Non uno strumento della corsa allo spazio degli anni ’60 e neppure un residuato della guerra fredda. Il centro spaziale russo in Kazakhstan vive una nuova giovinezza ed è al centro di progetti multinazionali pubblici e privati. In un libro la sua storia e il suo domani
Per molti anni e per i pochi che si interessavano di esplorazioni spaziali, ma anche nell’immaginario collettivo dei molti sulla «cortina di ferro», più che una base spaziale, una base di lancio, era ed è rimasto più noto come il «Cosmodromo»! Termine di chiara derivazione ellenica che rimanda agli anni del dopoguerra tra i ‘50 e i ‘60, quando tra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti si scatenò appunto la corsa allo spazio.
Parliamo di Baikonur, centro spaziale di epoca sovietica, extraterritoriale (non si trova in Russia ma in Kazakhistan) e trasmigrato, con il crollo del Muro e con gli sconvolgimenti della fine dell’Urss, nel nuovo millennio rimanendo sempre una base spaziale terrestre ma divenendo anche qualcosa di altro, di più importante sul fronte dell’esplorazione dell’universo: un punto di partenza di missioni congiunte dell’umanità, anche in alternativa ai programmi spaziali degli Usa.
E’ indubitabile, tuttavia, che il fascino lontano mandi ancora bagliori e che Baikonur resti sempre e comunque: il Cosmodromo!
Su questo «soggetto-oggetto» si narrano tante storie, si favoleggia, ed ora si sanno molte più cose, grazie alla glasnost e alla perestrojka che distrussero l’impero sovietico.
Che cos’è, allora Baikonur. Ad occuparsene sono stati recentemente un nutrito gruppi di esperti di settore, di studiosi, di giornalisti, riuniti in un progetto di studio e di analisi che ha avuto come risultato un agile volume, edito da Vox Populi e Nodo di Gordio, con il patrocinio del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’Agenzia Spaziale Italiana. L’esplorazione spaziale, le nuove e vecchie frontiere che l’umanità ha dinanzi nella ricerca della conoscenza delle sue origini e della grandezza dell’universo, e insieme una panoramica della conquista dello spazio e delle sue ricadute, da quelle geopolitiche a quelle economiche, dalle innovazioni tecnologiche all’ambito militare. Questo è appunto «Da Baikonur alle stelle – Il Grande Gioco spaziale».
Lo abbiamo sottolineato: il Cosmodromo di Baikonur, resta sconosciuto alla maggioranza degli occidentali, pur essendo stato non meno importante della base di Cape Canaveral in Florida, sin dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale, per l’esplorazione del cosmo e quindi per il conseguente progresso scientifico e per i delicati equilibri planetari, in un clima segnato tanto da competizione quanto da collaborazione internazionale.
La pubblicazione raccoglie saggi, tra gli altri, di esperti di European Space Agency, Thales Alenia Space e di studiosi e ricercatori del Think Tank «Il Nodo di Gordio» e del Centro Studi «Vox Populi», che affrontano aspetti quali le ricadute geopolitiche ed economiche, le innovazioni tecnologiche sviluppate e le conseguenze in ambito militare dell’epopea dello spazio.
Tra gli interventi contenuti nel libro, un’intervista in esclusiva a Samantha Cristoforetti, che nel novembre 2014 sarà la prima donna astronauta italiana a volare nello spazio, raggiungendo la Stazione spaziale internazionale. «Da Baikonur alle stelle» è arricchito dalle illustrazioni dedicate allo spazio realizzate negli anni ’60 e ’70 dall’artista tirolese Othmar Winkler.
Nel volume, si sottolinea come “dopo anni di grande interesse di massa, la grande stagione delle missioni sembrava essere tramontata insieme con la cornice storica in cui esse si inserivano. Invece, le grandi potenze e i cosiddetti paesi emergenti hanno continuato a investire e a cimentarsi in questo settore”. Il volume si configura pertanto come una raccolta di informazioni e analisi utili per tutti coloro che desiderano approfondire le tematiche legate alla ricerca e all’esplorazione spaziale, ai futuri scenari e alle nuove frontiere del grande gioco della geopolitica che, dalla Terra, si sposta progressivamente verso l’affascinante enigma chiamato Universo, che ci vede come un equipaggio timoroso e al tempo stesso audace e coraggioso affascinato dall’ignoto che dalla nostra navicella dispersa nell’infinito ad esso e alla sua conoscenza si rivolge, cercando nuovi mondi, nuove possibilità per l’umanità e anche, in buona sostanza, il senso stesso della propria esistenza!
