Il procedimento, applicato ad alcuni rifiuti, permette di ottimizzare la loro resa energetica in un impianto a biogas
L’«abito» fa la differenza, anche se parliamo di rifiuti. Alcuni di essi ad esempio, se presentati sottoforma di omogeneizzati per bambini, quando utilizzati in un impianto a biogas permettono di produrre il 20% di energia in più. Presentato in occasione del Bioenergy Italy, il salone delle tecnologie per le energie rinnovabili, di CremonaFiere, il procedimento disgrega dunque scarti alimentari e rifiuti per facilitare la fermentazione e la produzione di energia quando questi vengono inseriti dentro un impianto a biogas. Possono subire questo processo di omogeneizzazione il trinciale, l’insilato di mais, la fibra di cocco, il letame, la paglia, e perfino la frazione umida dei rifiuti urbani.









































