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LA UE RIMANDA LA PROTEZIONE DEI CORALLI

Oceana.org

La Commissione europea rimanda alla Convenzione di Barcellona la decisione di proteggere specie di grande interesse ecologico


Naviga in alto mare la politica di protezione dei coralli. Questo da quando la Commissione Europea ha forzato il rinvio della protezione di undici specie di coralli di profondità nel Mediterraneo, costringendo la questione ad un ritardo. Ritardo tra l’altro ingiustificato in quanto non in linea con gli impegni degli altri Paesi mediterranei che prendono in considerazione la vulnerabilità di questi animali, nonché la loro importanza per gli ecosistemi marini, menzionati da Oceana in un nuovo . Si tratta di un caso simile a quello della protezione di varie specie di pescecani e di razze minacciate, che la UE ha bloccato intorno a un anno e mezzo prima di cedere in luglio 2012.

La CE ha espresso le sue riserve in merito alla modifica degli Allegati del Protocollo SPA della Convenzione di Barcellona, nel corso della riunione conclusasi il 13 settembre ad Atene. Riserve erano state avanzate quando la proposta fu inizialmente presentata a Rabat, in luglio di questo stesso anno, e a prescindere dall’accordo del resto dei Paesi.

A rischio specie essenziali

“Il blocco della Commissione europea al miglioramento della protezione dei suoi coralli di profondità risulta incoerente con le sue politiche di conservazione, dato che in altri mari europei queste specie sono già oggetto di conservazione”, segnala Ricardo Aguilar, Direttore Ricerche di Oceana in Europa. “Durante le spedizioni di Oceana abbiamo potuto osservare che le specie più profonde sono oggetto di una distruzione che passa inavvertita e i coralli, essendo ancorati al fondale, si trovano in una situazione, se possibile, ancora più minacciata, situazione che dovrebbe rendere ancora più urgente la loro protezione”.

Oceana considera che queste specie sono particolarmente importanti per la conservazione e per il funzionamento degli ecosistemi profondi, fatto avvallato da esperti di tutto il mondo. Sono degli organismi estremamente vulnerabili che attualmente si trovano minacciati da differenti impatti provocati dall’attività umana, tra i quali si annoverano le forme di pesca distruttiva.

D’altra parte, la protezione dei coralli di profondità nel Mediterraneo non avrebbe un effetto negativo su nessuna attività economica, dato che, in base ai dati forniti dalla FAO, non è mai esistita una pesca commerciale di queste specie. Per quanto riguarda il commercio delle stesse (in particolar modo del corallo nero), non è molto significativo nella conca mediterranea, visto che l’estrazione della materia prima risulta difficile per la debolezza dei loro scheletri e perché sono colonizzati da altri organismi marini. Per questi motivi non risultano redditizi per la gioielleria, destinazione abituale dei «coralli preziosi».

 

“Attualmente gli strumenti di protezione previsti dalla Convenzione di Barcellona risultano obsoleti per la protezione di specie di profondità e la UE, come parte contraente, dovrebbe essere responsabile dell’aggiornamento degli stessi, non solo per migliorare la protezione di queste specie, ma per mantenere la tendenza che esiste in altri mari del pianeta”, afferma Pilar Marín, ricercatrice marina e coordinatrice del progetto MedNet in Oceana, e aggiunge: “Inoltre, si starebbe agevolando lo sviluppo di strumenti idonei a rispondere all’urgente necessità di completare una rete rappresentativa e coerente di aree marine protette per il Mediterraneo, che includa zone profonde”.

La riunione, nel corso della quale si dibatte l’inclusione dei coralli di profondità nell’Allegato II del Protocollo SPA, si è svolta ad Atene (Grecia) dal 10 al 12 settembre, nel quadro della Convenzione di Barcellona. Questo incontro forma parte della fase preparatoria per la prossima riunione della Parti Contraenti che si terrà in dicembre, in Turchia.

 

Michela Diamante

 

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