Roberta Di Giuli • L’Idpa-Cnr, grazie ad una tecnica innovativa, ha dimostrato come in Antartide l’aumento dell’anidride carbonica sia stato contestuale all’incremento della temperatura che ha portato alla fine dell’ultima era glaciale
•• A mettere lo zampino nello scatenare l’aumento della temperatura – primo atto della fine dell’ultima era glaciale – sarebbe stato l’incremento dell’anidride carbonica. A fornire la prova di quello che rappresenta un ribaltamento delle teorie più accreditate, è un’équipe europea che comprende scienziati dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche (Idpa-Cnr) di Venezia. Attraverso uno studio europeo, grazie ad una tecnica innovativa, gli scienziati hanno quindi dimostrato come in Antartide l’aumento dell’anidride carbonica sia stato contestuale all’incremento della temperatura. In pratica, non ci sarebbe lo scarto di 800 anni che rendeva improponibile un rapporto di causa-effetto tra temperatura in aumento e ghiacciai in scioglimento.
Questione di tempi
Gli scienziati sono giunti a questa conclusione applicando una tecnica innovativa. “Mentre la temperatura antartica è ricostruibile dall’analisi isotopica degli strati di ghiaccio”, prosegue Barbante, “i gas atmosferici sono analizzati nelle bolle d’aria racchiuse nel ghiaccio. Poiché l’aria si diffonde negli strati superficiali della neve, ne risulta che il ghiaccio intrappola delle bolle d’aria che hanno un’età inferiore di quelle del ghiaccio alla stessa profondità. Questa differenza di età complica di molto lo studio del processo di causa ed effetto tra l’innalzamento della temperatura ed il ruolo svolto dai gas serra. Per ricostruire l’esatto scarto temporale tra innalzamento della temperatura e incremento del gas abbiamo analizzato per la prima volta gli isotopi di azoto contenuti in queste bolle d’aria, constatando che i due fenomeni sono avvenuti in modo sincrono, entro un errore sperimentale di circa 200 anni”.
Un dato che conferma l’influenza della CO2 sul clima terrestre. “E che offre nuovi elementi per determinarne l’attuale incidenza. Abbiamo però bisogno di nuovi risultati e modelli climatici sperimentali per comprendere meglio il peso dei vari fattori sull’ultima deglaciazione”, conclude il Direttore dell’Idap-Cnr.
