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5 dicembre 2020: anche quest’anno si celebra la Giornata Mondiale del Suolo

«Mantieni vivo il suolo, proteggi la biodiversità del suolo» è lo slogan della campagna dell’edizione del World Soil Day del 2020

 

Il 5 dicembre si celebra il World Soil Day (la Giornata Mondiale del Suolo) che anche quest’anno ricorda a tutti l’importanza della gestione sostenibile del suolo per preservarne la sua salute.

L’edizione del 2020, in modalità on line a causa delle misure per contrastare la pandemia del Covid-19, è stata dedicata alla «salvaguardia della biodiversità», un obiettivo difficilmente raggiungibile se non si assumerà l’impegno di mantenere sani gli ecosistemi salvaguardando il terreno su cui poggia la nostra esistenza.

Il messaggio è rivolto a governi, organizzazioni, comunità e cittadini al fine di sottolineare l’importante funzione del suolo sia per la sua capacità produttiva, fondamentale per la nostra economia, sia per l’acqua ed il cibo di cui ci nutriamo affinché garantiscano il benessere umano.

“I suoli sono indispensabili per la vita sulla Terra quindi proteggerli è fondamentaleha affermato la Fao ritenendo che solo la biodiversità del suolo può dare una soluzione naturale a molti dei problemi che l’umanità deve affrontare” ma “anche per mettere in luce le iniziative che mirano a preservare e proteggere questo bene”.

Tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile firmati dalle Nazioni Unite rientrano quelli che prendono in esame le risorse del suolo ed in particolare il suo inquinamento ed il degrado relazionandolo alla nostra sicurezza alimentare.

Non si può non considerare che, su un Pianeta in cui 815milioni di persone non hanno sicurezze alimentari e 2miliardi di persone hanno problemi nutrizionali, il terreno, produttore per il 95% del nostro cibo, acquista una fondamentale importanza mentre i dati forniti dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao) rivelano che il 33% di esso è già degradato.

Filippo Cappotto, vice-Presidente del Consiglio dei Geologi, ha affermato: “In Italia dopo il boom economico, il consumo del suolo da un valore iniziale pari al 2,7% ha subìto una tendenza al generale incremento arrivando al 6,9% nel 2008. Per pochi anni è stato registrato un significativo rallentamento fino al 2013, ma poi, anche se con ritmi meno accentuati, il consumo è ripreso. Nel 2019, secondo i dati del rapporto annuale ISPRA 2020, il consumo di suolo ha raggiunto il 7,1%. Si è passati da 8.100 chilometri quadrati degli anni cinquanta a 21.400 chilometri quadrati nel 2019 sul territorio totale italiano. Attualmente, quindi, ogni giorno il suolo artificiale impermeabilizzato aumenta di 2 mq al secondo”.

La Giornata Mondiale del Suolo e le sue origini

La giornata mondiale che celebra l’importanza del suolo è stata fondata in Thailandia nel 2002 ma ha dovuto attendere il 2013 per essere resa ufficiale dalle Nazioni Unite.

A raccomandarla nel 2002 fu l’organo scientifico International Union of Soil Sciences (IUSS) che, con l’intervento della Fao e di una commissione guidata dal Re della Thailandia Rama IX (detto il Grande), nel 2013 ne volle fortemente la sua ufficializzazione decidendo come data di celebrazione il 5 dicembre in un omaggio al Re thailandese che in quel giorno compiva gli anni.

L’opinione di Legambiente

Si continua a costruire dove c’è maggiore costruzione ma non solo. Il consumo di suolo si sposta dalle città attraverso strade e autostrade e preoccupa sempre più l’avanzamento della cementificazione che travolge anche campagne e percorre nuove arterie.

Per LegambienteLa nuova strategia europea per contrastare il degrado del suolo deve mettere finalmente al centro delle politiche europee questa risorsa naturale non rinnovabile. Dobbiamo tenere presente che occorrono circa 500 anni per formare 2 centimetri di suolo fertile mentre in Europa ogni anno spariscono circa 44mila ettari di suolo per effetto dell’urbanizzazione”.

Damiano Di Simine, Responsabile scientifico di Legambiente Lombardia ha dichiarato: “Sta diventando, purtroppo, sempre più chiaro quello che denunciamo da decenni. Nuove strade e autostrade sono un grande catalizzatore di crescita incontrollata di capannoni, soprattutto legati a funzioni di logistica e magazzinaggio. Grandi piastre di cemento che richiedono a loro volta nuove strade e raccordi, innescando un processo incontrollato che quasi mai riutilizza spazi già urbanizzati o capannoni dismessi, preferendo invadere centinaia di ettari di coltivazioni”.

La Presidente di Legambiente Lombardia Barbara Meggetto ha affermato: “Occorrono regole diverse per arginare i comportamenti predatori dell’immobiliare logistico e commerciale, che prende di mira soprattutto piccoli comuni dotati di grandi superfici agricole, con grandi promesse di entrate finanziarie e benefici occupazionali. Questi sviluppi immobiliari devono essere sottratti alle aree coltivate per essere ricompresi in una pianificazione territoriale che punti a rivitalizzare aree industriali dismesse, anche se ciò può comportare maggiori costi e complessità progettuali ”.

Uno sguardo ai dati e qualche riflessione

Lo spreco di suolo continua ad avanzare nelle aree a rischio idrogeologico e sismico. Sono notevoli le differenze tra le regioni italiane: la Sicilia è la regione con la crescita percentuale più alta nelle aree a pericolosità idraulica media mentre la Valle d’Aosta, con solo 3 ettari di territorio impermeabilizzato nell’ultimo anno, è la prima regione italiana vicina all’obiettivo «Consumo di suolo 0» e si dimezza la quantità di suolo perso in un anno all’interno delle aree protette.

Alla Sicilia, segue la Puglia con la Campania. Quest’ultima è la regione che riporta indicatori maggiormente negativi per quanto riguarda il peggioramento dello stato di salute dei suoli. Si tratta di una delle regioni tenute sotto particolare osservazione per il rischio di desertificazione. Piane costiere e aree interne della Sicilia, penisola salentina e l’area costiera campana tra Napoli e la Piana del Sele sono le aree in cui le criticità a carico del suolo sono più rilevanti, con grandi rischi di impatto economico a carico delle colture, spesso pregiate, che insistono su questi territori.

Al Nord invece i dati peggiori riguardano il Veneto, a causa di una lunga ondata di consumo di suolo dovuto alla crescita di infrastrutture e insediamenti. Ma un dato ancora più preoccupante coinvolge in generale la Pianura Padana, accentuandosi lungo la fascia pedemontana tra Veneto e Piemonte, dalla Marca Trevigiana al Biellese ed anche i fondivalle alpini di Adige, Isarco, Piave e Brenta.

In Italia centrale gli indicatori di degrado preoccupano l’area centro-laziale nonché le fasce costiere e i contrafforti appenninici di Marche e Abruzzo.

Le pressioni che minacciano il suolo a causa dell’edilizia non sono giustificate dall’aumento della nostra popolazione perché questo incremento in Italia negli ultimi 50 anni non è avvenuto.

Il suolo, risorsa che impiega migliaia di anni per formare pochi centimetri, è soggetto al continuo eccessivo sfruttamento con conseguente impoverimento del territorio e delle popolazioni che vi abitano. Il depauperamento del suolo porta alla desertificazione e alle problematiche sociali a esso connesse mentre una sua maggiore considerazione potrebbe creare nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per le realtà italiane che, con più decisione, dovrebbero passare da un’economia lineare ad un’economia circolare che possa preservare l’ambiente.

Il suolo contiene il triplo del carbone rispetto all’atmosfera contribuendo a contrastare i cambiamenti climatici, compresi quelli invisibili come l’inquinamento che lo colpisce. Ma la maggior parte delle sostanze inquinanti proviene da attività umane attraverso pratiche agricole insostenibili, attività industriali, rifiuti urbani non trattati, e da una serie di pratiche che non rispettano l’ambiente.

La tecnologia si è evoluta e gli scienziati sono in grado di identificare inquinanti precedentemente non rilevati ma allo stesso tempo questi miglioramenti tecnologici portano al rilascio di nuovi contaminanti nell’ambiente.

L’obiettivo della Giornata Mondiale del Suolo sarà, dunque, quello di considerare i rischi legati allo sfruttamento eccessivo e all’erosione del suolo, alla deforestazione e a contrastare il deterioramento.

Se non si procederà alla tutela ambientale, l’umanità potrà gestire sempre meno le risorse, sempre meno campi coltivabili e sempre meno spazi da dedicare al proprio sostentamento.

La Giornata Mondiale del Suolo deve ricordarci quanto il terreno sia indispensabile per la sopravvivenza dell’intero genere umano e di tutte le creature animali e vegetali che abitano il nostro pianeta.

[ Cristina Marcello ]