Roberta Di Giuli • Idrogeno, metano e anidride carbonica possono rimanere intrappolati grazie alla straordinaria proprietà di compressione di due innovativi materiali capaci di stoccare grandi quantità di gas a pressioni ridotte, con notevoli vantaggi per l’industria dell’energia e dell’auto
Attenti a quei due… nuovi materiali con virtù decisamente inedite. In una parola: elevatissima capacità di compressione. Un dato che chiarisce il concetto: fino a 5.000 metri quadrati di superficie possono essere compattati in un solo grammo di peso. Queste prestazionali nanospugne microporose sono state realizzate dai ricercatori dell’Università di Milano–Bicocca nell’ambito del Progetto H2-Ecomat finanziato dall’Ateneo e dalla Regione Lombardia.
I due nuovi materiali – che appartengono alle categorie dei Materiali sintetici iperreticolati (MIR) e dei Materiali porosi di origine biologica (MPOB) – si comportano come spugne con gallerie di dimensioni nanometriche. Questa prerogativa permette di assorbire gas «inafferrabili» come idrogeno, metano e anidride carbonica comprimendo il loro volume. Inoltre le «nanospugne», oltre a ridurre la pressione, hanno anche la proprietà di rilasciare i gas al termine dello stoccaggio mantenendone inalterate le caratteristiche. Possono quindi essere rapidamente usate per un nuovo ciclo di assorbimento. Alcuni dei nuovi materiali, per i quali è già in corso il deposito del brevetto, derivano dalla soia, sono biodegradabili e privi di metalli pesanti: il che permette di smaltirli tra i rifiuti organici al termine del loro ciclo di vita.
Le opportunità di applicazione
Questo sorprendente risultato è stato raggiunto in circa due anni di ricerca nel dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università di Milano-Bicocca e presentato nel corso di un convegno conclusivo del progetto H2-Ecomat. Il progetto ha un valore complessivo di 750mila euro, di cui 375 mila finanziati dalla Regione Lombardia.
“Le ricadute tecnologiche – ha detto il prof. Piero Sozzani – sono facilmente prevedibili. Diventa finalmente possibile lo stoccaggio di gas a minori pressioni di esercizio, ovvero a pressioni poco pericolose. Finora, le tecnologie comunemente applicate prevedono di ricorrere ad altissime pressioni o di liquefare i gas a temperature molto basse con sistemi frigoriferi, che consumano però una grande quantità di energia”.
“Stiamo entrando ora nella fase del trasferimento tecnologico alle aziende del settore dei trasporti pubblici e privati e della distribuzione di energia” Ha affermato il coordinatore del team Sozzani. “Numerose industrie hanno espresso interesse per i risultati ottenuti sui materiali innovativi e ci sono segnali per un impatto sulle assunzioni di giovani da noi formati, che abbiano le capacità di seguire il percorso di scale-up e di implementazione tecnologica delle scoperte. E questo – ha concluso – rappresenta un ulteriore esempio di efficacia e di eccellenza della ricerca italiana”.
Impossibile dargli torto. Piuttosto: chapeau!
