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Anno 2021 del diritto alla riparazione. Soluzioni circolari per un’economia innovativa e sostenibile

Costruire il futuro attraverso un’economia sensibile alle problematiche ambientali ed occupazionali. Nel meeting in diretta streaming, organizzato dal Movimento 5 stelle, progetti e programmi per incentivare il riutilizzo nell’anno – il 2021 – del diritto alla riparazione in Europa

L’11 gennaio in diretta streaming un meeting, dal titolo «2021 anno del diritto alla riparazione. «Soluzioni circolari per un’economia innovativa e sostenibile» ha rappresentato un’occasione di riflessione sul ruolo della «circolarità», che riconosce al rifiuto la capacità di entrare in un circolo virtuoso di riuso all’interno di una filiera che comincia con la prevenzione.

L’evento, moderato dal giornalista Raffaele Lupoli, è stato voluto e organizzato dalla on. Ilaria Fontana (Commissione Ambiente Camera Deputati, vice-Presidente MoVimento 5 Stelle); al suo fianco, per argomentare i temi della sostenibilità ambientale e non solo, si sono alternati Sergio Costa (Ministro dell’Ambiente), Stefano Patuanelli (Ministro dello Sviluppo economico), Gianluca Castaldi (Sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento), Laura D’Aprile (Direttrice generale economia circolare presso il Ministero dell’Ambiente), Silvia Grandi (Dirigente economia circolare e politiche per lo sviluppo sostenibile presso il Ministero dello Sviluppo economico), Tiziana Beghin (Capo delegazione MoVimento 5 Stelle Europa).

Gli interventi

A sintetizzare il punto di vista europeo sul riuso è stata Tiziana Beghin, Capo delegazione MoVimento 5 Stelle Europa. “Il diritto alla riparazione è un elemento fondamentale dell’economia circolare, ma purtroppo è sempre stato piuttosto trascurato”, sostiene e spiega che la produzione di rifiuti ha un impatto sia ambientale che economico. A precludere la possibilità della riparazione spesso sono le stesse case produttrici che rendono inviolabili i dispositivi prodotti. Il parlamento europeo il 25 novembre scorso ha votato una risoluzione non vincolante sulla sostenibilità del mercato unico sensibilizzando il consumatore sulle scelte di acquisto, sottolineando l’importanza del riuso, proponendo di rendere meno difficoltose le riparazioni, anche in merito alla reperibilità di pezzi di ricambio, chiedendo l’etichettatura in merito a durata e possibilità di riparazione. Queste e altre soluzioni sono state indagate senza dimenticare l’importanza di valorizzare un mercato del riciclo per una lotta alla obsolescenza. “Come parlamento abbiamo dato un chiaro indirizzo alla commissione per rafforzare la sostenibilità promuovendo il riutilizzo e la riparazione contrastando le pratiche che riducono la durata dei prodotti”, sottolinea.

Primo tentativo normativo sul tema è la direttiva, già approvata, sull’Eco-design inerente prodotti quali grandi elettrodomestici e simili.

Molte sono le campagne di sensibilizzazioni nate per il ripensamento del sistema della riparazione rivolte al consumatore.

L’on. Ilaria Fontana della Commissione Ambiente alla Camera Deputati, ha invece presentato un quadro di sintesi con le «10 R» dell’economia circolare: Rifiutare, Ripensare, Ridurre, Riusare, Riparare, Rinnovare, Ricostruire, Riutilizzare, Riciclare, Recuperare.

Ogni intervento dell’economia circolare deve avvenire a 360 gradi sul mercato. Di notevole interesse il risvolto occupazionale legato ad iniziative quali la creazione di centri specializzati di riparazione e riuso e di un mercato di parti di ricambio.

“Il diritto alla riparazione può essere anche l’anello mancante, pensate al ciclo di vita dei prodotti, proprio per preservare le risorse”, evidenzia l’onorevole.

Nasce da questi principi il Progetto di Legge in modifica al D.Lgs 152/2006 per dare degli strumenti al cittadino in merito alla promozione del riuso e della riparazione e stabilire la filiera di gestione per individuare gli operatori a livello comunale, regionale e statale, introdurre incentivi, sgravi fiscali e facilitazioni.

Una proposta di legge sull’«obsolescenza programmata» è stata presentata anche da Gianluca Castaldi, Sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento, che ha illustrato il periodo storico in cui si è sviluppata la proposta, il 2018. In quell’anno l’Autorità garante emise delle sanzioni per pratiche commerciali scorrette ad alcune grandi aziende. Quell’atmosfera aprì il dibattito in merito alle garanzie del consumatore e fu propizio per proporre il disegno di Legge, n.615, che tratta soprattutto l’obsolescenza programmata, “il disegno di Legge si proponeva uno scopo non punitivo ma certamente preventivo”, ricorda Castaldi.

L’«economia circolare» si prospetta come strada efficiente per diminuire l’impatto del binomio estrazione-rifiuto.

L’Italia è da sempre un paese che non dispone di molte materie prime, ma che ha ampie competenze nel campo della riparazione e riuso, come ha ricordato Silvia Grandi, Dirigente economia circolare e politiche per lo sviluppo sostenibile presso il Ministero dello Sviluppo economico. Il tessuto imprenditoriale e artigianale italiano ha una forte tradizione nel settore, “creatività, manualità, professionalità ci portano ad essere leader mondiali su questo e quindi un’azione anche di sensibilità e informazione è assolutamente interessante in quanto in Italia c’è un artigiano su quaranta e anche ora l’attività di riparazione, almeno ad alto valore aggiunto, è sicuramente un’attività fondamentale”, sostiene la dirigente.

In linea con il Green Deal, si vogliono promuovere meccanismi incentivanti e di tutela per il consumatore. Si vuole cercare di non ricorrere alle estrazioni, ma attingere dai materiali di riciclo, ricordando che i rifiuti hanno alto impatto ambientale. Il mercato della riparabilità è accessibile anche a chi non ha specifiche competenze, fermo restando l’importanza della condivisione del know-how e la formazione professionale.

Laura D’Aprile, Direttrice generale economia circolare presso il Ministero dell’Ambiente, ha invece ricordato le iniziative già in essere legate alle isole ecologiche, nell’ottica di intendere i processi produttivi e di consumo orientati a minimizzare gli scarti da destinare allo smaltimento: “come Ministero dell’Ambiente quindi non ci resta che supportare queste iniziative che sono ormai molto forti da parte dei cittadini”. L’economia circolare è di fatto un nuovo modo di produzione e consumo che tende ad estendere il ciclo di vita dei prodotti.

Il quadro regolatorio è ben definito, ha sottolineato Laura D’Aprile. Il Piano d’azione adottato l’11 marzo di quest’anno stabilisce strategie per la progettazione di prodotti sostenibili e un’adeguata informazione dei consumatori.

Il Ministero dell’Ambiente sta lavorando sul Piano di prevenzione dei rifiuti e sul programma nazionale dei rifiuti. Il riuso ha un forte impatto a livello di prevenzione dei rifiuti.

Si introduce anche la responsabilità del produttore che deve farsi carico del fine vita del prodotto, “la lotta all’obsolescenza passa anche da un nuovo concetto di responsabilità estesa al produttore” ribadisce D’Aprile.

Il Piano d’azione per l’economia circolare ha adottato anche sistemi di incentivazione che vengono implementati con la regolamentazione secondaria, sottolineando l’aspetto occupazionale e sociale dell’attività di riparazione dei beni.

Il diritto alla riparazione coinvolge il Ministero dello Sviluppo economico così come quello ambientale, sottolinea il gen. Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente, che commenta alcuni dati sulla previsione della richiesta di lavoratori green: il passo da economia lineare a economia circolare necessiterà di 1.600.000 operatori per il prossimo quinquennio. Nasce l’esigenza, discussa nella Legge del 2018, di dotarsi di competenze a livello di pubblica amministrazione e Stato che ha portato alla creazione di una Direzione Generale sull’economia circolare.

Il Ministro accenna anche agli indici del cruscotto green concepiti per intercettare il credito a favore delle aziende (Regolamento Europeo sulla Tassonomia – giugno 2020). “Dobbiamo fare in modo che qualsiasi impresa o azienda che si voglia misurare nel campo dell’economia circolare sia stimolata a farlo, sia aiutata, all’inizio specialmente, come tutti i periodi di transizione o di novità, per poi camminare con le gambe proprie, perché l’economia circolare possa prendere il sopravvento rispetto all’economia lineare a cui siamo storicamente abituati”, asserisce. Il regolamento anzidetto prevede degli aiutati dagli istituti di credito con delle agevolazioni che prevedono un indice di rischio più basso. Risorse significative per l’economia circolare saranno considerate anche nel piano nazionale di ripresa e resilienza.

Conclude gli interventi Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo economico, trattando il tema della necessità di accompagnare le imprese verso il cambiamento proposto prevedendo strumenti atti ad armonizzare il periodo transitorio. “Quello della sostenibilità è un tema che negli ultimi anni ha sempre più impatto, fa più presa tra le persone, tra i cittadini e credo che noi dobbiamo ragionare, il Ministero di Sviluppo e Controllo, su come accompagnare le imprese che, in termini di sostenibilità, vogliono trasformare i loro prodotti e i loro processi”, ha sottolineato Patuanelli.   

Le esigenze di sostenibilità ambientale devono essere correlate con le esigenze di sostenibilità industriale, non mancheranno quindi gli incentivi, tra i quali ne sono previsti alcuni per gli investimenti in beni materiali 4.0, per gli investimenti per ricerca e sviluppo e per l’innovazione tecnologica. Sono previsti anche altri contributi come fondi PID, finanziamenti agevolati, concessione per contributo alla spesa. Non manca, in conclusione, il riferimento ad investire attraverso il recovery fund per far fare alle imprese un salto verso una maggiore sostenibilità. 

[ Federica Pacetti ]