Uno studio del GSE descrive un settore in rapida crescita nonostante la fine degli incentivi, grazie a diminuzione dei costi e spinta delle Istituzioni
•• “L’ambiente in cui viviamo non è l’eredità dei nostri padri, ma il prestito dei nostri figli. Per questo, investire nel settore della sostenibilità ambientale è strategico nell’attualità per la crescita economica del nostro Paese, e ineludibile in prospettiva per i figli dei nostri figli”. Così il Presidente del GSE (Gestore Servizi Energetici) Francesco Sperandini ha aperto la conferenza stampa di presentazione dello studio #EnergieRinnovabili al 2020, realizzato proprio dalla società energetica per offrire una fotografia dettagliata del settore dell’energia verde e delineare previsioni – dalle più pessimistiche alle più ottimiste – per i prossimi tre anni.
La corsa al verde
Secondo il documento, la green economy italiana attrae investimenti e continuerà a crescere nei prossimi anni: nel periodo 2016-2020 saranno installati circa 3,7 GW di potenza aggiuntiva rinnovabile, per un investimento di oltre 7 miliardi di euro. Il nostro Paese è pronto ad accogliere la «rivoluzione verde» che sta trasformando il sistema energetico partendo da una posizione privilegiata rispetto al resto d’Europa. Nell’ultimo decennio, lo sviluppo delle rinnovabili ha portato un contributo green sui consumi elettrici dal 15 al 35,5%, grazie principalmente a un modello di generazione distribuita (piccoli impianti rinnovabili domestici) che comprende oltre 850.000 impianti diffusi lungo tutto il territorio nazionale. In ogni Comune italiano c’è oggi almeno un impianto rinnovabile, e in ben 2,660 Comuni la quantità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili supera quella consumata.
A giocare un ruolo chiave in questo processo è la spinta delle Istituzioni, sia a livello nazionale che continentale, verso il progressivo abbandono delle fonti maggiormente responsabili delle emissioni climalteranti. Prima della COP21 del 2015 (la Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico tenutasi a Parigi) l’Unione Europea aveva stabilito una serie di obiettivi da raggiungere entro il 2030: riduzione del 40% delle emissioni di CO2, incremento del 27% dell’efficienza energetica e raggiungimento di almeno il 27% di rinnovabili nel mix di generazione continentale.

Alla luce del traguardo ancora più ambizioso (1,5 gradi centigradi) posto dalla COP21 e confermato dalla recente COP22 di Marrakech, i target europei dovranno essere rivisti a rialzo, ma il trend sembra essere positivo. L’Italia si è ritagliata un ruolo di leadership in Europa su questo fronte: nel 2015 ha destinato allo sviluppo green 9,9 miliardi di euro – con un incremento di quasi 3 miliardi rispetto al 2014 – e il 66% delle imprese italiane ha stabilito «target» di emissione assoluti, mentre il resto del mondo è fermo al 44%. Il GSE stima che i consumi di energia al 2020 saranno coperti da fonti rinnovabili per il 18,4%, cifra che supera di quasi un punto e mezzo percentuale il target europeo del 17% stabilito per il nostro Paese.
Oltre gli incentivi
L’Italia punta dunque con decisione sulla sostenibilità ambientale e sulla produzione di energia a zero emissioni. Nei prossimi anni entreranno in esercizio gli impianti FER-elettrici ammessi agli incentivi del DM 6/7/2012 e DM 23/6/2016, e sulla base del trend recente si può assumere che continuino ad essere installati impianti fotovoltaici favoriti dallo Scambio sul Posto e dalle detrazioni fiscali.
Rispetto al 2015, si stima che la potenza aggiuntiva relativa ai nuovi impianti incentivati possa raggiungere al 2020 3,7 GW (1,6 GW eolico, 1,5 GW fotovoltaico, 0,4 GW idro, a seguire le altre fonti), che consentiranno di produrre oltre 7,9 TWh di energia elettrica, di cui circa 3,2 derivanti dall’eolico (il 40%). Considerando la fisiologica uscita dalla produzione di alcuni impianti a bioenergie, potremo dunque contare su 6,9 TWh di energia green in più, passando così dai 109,5 TWh del 2015 ai 116,4 del 2020.

La progressiva cessazione degli incentivi non dovrebbe intaccare lo sviluppo del settore. Il rapporto GSE illustra come dal 2014, anche in assenza del Conto Energia, sono stati installati mediamente 300 MW annui di impianti fotovoltaici, che beneficiano dello Scambio sul posto. Un trend che il Gestore dei Servizi Energetici ritiene si consoliderà anche in futuro, con l’installazione di circa 1,5 GW di fotovoltaico nei prossimi quattro anni.
L’impatto in bolletta
Tra le stime dello studio del GSE merita particolare attenzione quella sull’impatto in bolletta dei nuovi impianti. Nei prossimi anni, gli oneri per i consumatori passeranno infatti dai 12,7 miliardi di euro del 2015 ai 12,1 miliardi del 2020 fino ai 7,2 miliardi del 2030. Una diminuzione dovuta al fatto che i nuovi impianti avranno incentivi inferiori rispetto ai vecchi, alcuni dei quali cesseranno la produzione.
Le ricadute economico-occupazionali
Lo sviluppo verde permetterà di generare ricadute economico-occupazionali positive, sia temporanee che di tipo permanente. L’installazione dei 3,7 GW di capacità aggiuntiva prevista per il 2020 richiede investimenti in nuovi impianti per circa 7,6 miliardi di euro, ai quali potrebbero corrispondere ogni anno mediamente circa 14.000 unità di lavoro annuali tra dirette e indirette temporanee (in quanto legate alla fase di installazione degli impianti). Per quanto riguarda le ricadute permanenti (in quanto legate al ciclo di vita degli impianti), il rapporto GSE stima che entro il 2020 le spese per l’esercizio e la manutenzione dell’intero parco di generazione elettrica da FER installato in Italia si attesteranno intorno a 4,7 miliardi di euro all’anno, cui potrebbero corrispondere circa 48.000 posti di lavoro a tempo pieno diretti e indiretti.
Paolo Magnani









































