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UE: nuovi traguardi per l’energia

Clima-Energia

Roberta Di Giuli • Tagliare del 40% le emissioni di CO2 e puntare ad una quota del 27% di energie rinnovabili entro il 2030. Strategie della Commissione europea per un’economia a basse emissioni di carbonio e per un sistema energetico competitivo e sicuro

Avanti tutta sul fronte energia. Il nuovo quadro UE in materia di clima ed energia per il 2030, presentato il 21 gennaio dalla Commissione europea, non lascia spazio alla possibilità di non farcela! Il nuovo vademecum dei Paesi arruolati nella missione «salviamo il Pianeta assediando il territorio energia» impone: riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (GHG) del 40% rispetto al 1990 (un obiettivo vincolante a livello UE per portare la quota delle energie rinnovabili almeno al 27%), politiche più ambiziose in materia di efficienza energetica, un nuovo sistema di governance e una serie di nuovi indicatori per assicurare un sistema energetico competitivo e sicuro. Il panorama che si profila per il 2030 racconta certezza normativa per gli investitori e un approccio coordinato fra gli Stati membri per sviluppare nuove tecnologie.

All’orizzonte di tanto impegno l’obiettivo di un’economia a basse emissioni di carbonio e un sistema energetico competitivo e sicuro, da cui potranno derivare prezzi accessibili per tutti i consumatori, maggiore sicurezza delle forniture energetiche, minore dipendenza dalle importazioni di energia e nuove opportunità per la crescita e l’occupazione, se si considerano i potenziali impatti sui prezzi a lungo termine.

Prevista una discussione ai massimi livelli sulla comunicazione della Commissione che stabilisce il quadro 2030 a cominciare dal Consiglio europeo e dal Parlamento europeo. Il testo sarà accompagnato da una proposta legislativa per una riserva di stabilità del mercato per il sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE (UE ETS), da attivare a partire dal 2021. Una relazione sui costi e sui prezzi dell’energia in Europa, pubblicata contemporaneamente alla comunicazione, suggerisce che l’aumento dei prezzi può essere contenuto attuando politiche efficaci sotto il profilo economico, creando mercati energetici competitivi e con una migliore efficienza energetica.

Politica energetica come opportunità

EnergiaIl Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha dichiarato: “Se l’azione per il clima rappresenta una chiave di volta per il futuro del nostro Pianeta, una politica energetica veramente europea lo è per la nostra competitività. Il pacchetto presentato oggi ci dimostra che agire contemporaneamente su questi due fronti non è in contraddizione ma, al contrario, contribuisce a vantaggi reciproci. È nell’interesse dell’UE creare un’economia che offra sempre maggiori opportunità di occupazione e dipenda sempre meno da energia importata, grazie a una maggiore efficienza e al ricorso crescente a energia pulita prodotta internamente. Un taglio del 40% nelle emissioni di gas a effetto serra rappresenta un obiettivo particolarmente ambizioso ma è la pietra miliare più efficace in termini di costi nel nostro percorso verso un’economia a basse emissioni. Anche l’obiettivo di raggiungere almeno il 27% di energie rinnovabili è un segnale importante: rappresenta stabilità per gli investitori, stimola l’occupazione verde e rende più sicure le nostre forniture energetiche”.

Günther Oettinger, Commissario per l’Energia, ha dichiarato: “Il quadro 2030 rispecchia la determinazione dell’UE a promuovere un’economia competitiva a basse emissioni di carbonio, stabilità negli investimenti e sicurezza nell’approvvigionamento energetico. Il mio obiettivo è garantire che il costo dell’energia continui a rimanere accettabile per famiglie e imprese. Il quadro 2030 è molto ambizioso nelle sue proposte per combattere i cambiamenti climatici, ma riconosce anche la necessità di contenere i costi. Il mercato interno dell’energia fornisce le basi per raggiungere gli obiettivi che ci proponiamo e continuerò a lavorare per il suo completamento in modo da sfruttarne fino in fondo il potenziale. Per farlo, dobbiamo dare un’impostazione fortemente europea alle politiche che riguardano le energie rinnovabili”.

Connie Hedegaard, Commissaria incaricata dell’Azione per il clima, ha invece  sottolineato: “Abbiamo smentito tutti quelli che dicevano che oggi la Commissione non avrebbe proposto niente di particolarmente ambizioso. Tagliare le emissioni del 40% rappresenta l’obiettivo più efficace in materia di costi per l’UE e tiene conto della nostra responsabilità a livello mondiale. Naturalmente, l’Europa deve continuare a spingere fortemente per le energie rinnovabili: per questo la proposta di un obiettivo vincolante annunciata dalla Commissione è estremamente importante. Si dovrà ora raggiungere un accordo sui dettagli, ma la direzione da percorrere è già chiara. Se anche altre regioni del mondo fossero altrettanto ambiziose nella lotta ai cambiamenti climatici, oggi il Pianeta sarebbe in condizioni decisamente migliori.

Prezzi e costi dell’energia

Una relazione accompagna il delinearsi degli obiettivi proposti dalla Commissione. Riguarda i prezzi e i costi dell’energia, valuta i fattori trainanti e mette a confronto i prezzi dell’UE con quelli dei suoi principali partner commerciali. Il quadro emerso? All’aumento dei prezzi dell’energia registrato in quasi tutti gli Stati membri a partire dal 2008, soprattutto a causa di imposte e tasse, come dei maggiori costi di rete, fa da contraltare l’andamento dei prezzi energetici presso i partner internazionali che evidenzia un aumento dei differenziali in particolare con il gas negli USA, che potrebbe minare la competitività dell’Europa, specie per le industrie ad alta intensità energetica. Una risposta? L’aumento dei prezzi dell’energia può essere parzialmente compensato da politiche energetiche e climatiche efficienti in termini di costi, da mercati energetici competitivi e da misure per migliorare l’efficienza energetica. Potrebbe essere addirittura necessario aumentare gli sforzi per una maggior efficienza energetica da parte dell’industria europea, tenendo presente i limiti fisici, ora che anche i concorrenti fanno altrettanto e che l’industria europea ha deciso di investire all’estero per avvicinarsi ai mercati in espansione. Questi elementi contribuiscono a strutturare il quadro 2030.

L’adesione dell’Italia

Andrea OrlandoL’UE propone, l’Italia risponde. È infatti subito sceso in campo, nell’intento di arruolare le forze utili al perseguimento degli obiettivi comunitari, il nostro Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che ha immediatamente avviato una serie di incontri istituzionali utili per raggiungere la proposta della Commissione di tagliare del 40% le emissioni di CO2 e di puntare ad una quota del 27% di energie rinnovabili entro il 2030. Subito, quindi, un faccia a faccia di Orlando con il Ministro inglese per l’Energia e i cambiamenti climatici Ed Davey. Durante il colloquio Orlando e Davey hanno confrontato i diversi approcci per definire la più efficace strategia di impegno sui cambiamenti climatici in vista del Consiglio europeo di marzo che dovrà definire la posizione degli Stati membri.

Il Ministro ha inoltre già incontrato una delegazione di Confindustria guidata dal Direttore Generale Marcella Panucci, dal vice-Direttore Massimo Beccarell e dal responsabile politiche industriali Andrea Bianchi. Quali gli impatti e le opportunità per l’industria italiana in relazione all’obiettivo proposto dalla Commissione europea? Per rispondere alla strategica questione, il Ministro e Confindustria hanno deciso di avviare un approfondimento tecnico, economico e finanziario che si avvarrà del supporto dell’ENEA.

Merita uno studio, infatti, l’ambizioso impegno di avviare un incisivo processo di sostenibilità ambientale del Paese salvaguardando la sua forte base industriale, nella consapevolezza che senza la trasformazione e l’innovazione della brown economy non ci sarà mai un vero sviluppo della green economy. Palese impegno, dunque, da parte del ministro Orlando, a trovare soluzioni di rispetto del sistema industriale nazionale e di distribuire lo sforzo per il taglio delle emissioni sull’insieme dei comparti che generano CO2 a differenza di quanto avvenuto in passato. Orlando ha inoltre sottolineato come la presenza dell’Italia nel Green Growth Group consentirà di cogestire da una posizione avanzata la concreta attuazione degli obiettivi.

La proposta della Commissione europea di puntare ad una riduzione legalmente vincolante delle emissioni climalteranti del 40% al 2030 rispetto ai livelli del 1990 – ha sostenuto il ministro Orlando nel corso dei colloqui –  è certamente un fatto positivo e offre certezze alle industrie delle rinnovabili e dell’efficienza che vogliono investire in innovazione e nuovi prodotti. Questo obiettivo consentirà peraltro all’Europa di giocare un ruolo incisivo nelle trattative per giungere ad un accordo mondiale il prossimo anno a Parigi di cui si dovrà tenere conto nella prosecuzione delle politiche di taglio delle emissioni anche in ambito europeo”.

Il Ministro ha considerato invece l’obiettivo del 27% sulle fonti rinnovabili un risultato non sufficiente considerato che diverse tecnologie, ad iniziare dal fotovoltaico, nei prossimi 15 anni non avranno bisogno di incentivi, ma anzi consentiranno di abbassare le bollette di imprese e famiglie. “Mi auguro – ha continuato il Ministro – che il Parlamento europeo, a cui ora spetta il compito in seduta plenaria di esprimere una posizione, possa fare propria la decisione della Commissione ambiente ed energia del Parlamento stesso che ha già preso posizione a favore di obiettivi più ambiziosi. È auspicabile – ha concluso Orlando – che la fase di conciliazione che si svilupperà durante il semestre di Presidenza italiana  porti a  consolidare e ad irrobustire questi obiettivi”.

Prossime tappe

Nei prossimi giorni il ministro Orlando proseguirà il suo giro di orizzonte al fine di definire una posizione univoca del Governo italiano e per mettere le basi di un’efficace strategia di riduzione delle emissioni, di sviluppo delle rinnovabili e di aumento dell’efficienza energetica che contribuisca al rilancio economico del Paese. Intanto, si prevede che il quadro 2030 sia preso in considerazione dal Consiglio europeo nella sessione di primavera del 20-21 marzo.

Ricordiamo che il quadro 2030 si basa sugli attuali obiettivi 2020 del pacchetto «Clima ed energia» nonché su quelli della tabella di marcia della Commissione per l’energia e per un’economia competitiva a basse emissioni di carbonio per il 2050. La comunicazione su un quadro strategico per il 2030 fa seguito al Libro verde della Commissione del marzo 2013, che ha lanciato un’ampia consultazione pubblica su un ventaglio dei più consoni obiettivi energetici e climatici per il 2030 e sulla loro struttura. I documenti citati rispecchiano l’obiettivo dell’UE di ridurre, entro il 2050, le emissioni di gas serra dell’80-95% rispetto ai livelli del 1990.

Roberta Di Giuli

Un impegno su più fronti

Gli elementi chiave del quadro strategico per il 2030 istituito dalla Commissione sono quindi:

1) Un obiettivo vincolante per la riduzione dei gas serra: elemento centrale della politica climatica ed energetica dell’UE per il 2030, l’obiettivo di ridurre le emissioni del 40% al di sotto del livello 1990 verrebbe raggiunto unicamente mediante misure interne. La riduzione annua del massimale delle emissioni dei settori compresi nel sistema ETS dell’UE aumenterebbe passando dall’attuale 1,74% al 2,2% dopo il 2020. Le emissioni dei settori che non rientrano nel sistema ETS dovranno ridursi del 30% al di sotto del livello 2005; questo sforzo sarebbe ripartito equamente tra gli Stati membri. La Commissione invita il Consiglio e il Parlamento europei a concordare, entro la fine del 2014, che l’UE si impegni all’inizio del 2015 a realizzare una riduzione del 40% nell’ambito dei negoziati internazionali per un nuovo accordo mondiale sul clima, che si concluderanno a Parigi alla fine del 2015.

2) Un obiettivo vincolante sulle energie rinnovabili a livello dell’UE: le energie rinnovabili svolgeranno un ruolo chiave nella transizione verso un sistema energetico sostenibile, sicuro e competitivo. Sospinto da un approccio maggiormente orientato al mercato e con condizioni propizie per le tecnologie emergenti, l’obiettivo vincolante di almeno il 27% di energie rinnovabili a livello dell’UE entro il 2030 si accompagna a notevoli benefici in termini di bilancia commerciale energetica, ricorso a fonti di energia locali, posti di lavoro e crescita. È necessario stabilire un obiettivo in materia di energia a livello dell’UE per stimolare la continuità degli investimenti nel settore. L’obiettivo UE non verrebbe però tradotto in obiettivi nazionali attraverso la normativa unionale, lasciando quindi agli Stati membri la flessibilità di trasformare il loro sistema energetico nel modo più consono alle preferenze e alle circostanze nazionali. Il raggiungimento dell’obiettivo UE in materia di energie rinnovabili verrebbe garantito dal nuovo sistema di governance basato su piani nazionali per l’energia (vedi oltre).

3) Efficienza energetica: i miglioramenti nell’efficienza energetica contribuiranno al raggiungimento di tutti gli obiettivi della politica energetica dell’UE; la transizione verso un sistema energetico sostenibile, sicuro e competitivo non è pensabile senza efficienza energetica. Il ruolo di quest’ultima nel quadro 2030 verrà ulteriormente considerato nell’ambito della revisione della direttiva sull’efficienza energetica, che si concluderà prevedibilmente entro la fine dell’anno. A quel punto, la Commissione valuterà l’eventuale necessità di modificare la direttiva. Anche i Piani nazionali per l’energia degli Stati membri dovranno prendere in considerazione l’efficienza energetica.

4) Riforma del sistema ETS dell’UE: la Commissione propone di stabilire una riserva per la stabilità del mercato all’inizio del prossimo periodo di scambio ETS, nel 2021. La riserva permetterà sia di affrontare l’eccedenza di quote di emissioni che si è costituita negli ultimi anni sia di migliorare la resilienza del sistema agli shock gravi, regolando automaticamente la fornitura di quote da mettere all’asta. La creazione di una tale riserva – in aggiunta al rinvio («back-loading») recentemente convenuto della messa all’asta di 900 milioni di quote al 2019-2020 – è sostenuta da un ampio spettro di portatori di interesse. Secondo quanto previsto dalla legislazione proposta oggi, la riserva opererebbe interamente secondo regole predefinite che non lascerebbero margini discrezionali alla Commissione o agli Stati membri per la sua attuazione.

5) Energia competitiva, a prezzi accessibili e sicura: la Commissione propone una serie di indicatori chiave per valutare i progressi compiuti nel tempo e fornire una base oggettiva per eventuali riposte strategiche. Gli indicatori riguardano, per esempio, i differenziali di prezzo dell’energia tra i principali partner commerciali, la diversificazione delle forniture e la dipendenza da fonti energetiche interne, nonché la capacità di interconnessione tra gli Stati membri. Attraverso questi indicatori, le politiche da oggi al 2030 garantiranno un sistema energetico competitivo e sicuro che continuerà a sviluppare un mercato più integrato, forniture più diversificate, una concorrenza più intensa e fonti locali più sviluppate, senza dimenticare il sostegno a ricerca, sviluppo e innovazione.

6) Un nuovo sistema di governance: il quadro 2030 propone una nuova governance basata su piani nazionali per un’energia competitiva, sicura e sostenibile. Sulla base degli orientamenti che la Commissione fornirà a breve, gli Stati membri elaboreranno i loro piani nell’ambito di un approccio comune che garantirà una maggiore certezza agli investitori e maggiore trasparenza, migliorando sia la coerenza sia i meccanismi di coordinamento e sorveglianza dell’UE. Un processo iterativo tra la Commissione e gli Stati membri garantirà da un lato che i Piani siano sufficientemente ambiziosi e dall’altro che siano coerenti e conformi per tutto il periodo interessato.