difesa della biodiversità
Potremmo definirla una mossa a favore della «globalizzazione» delle risorse genetiche la nuova proposta della Commissione europea che presenta un regolamento per attuare il «Protocollo di Nagoya sull’accesso alle risorse genetiche e l’equa condivisione dei benefici (ABS)». Nata con l’obiettivo di tutelare i diritti dei Paesi e delle comunità indigene e locali che consentono l’utilizzo delle loro risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali collegate, la proposta apre nuovi confini ai ricercatori d’Europa che possono contare su un accesso più chiaro e affidabile ai campioni di risorse genetiche di qualità situati al di fuori dell’Unione, a costi ridotti ma con elevata certezza del diritto.
I predatori… dell’area «protetta»
Le risorse genetiche svolgono un ruolo sempre più significativo in molti settori economici, compresi le colture vegetali e l’allevamento animale, i cosmetici e i prodotti farmaceutici. Un dato per tutti: il 26% dei nuovi farmaci approvati nell’area comunitaria negli ultimi 30 anni, sono prodotti naturali o derivati da un prodotto naturale.
Diritti e doveri
Il regolamento proposto impone agli utilizzatori di accertarsi che l’accesso alle risorse genetiche e alle conoscenze tradizionali collegate avvenga in conformità delle prescrizioni giuridiche applicabili nel Paese di origine, e che i vantaggi che ne derivano siano ripartiti in modo leale ed equo. Gli utilizzatori dovrebbero, inoltre, essere obbligati a dichiarare che hanno esercitato o eserciteranno la «dovuta diligenza» prescritta dal regolamento. Gli utilizzatori che non rispettano il regolamento saranno sanzionati. Il regolamento, inoltre, mira ad aiutare i ricercatori e l’industria a rispettare la normativa. Le migliori prassi settoriali svolgeranno un ruolo importante, e le associazioni di utilizzatori possono chiedere il riconoscimento formale delle migliori pratiche in materia di accesso e ripartizione dei benefici, basandosi sui codici di condotta già esistenti nel mondo accademico e in diverse industrie.
L’iter successivo
Attualmente le misure proposte sono all’esame del Parlamento europeo e del Consiglio. Una volta approvate, saranno integrate nel diritto dell’UE. L’undicesima riunione della conferenza delle parti della convenzione sulla diversità biologica, che si svolgerà questo stesso mese a Hyderbad, costituirà un’importante occasione per illustrare la struttura di base della proposta legislativa e continuare la collaborazione con i partner internazionali per un’efficace attuazione del protocollo di Nagoya.
Roberta Di Giuli
La Convenzione sulla diversità biologica (CBD), di cui l’Unione è parte, prevede l’obbligo, per le parti firmatarie, di facilitare l’accesso alle risorse genetiche per le quali detengono diritti di sovranità, e di ripartire in maniera giusta ed equa i risultati della ricerca e dello sviluppo nonché i benefici derivanti dall’uso commerciale di tali risorse. La convenzione, tuttavia, fornisce poche indicazioni su come l’accesso e la ripartizione dei benefici dovrebbero essere realizzati nella pratica, e i paesi industrializzati sono stati finora restii ad adottare misure a sostegno di un’efficace ripartizione dei benefici. Ciò ha seriamente compromesso i progressi a livello mondiale nella conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità, nonostante gli hotspot della biodiversità abbiano tutto da guadagnare dall’istituzione di un quadro efficace in materia di accesso e condivisione.
Il Protocollo di Nagoya sull’accesso alle risorse genetiche e l’equa condivisione dei benefici adottato nell’ottobre 2010 colma molte di queste lacune, obbligando i firmatari ad adottare misure per garantire che solo le risorse genetiche e le conoscenze tradizionali collegate acquisite legalmente siano utilizzate nella loro giurisdizione. La proposta di regolamento istituisce un meccanismo che consente il rispetto di tale obbligo nell’Unione Europea.
Per ulteriori informazioni:
http://ec.europa.eu/environment/biodiversity/international/ABS
Vedi anche PROTECTA: speciale «Biodiversità»
