Michela Diamante • Fa parte dei progetti FET della Commissione Europea ed è coordinato dal Center for Nano Science and Technology dell’Istituto Italiano di Tecnologia. È l’avanguardia ecologica di un vettore già virtuoso
•• Con il nuovo metodo di produzione si chiuderà il cerchio del percorso sostenibile della filiera dell’idrogeno. Finanziato nell’ambito del Programma Energia dei progetti FET della Commissione Europea, infatti, il progetto PHOCS (Photogenerated Hydrogen by Organic Catalytic Systems) vuole mettere a punto nuovi dispositivi non inquinanti per la produzione di idrogeno. Il progetto, nei tre anni di attività previsti, sarà coordinato dal Center for Nano Science and Technology (CNST) dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Milano e nel dettaglio si impegna a realizzare un innovativo dispositivo fotoelettrochimico costituito da semiconduttori organici e inorganici, in grado di separare in modo efficiente ed economico l’idrogeno dall’acqua, senza produrre sostanze inquinanti. In futuro sarà più facile sostituire o affiancare le fonti fossili di energia con il più verde idrogeno.
La separazione dell’idrogeno dall’acqua sarà quindi ottenuta grazie a una cella foto-elettrochimica che è combinazione di tecnologia fotovoltaica organica e di semiconduttori inorganici d’avanguardia. La normale efficienza dei materiali organici fotosensibili sarà, infatti, aumentata associandoli a materiali polimerici nanostrutturati e realizzando così una cella foto-elettrochimica dal design innovativo. In particolare, i ricercatori del CNST realizzeranno elettrodi composti da un materiale costituito da nanoforeste di ossidi, rivestite dallo strato fotosensibile.
Il progetto coinvolge, oltre al Center for Nano Science and Technology (CNST) dell’Istituto Italiano di Tecnologia, altri sei istituti di ricerca europei e un partner industriale all’avanguardia nel settore energia: Universitat Jaume I De Castellon (UJI) in Spagna, Instituto Superior Tecnico (IST) in Portogallo, Ecole Polytechnique Federale de Lausanne (EPFL) in Svizzera, Fundacion IMDEA Nanociencia (IMDEANano) in Spagna, Technische Universität München (TUM) in Germania e l’Istituto ENI Donegani in Italia.
