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AFASE PER IL FOTOVOLTAICO: LE RISPOSTE ALL’ASSOCIAZIONE DEI PRODUTTORI ITALIANI DI COMPONENTI PV (IFI)

«AFASE», l’Alleanza per il solare accessibile, fotografa la situazione del settore evidenziando le cause reali dell’abbattimento dei prezzi

 

Eccesso di capacità produttiva. Questa la malattia di cui soffrono le aziende solari di tutto il mondo con l’effetto collaterale grave del fenomeno dei prezzi in calo. I prezzi dei moduli solari sul mercato europeo sono infatti crollati. Ma la causa non è da ricercarsi nelle supposte pratiche di dumping, come afferma IFI attraverso il suo presidente Alessandro Cremonesi. Ma in almeno tre ragioni concrete ed oggettive evidenziate da Fabio Patti, Amministratore Delegato di Yingli Green Energy Italia, e portavoce di AFASE: “In primo luogo, tutti i processi di produzione di moduli fotovoltaici sono diventati ormai molto più efficienti rispetto al passato. Le aziende che hanno una catena del valore totalmente e verticalmente integrata, hanno abbattuto notevolmente i costi. D’altronde, i volumi di produzione contano e i produttori più grandi traggono beneficio da significative economie di scala. Basti solo pensare al fatto che il totale della capacità produttiva di tutte le aziende associate ad IFI non riesce nemmeno a raggiungere la capacità produttiva di un solo produttore cinese”. Prosegue Patti: “In secondo luogo, anche il costo della materia prima, il polisilicio, si è ridotto notevolmente: da circa 450 dollari americani al kilo nel 2008 a circa 17 dollari al chilo nel novembre del 2012. Ciò significa che c’è stata una diminuzione media annua del 25%, ovvero una riduzione dei prezzi totale del 96%. Tuttavia molte aziende solari europee sono legate a contratti di fornitura di polisilicio di lungo periodo (take or pay contracts) che le costringe a pagare fino a 60 dollari al chilo, non consentendo loro di approfittare dell’abbattimento dei costi. Ciò fa sì che esse siano non competitive già in partenza”.

“Lo scenario normativo generale in cui si muove il mercato fotovoltaico in Europa continua in conclusione – è cambiato negli ultimi due anni, ed è tuttora in evoluzione. La formazione dei prezzi nel settore è fortemente condizionata dalle politiche pubbliche e non – come sostiene IFI – pilotata dai produttori cinesi”.

Aggiunge Paolo Rocco Viscontini, Presidente e A.D. di Enerpoint: “Un aumento dei prezzi dovuto ai dazi colpirebbe tutti: la filiera del fotovoltaico non è composta solo dai produttori di moduli fotovoltaici, che hanno avuto, hanno e avranno il loro giusto spazio nel mercato europeo. Infatti, la quota di moduli non cinesi sul totale installato in Italia è del 61%, come dimostra il recente rapporto del GSE. Ritengo che sarebbe più utile collaborare affinché Europa e Cina possano contribuire insieme a uno sviluppo sano del mercato del fotovoltaico a beneficio di tutti”.

 

[Redazione Protectaweb]


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