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I prototipi del fotovoltaico

Prototipi di torri fotovoltaiche 3D realizzate al MIT

Giovanni Notaro • Un lavoro di perfezionamento del sistema in merito ad ottimizzazione energetica ed impatto estetico dei pannelli. Due interessanti soluzioni firmate da giovani italiani

 

Due storie meno differenti di quel che possa sembrare, quelle di Marco Bernardi e Michele Mingozzi; il primo che a 29 anni ha da tempo lasciato l’Italia, si è laureato in Australia ed è poi stato ammesso al MIT, dove ha trovato spazio e capitali per una ricerca, il fotovoltaico 3D, che gli ha portato improvvisa notorietà. Il secondo, impegnato a conseguire un dottorato in Chimica, ha fondato a Lissone, assieme all’amico di sempre Giuseppe Muriglio, una start-up, la Progeo, specializzata nel solare termico e fotovoltaico. Non uno ma due i comuni denominatori di queste due storie: la voglia di mettersi in discussione, spesso motore di imprese di successo, ed un approccio aperto, fantasioso nell’affrontare temi che, apparentemente,  non presentano ulteriori margini di sviluppo.

 

Nel primo caso il dott. Bernardi, uno dei componenti del Gruppo Grossmann (una ventina di persone operanti al MIT nel progetto che stiamo descrivendo) comparando un normale pannello fotovoltaico, che coglie la luce solo su una superficie piana, alle piante, che colgono la luce tridimensionalmente, ha concepito e realizzato – siamo ancora a livello di prototipi – alcune torrette solari in 3D di altezza variante fra 20/30 cm ed 1,5 m;  in tal modo  la torretta offre ogni lato alla luce, moltiplicando la superficie esposta (e l’energia prodotta) e riducendo viceversa in modo drastico, la superficie occupata al suolo o nei lastrici solari.

Intuibile – una volta messo a punto il relativo processo industriale – l’ottimizzazione conseguibile sia in termini di incremento della superficie «sfruttata» a parità di area disponibile, e sia per quanto attiene ai costi industriali, anche alla luce del già consolidato abbattimento dei costi di produzione delle celle solari (-40%). Il cammino non è breve né privo di ostacoli ma i prototipi, e tutto quel che c’è dietro, hanno iniziato a suscitare attivo interesse anche al di fuori del mondo accademico.

 

Ed eccoci all’interpretazione del pannello solare della coppia Mingozzi-Muriglio, quest’ultimo designer industriale. Il punto di partenza è stato, come nel caso precedente,  l’osservazione del pannello solare classico ed il suo negativo impatto estetico, che nei casi di zone e/o fabbricati sottoposti a particolari vincoli paesaggistici o artistici o ancora architettonici, ne rende problematico se non impossibile l’utilizzo. Il punto di arrivo è stata, viceversa, la creazione di un pannello rimasto tale solamente nel concetto di base ma trasformato esteticamente  in qualcosa di non invasivo; questo primo prodotto della Progeo è in pratica un collettore termico tubolare al quale è stato dato il nome di Armadillo (dalla somiglianza con il guscio dell’omonimo mammifero xenartro) la cui flessibilità in montaggio ne permette la collocazione nella canalina presente fra due file di tegole. Altro prodotto, sempre basato sul principio del pannello fotovoltaico classico, è il «Plan Bee», in pratica un sistema basato su singoli collettori esagonali modulari, liberamente assemblabili fra loro per combinazione di forme e potenza richiesta, in modo del tutto adattabile alle esigenze del singolo cliente. L’impianto, in grado di erogare potenze sufficienti ad un nucleo famigliare di 3 o 4 persone, ha vinto Lifebility Award dei Lyons ed è pronto per la commercializzazione; naturalmente essendo la Progeo una start-up, l’ingresso sul mercato è subordinato alla ricerca di un partner di adeguato spessore.

 

Poiché l’Italia, al di là delle dichiarazioni di principio, poco o nulla fa per trattenere i suoi talenti, Marco Bernardi, come tanti ragazzi italiani di valore costretti a guardare oltreconfine, ha deciso di sviluppare i suoi skill all’estero con la paradossale possibilità che le torrette solari 3D, originate da mente italiana, vengano un giorno prodotte all’estero ed importate in Italia; d’altro canto speriamo che la Progeo di Mingozzi e Muriglio trovi in Italia quegli aiuti che la accompagnino nel passaggio da start-up a realtà produttiva. Sarebbe un peccato veder migrare anche questa iniziativa.

 

Giovanni Notaro
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