Creare un centro d’eccellenza per la ricerca medica, a livello internazionale. È la proposta lanciata alla Regione Molise da Luc Montagnier, premio Nobel 2008 per la Medicina e scopritore negli anni Ottanta del virus HIV. Un obiettivo ambizioso, ma fattibile…
Entusiasmo e competenza ci sono, le strutture non mancano (il Parco Tecnologico di Pozzilli ospita il Centro di ricerca e la clinica Neuromed), e il Presidente del Molise Frattura si impegnerà in prima persona per evitare ogni intoppo burocratico. Quando il lavoro è una passione, non solo non si avverte la fatica ma, addirittura, si giunge ad amarla. Luc Montagnier ha ottantadue anni, e non immagineresti mai sia possibile portarli con tanta leggerezza e disinvoltura. Scopritore del virus HIV nel 1983, ha coronato nel 2008 la sua carriera di medico e di scienziato vincendo il Premio Nobel. Ma Montagnier non è certo persona da crogiolarsi sugli allori: perché la ricerca scientifica è l’unico strumento che potrà consentire all’umanità, domani, quel mondo senza malattie di cui tutti andiamo sognando, e perché i sogni, si sa, non devono essere tenuti nel cassetto… Altrimenti, come spesso si dice, «fanno la muffa»!
Il gruppo di ricerca di Montagnier è impegnato, dal 2005, nello studio di un nuovo fenomeno associato al DNA. L’idea di base è l’analisi di segnali elettromagnetici a bassa frequenza emessi da DNA appartenente a batteri e virus patogeni disciolti in acqua. Nel caso di infezioni acute o croniche, i segnali elettromagnetici sono osservati come provenienti dal plasma fresco dei pazienti, oppure dal DNA estratto da diverse frazioni del sangue e da altri fluidi corporei. Per Montagnier le emissioni elettromagnetiche sono correlate anche con malattie croniche, sinora considerate non di origine infettiva, come le malattie neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson, Sclerosi multipla), l’artrite reumatoide, l’autismo, alcuni tipi di cancro, l’AIDS. Nel caso dell’autismo, un trattamento specifico con antibiotici è associato con una diminuzione dei segnali elettromagnetici nel plasma ed un significativo miglioramento delle condizioni cliniche del paziente.
“La medicina – ha detto Luc Montagnier – ha fatto molto per prolungare la vita delle persone, ma ora si trova davanti a nuove sfide, costituite non solo dalla cura, ma soprattutto dalla medicina preventiva e dalla medicina predittiva. È la sfida della Personalizzazione verso il paziente: una sfida che impone lo studio dei nuovi fattori emergenti, oggi radicati nel nostro ambiente, come le onde elettromagnetiche, i cambiamenti climatici e lo stress ossidativo, comuni a patologie come cancro e malattie cardiovascolari. Dobbiamo inoltre considerare l’azione di quegli agenti infettivi che si installano in maniera cronica nell’organismo”. Per Montagnier c’è molto da fare per individuare le cosiddette «infezioni fredde», che persistono per mesi e anni, e che possono causare malattie molto gravi.
In questa caccia alle infezioni latenti, la tecnologia di Montagnier risponde a un approccio completamente nuovo: un approccio descritto dallo stesso scienziato nel corso della conferenza medica svoltasi a Campobasso, in occasione dell’incontro col Presidente della Regione Molise, Paolo Di Laura Frattura.
Intervista a Luc Montagnier
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Prof. Montagnier, cosa suggerirebbe in merito alla prevenzione? “Le nuove tecnologie che si sviluppano rapidamente, possono aiutare la prevenzione e permetterebbero di impedire lo sviluppo delle malattie croniche che costituiscono un problema importante per molte popolazioni, come il cancro, le malattie neurodegenerative. Il nostro obiettivo è quello di sviluppare test di laboratorio, basati contemporaneamente sia sulle tecnologie già in uso, che sulle nuove tecnologie su cui noi lavoriamo da 9 anni, a loro volta basate sulla diffusione di onde elettromagnetiche principalmente dal DNA”.
Qual è stato il vostro punto di partenza? “Abbiamo trovato il DNA di alcuni batteri e virus, a partire dall’analisi del sangue dei pazienti: il DNA emette onde che si possono misurare, quantificare e che quindi permettono di avviare nuovi ipotesi diagnostiche e terapeutiche. È questo il punto nodale del nostro progetto di ricerca, per il quale siamo venuti qui al Neuromed”.
E quali potrebbero essere le conseguenze pratiche, nei vari settori della medicina? “Ciò può avere conseguenze pratiche sull’AIDS, sul quale argomento credo di essere esperto (Montagnier è ovviamente ironico, ndr), e anche sull’autismo. L’esperienza da noi riscontrata ci ha dimostrato – anche nei centri italiani – che i bambini autistici hanno, nell’80% circa dei casi, livelli fisici e biologici anormali nel sangue. Abbiamo inoltre sperimentato che, con trattamenti a base di antibiotici, si possono avere risultati efficaci anche per il trattamento di questa patologia”.
Cosa è cambiato da quando ha scoperto il virus dell’AIDS? “La medicina si sviluppa sia su criteri tradizionali, ma anche su altri concetti che non sono l’unico a sviluppare, come l’omeopatia. La mia teoria sulle onde elettromagnetiche, purtroppo, non è ancora perfettamente compresa: è una mia teoria, che si fonda su basi biofisiche. Stiamo attualmente conducendo test che ci aiutano a prevenire le basi irreversibili delle malattie croniche”.
Relativamente a queste nuove teorie, dove si spingono le ricerche per trovare nuove conferme? “Cerchiamo di realizzare molti centri di ricerca, nel mondo, per dimostrare con sperimentazioni concrete le nostre tesi, attraverso tecniche cliniche ed epidemiologiche. La distribuzione geografica vasta e capillare di questi centri, potrà consentirci di verificare la nostra teoria su diverse popolazioni, e avere quindi una varietà epidemiologica”. Saranno necessarie nuove tecnologie per avvalorare la sua tesi? “Direi proprio di sì: abbiamo bisogno di collaborazioni multidisciplinari, e costituire team di ricerca che riuniscano fisici, matematici, biologi”.
E con la vostra visita in Molise, pensate vi sia la possibilità di avere qui un laboratorio diretto da lei? “È il nostro obiettivo. Le nuove tecnologie hanno dimostrato che i microrganismi che si trovano nell’intestino sono causa di molte patologie. Noi vogliamo indagare su queste correlazioni e trovare nuovi sistemi di cura per patologie croniche resistenti. Quando facciamo un trattamento, occorre sempre distinguere tra i batteri buoni, e quelli non buoni. E lo si deve fare con tecniche precise. Ogni essere umano ha differenti identità sotto questo punto di vista e, di conseguenza, fare delle statistiche diventa complicato. Proprio perché ogni individuo è diverso da un altro”. |
Obiettivo… Ricerca!
La presenza a Campobasso del Nobel francese, era soprattutto finalizzata alla presentazione del progetto di ricerca scientifica da condurre in collaborazione con l’Ircss di Pozzilli (IS).
“L’obiettivo di questa visita – afferma Mario Pietracupa, Presidente della Fondazione Neuromed – è quello di realizzare una Fondazione a nome Montagnier a Pozzilli. Sarà un progetto internazionale di ricerca con cui si possano integrare i due saperi, superando la logica del richiedere fondi sulla base di uno storico, bensì basando i finanziamenti sulla reale attività e i risultati ottenuti. Se saremo bravi arriveranno anche i finanziamenti: noi ci confrontiamo con la qualità della ricerca”.
Nella sua due giorni italiana, Montagnier ha visitato il Centro di ricerca e la clinica Neuromed (Istituto Neurologico Mediterraneo) – struttura d’eccellenza nella cura delle malattie cerebrali – apprezzando la validità dell’approccio scientifico e le metodologie sanitarie. Soffermandosi nell’ospedale, l’illustre professore ha voluto evidenziare l’importanza dell’utilizzo di attrezzature all’avanguardia, approfondendo il tema da sempre a lui caro del rapporto tra medici e pazienti, non mancando di sottolineare l’urgenza di umanizzare le strutture sanitarie. In tal senso, l’attività del Neuromed è del tutto in linea con i precetti di Montagnier: non è un caso se è proprio con l’Istituto molisano che il Professore intende portare avanti un progetto ad alto valore scientifico. Con questa iniziativa, presentata personalmente dal premio Nobel insieme al Presidente della Fondazione dell’IRCCS (Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico) Mario Pietracupa, al Governatore Frattura, si intende “trasformare questa piccola Regione in un modello per una nuova ricerca, più efficace per il benessere delle persone. Oggi viviamo molto più a lungo dei nostri predecessori – ha ricordato Montagnier – e, spesso, trascorriamo gli ultimi anni della nostra vita con numerose patologie. Io spero di contribuire, con la mia ricerca, ad annullare questo paradosso e spero che anche tutti i cittadini di questa regione possano vivere in salute. Vorrei ringraziare, quindi, per la vicinanza morale tutta la regione Molise per il progetto che stiamo sviluppando con il Neuromed, sperando che esso possa espandersi presto su vasta scala”.
Parole accolte con favore dal Presidente della Regione che, dal canto suo, ha espresso emozione per la caratura dell’ospite e desiderio di sostenere, in maniera collaborativa, il suo progetto. “L’idea di poter godere della sua presenza e della sua collaborazione all’interno di una struttura di eccellenza della nostra regione – ha subito rimarcato Frattura – ci consente di guardare alla sanità da un’altra prospettiva, ben più importante, come la promozione della qualità che questa regione è in grado di offrire. Ne parliamo oggi, consapevoli di ciò che significhino qualità, tempi di risposta e, soprattutto, di cosa significhi avvalersi di una collaborazione di tale livello. Ne parliamo superando così la dura polemica locale, che viviamo da tempo, legata esclusivamente alla questione dell’offerta sanitaria”.
