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IL DNA ambientale come monitoraggio: il Progetto «MeD for MeD»

Si chiama «Tutti pazzi per il Mediterraneo! – MeD for Med» il progetto lanciato da Bicocca l’Università del Crowdfunding, un sistema di monitoraggio della biodiversità marina ad impatto zero sull’ambiente in collaborazione con ISPRA e l’Università di Leeds

ll Mar Mediterraneo, il bacino idrico più ricco del globo

Il Mar Mediterraneo è un bacino unico al mondo, che ospita fino al 18% di tutte le specie marine conosciute, molte delle quali endemiche («Mollusco bivalve nacchera» (Pinna nobilis) può vivere fino a 20 anni e arrivare a 1 metro di lunghezza ed è spesso associato alla Posidonia oceanica, altro endemismo tra le piante sottomarine. Tra gli animali va segnalato il Tordo stellato (Symphodus ocellatus) che è facilmente incontrabile in immersione) sebbene costituisca solo lo 0,8% della superficie oceanica globale. Esso è posto tra Europa, Nord Africa e Asia occidentale, connesso all’Oceano Atlantico tramite lo stretto di Gibilterra e al Mar Rosso tramite il Canale di Suez; è un vero mare internazionale e lungo i 46.000 km delle sue coste vivono circa 450 milioni di persone, appartenenti a ben 20 nazionalità diverse.

Il Mediterraneo sarà anche un mare ridotto rispetto ai grandi oceani, ma le sue dimensioni in realtà non sono così piccole: ha una superficie di circa 2,51 milioni di kmq e uno sviluppo massimo lungo i paralleli (ovvero in larghezza) di circa 3.700 km.

Stenella striata (Stenella coeruleoalba): foto E. Valsecchi

L’elevata sensibilità al degrado ambientale dell’area mediterranea impatta negativamente sulle condizioni ambientali e socio-economiche, e sul livello di sicurezza umana. Questi fattori, combinati con altri, sono spesso alla base di processi migratori molto complessi. A partire dal 2011, fattori quali le primavere arabe, le crisi alimentari e lo scoppio della guerra in Siria hanno contribuito a creare un’emergenza migratoria che pone sotto pressione la frontiera euro-mediterranea. L’antropizzazione delle coste del Mediterraneo ha portato ad una diminuzione progressiva della biodiversità all’interno di questo bacino che è considerato «semichiuso» ed impiega un tempo molto lungo per il ricambio completo dell’acqua, circa 80-90 anni.

Le principali minacce che stanno mettendo a rischio specie, habitat e interi ecosistemi del nostro patrimonio naturale sono senza dubbio la crescente espansione turistica, gli sversamenti di idrocarburi, l’introduzione di specie alloctone, l’uso intensivo in agricoltura di fertilizzanti ricchi di azoto e fosforo e la conseguente eutrofizzazione delle acque, l’inquinamento causato dalle acque di scarico contenenti metalli pesanti e organoclorurati, il prelievo delle risorse ittiche caratterizzato da sovrasfruttamento e mancata applicazione di metodiche ecocompatibili.

Zero impatto sui cetacei, zero immissioni aggiuntive

La squadra di «MeD for Med» è guidata da Elena Valsecchi, ecologa molecolare del Dipartimento di Scienze Ambientali e della Terra all’Università di Milano-Bicocca che ha spiegato che: “le tracce di DNA lasciate dagli organismi marini nell’acqua saranno recuperate filtrando campioni di acqua marina nei punti in cui si intende rilevare la composizione e l’abbondanza della biodiversità e i punti di campionamento chiave, in grado di dare una visione complessiva e allo stesso tempo capillare dell’intero bacino Mediterraneo, saranno raggiunti usando traghetti di linea come piattaforma «opportunistica» di campionamento”.

Questa forma di monitoraggio rappresenta un passo avanti importantissimo nella gestione delle specie che popolano i nostri mari e può gettare le basi per l’inizio di una partnership con le varie compagnie di trasporti navali che tuttavia è già iniziata nel 2018 con la tratta pilota Livorno-Golfo Aranci in collaborazione con la Corsica-Sardinia Ferris.

Questa campagna (link http://sostieni.link/25393) ha un obiettivo economico di 7.500 euro, e con i fondi raccolti, il team di «MeD for Med» potrà estendere il tratto di mare analizzato, aggiungendo quattro nuove rotte della compagnia di navigazione italo-francese (Savona-Bastia, Bastia-Nizza, Nizza-Isola Rossa, Tolosa-Ajaccio). I campionamenti e le analisi inizieranno alla fine dell’emergenza coronavirus.

L’ecologa Valsecchi ha aggiunto: “Queste rotte coprono un’area marina più ampia e di estremo interesse biologico, che comprende anche gran parte del Santuario Internazionale dei Mammiferi Marini, dove in alcuni periodi dell’anno è facile incontrare tante specie di cetacei come la balenottera comune, le stenelle striate, i tursiopi, conosciuti anche come delfini dal naso a collo di bottiglia, i grampi, i capodogli, i globicefali”.

Il Santuario dei Cetacei Pelagos è una zona marina di 87.500 km² ed è oggi la più grande area protetta del mediterraneo ed è nata da un accordo nel 1999 tra Italia, Francia e Principato di Monaco per la protezione dei mammiferi marini che lo frequentano.

A partire da metà degli anni ’80, la comunità scientifica, alcune ONG e amministrazioni locali evidenziarono come l’utilizzo di reti pelagiche derivanti provochi la cattura accidentale di cetacei nel bacino corso-ligure; grazie alle denunce che ne sono derivate, nel 1990 il Governo italiano istituì una «zona di tutela biologica», introducendo il divieto di utilizzare reti pelagiche derivanti da parte dei pescatori italiani nelle acque internazionali e nelle acque nazionali italiane, francesi e monegasche del Mar Ligure.

[ Domenico Serafini ]