Home Ambiente Ecologia cons...

Ecologia conservatrice, dall’Italia all’Europa: a Nizza la sfida di Shared Ground

Dopo l’esperienza italiana di «Agenda 27» e del manifesto «Ecologia Umanista», politici, intellettuali, esperti e rappresentanti del mondo produttivo di diversi Paesi europei si sono confrontati in Francia per costruire una nuova agenda ambientale fondata su responsabilità, innovazione e pragmatismo

 

Può esistere un’ecologia conservatrice, capace di conciliare la tutela dell’ambiente con la libertà economica, la competitività industriale e la difesa delle comunità locali? Non soltanto può esistere: in Italia abbiamo già iniziato a costruirla. Ora la sfida è trasformare questa esperienza in un modello europeo.

È questo il messaggio che porto con me dopo tre giorni di confronto a Nizza, dal 15 al 17 ottobre, insieme a rappresentanti politici, intellettuali, esponenti di think tank, professionisti e manager di diverse nazionalità europee, riuniti da Shared Ground per delineare un quadro comune dell’ecologismo conservatore.

Shared Ground è un think tank europeo, fondato da Natalia Węgrzyn, che promuove una visione della sostenibilità radicata nei valori della responsabilità individuale, della libertà, della tutela del territorio e dell’attenzione alle generazioni future. Una visione che supera la contrapposizione tra protezione ambientale e sviluppo economico, restituendo centralità alle comunità e a chi produce ricchezza.

Il laboratorio italiano

L’Italia ha rappresentato un importante terreno di sperimentazione di questo approccio.

Nell’ottobre 2025, a Sorrento, con Agenda 27, Shared Ground ha riunito esponenti politici, esperti, associazioni e rappresentanti del mondo economico attorno a una convinzione: l’ambiente non può essere patrimonio esclusivo di una sola cultura politica.

È iniziato così un percorso di elaborazione e confronto che, anche attraverso l’attività di Ambiente d’Italia e il contributo di numerose competenze scientifiche, istituzionali e imprenditoriali, ha portato nel giugno 2026 alla presentazione a Roma del volume Ecologia Umanista. Manifesto per un conservatorismo verde, curato da Francesco Giubilei.

Non un semplice esercizio culturale, ma un lavoro tradotto in proposte programmatiche e documenti di policy su temi fondamentali: sicurezza energetica, economia circolare, difesa del territorio, sviluppo industriale, sostenibilità delle comunità e competitività.

Un’esperienza che dimostra come il conservatorismo possa tornare protagonista del dibattito ambientale, superando una posizione meramente difensiva o critica nei confronti del Green Deal europeo.

Da Nizza, un’agenda per l’Europa

Il confronto internazionale di Nizza ha rappresentato il naturale sviluppo di questo percorso.

L’obiettivo non è esportare meccanicamente un modello nazionale, ma rendere scalabile un metodo: costruire reti di competenze, coinvolgere il mondo produttivo, elaborare proposte concrete e portarle all’attenzione dei governi nazionali e delle istituzioni europee.

Le priorità sono già davanti a noi.

Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) deve essere valutato anche rispetto ai suoi effetti sulla competitività industriale. L’agricoltura deve poter conciliare sostenibilità ambientale, produttività e tutela delle comunità rurali. La transizione energetica deve garantire sicurezza degli approvvigionamenti e costi sostenibili. La finanza deve accompagnare investimenti e innovazione, anziché trasformarsi in un ulteriore vincolo burocratico.

Su questi temi l’Europa ha bisogno di un ambientalismo fondato su scienza, tecnologia, dati e risultati misurabili, non su contrapposizioni ideologiche.

L’Italia può offrire un contributo particolare. Siamo un Paese con una forte tradizione manifatturiera, competenze riconosciute nell’economia circolare e un patrimonio naturale e culturale la cui conservazione è parte integrante della nostra identità.

Proprio per questo abbiamo tutte le ragioni per sostenere che proteggere l’ambiente e difendere la capacità di produrre non sono obiettivi incompatibili.

Conservare significa costruire il futuro

La vera sfida culturale consiste nel riaffermare che la cura della natura, del paesaggio e delle comunità appartiene anche alla tradizione conservatrice europea.

Non dobbiamo scegliere tra ambiente e crescita, tra innovazione e identità, tra sostenibilità e libertà. Dobbiamo costruire politiche capaci di tenere insieme questi obiettivi.

Il percorso avviato in Italia dimostra che è possibile passare dalle idee alle proposte. Il lavoro condiviso a Nizza indica la prospettiva successiva: trasformare queste proposte in un’agenda europea capace di incidere sulle decisioni pubbliche.

Ringrazio Natalia Węgrzyn e Thibault Muzergues per aver creato un’occasione di confronto internazionale di grande valore, nella convinzione che il contributo italiano possa rappresentare un riferimento per altri Paesi.

Perché, in fondo, conservare non significa opporsi al futuro. Significa assumersi la responsabilità di costruirlo.

[ Valentina Colucci Fabrizio ]