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Bioplastiche: il progetto Bio-Plastics Europe incontra i suoi stakeholder

Dalle bioplastiche arrivano modelli e soluzioni sostenibili per un’economia circolare.  Il webinar di Bio-Plastics Europe dedicato alle plastiche rinnovabili, biodegradabili e compostabili, ha messo a confronto esperti e prospettive del settore

 

Dal 24 al 26 novembre il Progetto Bio-Plastics Europe ha incontrato i suoi stakeholder per discutere sui modelli di riferimento e sulle soluzioni offerte dai biomateriali per un’Economia Circolare delle plastiche.

Il progetto Bio-Plastics Europe («Developing and Implementing Sustainability-Based Solutions for Bio-Based Plastic Production and Use to Preserve Land and Sea Environmental Quality in Europe»), finanziato dall’Unione Europea con 8,1 milioni di euro, ha come obiettivo quello di individuare strategie sostenibili e soluzioni per i prodotti realizzati con biopolimeri mettendo a punto, in tale occasione, approcci circolari per l’intera filiera delle bioplastiche.

Bio-Plastics è parte del programma Horizon 2020 creato per approntare soluzioni sostenibili che favoriscano la produzione e l’uso di plastiche rinnovabili, biodegradabili e compostabili.

Bio-Plastics Europe riunisce 21 partner di 10 Paesi europei più la Malesia, che si presenta come un «laboratorio vivente» delle soluzioni realizzate nel corso del progetto.

L’Italia parteciperà attraverso l’associazione Assobioplastiche, l’Università di Bologna e il Cnr, che aprono una finestra sulla transizione verso un’Economia Circolare la quale cambia il modo di gestire i materiali plastici. Un’opportunità per approfondire e cogliere spunti su questioni indifferibili insieme a cittadini, aziende, istituzioni, Università e Centri di Ricerca.

I Centri di ricerca impegnati nel progetto sono ben 22, università e imprese provenienti da 13 nazioni che collaboreranno fino al 30 settembre 2023 al fine di progettare prodotti innovativi ed analizzare modelli di business inerenti ai settori dell’imballaggio alimentare, dell’agricoltura, del foodservice e dei consumer goods, considerando sempre il tema della sicurezza dei materiali. Studi, dunque, che metteranno a punto nuovi test sui biopolimeri, replicabili anche a livello locale, analizzando i rischi chel’utilizzo delle bioplastiche potrebbero comportare per l’ambiente terrestre e acquatico e rilevando gli effetti prodotti dalla contaminazione attraverso i sistemi di riciclo delle materie plastiche.

Le soluzioni saranno co-progettate, co-sviluppate e co-implementate in un processo multidisciplinare, multi-stakeholder e partecipativo.

È al fine di tutelare la qualità ambientale del mare e del suolo in Europa che i principali attori del panorama della ecosostenibilità si sono dati appuntamento in videoconferenza per affrontare gli argomenti chiave e le sfide del prossimo futuro.

L’evento che ne ha permesso l’incontro è stato organizzato da Assobioplastiche, Cnr, TICASS e Università degli Studi di Bologna. Gli argomenti hanno riguardato appunto le plastiche biodegradabili e compostabili, la bioeconomia circolare e i nuovi modelli di business. L’incontro si è sviluppato in tre giornate.

Gli obiettivi della prima giornata di martedì 24 novembre sono stati quelli di raccogliere informazioni e riflessioni in rapporto alla situazione italiana connessa alle sfide dell’Economia Circolare nonché di illustrare i modelli di Bioeconomia Circolare nei quali analizzare una maggiore efficienza delle risorse attraverso un utilizzo più utile per la lotta ai cambiamenti climatici. In particolare, ci si è concentrati su come rafforzare la fertilità nei suoli portando all’attenzione del pubblico i campioni nazionali di circolarità vincenti per avviare modelli innovativi che rappresentino l’esempio dell’Italia in Europa.

L’ing. Carmine Pagnozzi, Direttore Assobioplastiche, raggiunto telefonicamente a in conferenza, ha espresso la propria soddisfazione: “Abbiamo registrato un altissimo numero di partecipanti molto attivi, intervenuti con domande e momenti di approfondimento. L’obiettivo della tre giorni è comprendere come nuovi modelli di bioeconomia circolare possano offrire nuove sfide e sviluppare nuovi strumenti, come nel caso delle plastiche compostabili che, in specifici settori, possono essere assolutamente funzionali e fondamentali. La sostituzione uno a uno non può essere totalizzante, la plastica tradizionale esiste e continuerà ad avere dei vantaggi in determinati modelli mentre le plastiche compostabili forniscono altre soluzioni per specifici settori. Bisogna intervenire laddove la sostituzione è possibile, come nel caso delle applicazioni nel settore agrifood. Per agricoltura e imballaggi il compostabile è necessario, l’attenzione deve tornare al suolo e sottosuolo”.

Riferendosi a Bio-Plastics Europe, Pagnozzi sottolinea che “il progetto europeo analizza le strategie focalizzandosi alla sostenibilità e mettendo sul tavolo i contributi di innovazioni tecniche, policy e modelli di business. L’Italia è all’avanguardia in tal senso e le imprese, occupandosi del fine vita dei prodotti, possono sviluppare innovazioni e opportunità di lavoro. È il caso della produzione dei sacchetti in plastica prima della legge 2012. Le buste per la spesa venivano prodotte in Sud Est Asiatico ma, dopo la legge che ha previsto l’uso dei sacchi monouso compostabili in assenza dei sacchi riutilizzabili, l’Italia ha avviato la produzione interna, senza rivolgersi al mercato estero che non era preparato alla produzione di sacchi compostabili. Un nuovo modello di business dunque che ha creato produzione e lavoro nel nostro Paese”.

Tra le numerose dimostrazioni presenti sul mercato attuale l’Italia ha avuto un ruolo rilevante riconoscendo nella bioeconomy un contributo sostanziale all’intero sistema produttivo ed al relativo consumo.

La seconda giornata, svoltasi mercoledì 25 novembre, ha riguardato i casi studio di applicazione nel settore dell’Agrifood promuovendo attraverso network scientifici ed economici, l’allineamento dei processi e i risultati della ricerca con i valori, bisogni ed aspirazioni della società nelle sue componenti rilevanti come aziende e consorzi di settore e i cittadini in qualità di stakeholder.  

Attraverso la testimonianza di ricercatori ed imprenditori, sono state proposte riflessioni sulle soluzioni innovative offerte dalle bioplastiche bio-based compostabili e/o biodegradabili. La discussione ha focalizzato il ruolo strategico che tali materiali rivestono nelle applicazioni agro-alimentari, come imballaggi per alimenti e prodotti per l’agricoltura, involgendo il tema della sicurezza per l’uomo, dell’eco-sostenibilità ambientale e dell’economia circolare.

Il terzo giorno, giovedì 26 novembre, ha chiuso l’evento con l’analisi dei modelli di business per la sostenibilità.

È ormai sotto gli occhi di tutti che l’ingente presenza di plastiche nei mari rappresenta un vero problema per la salute dell’ambiente e la consapevolezza del consumatore ha reso possibile una maggiore domanda di plastiche bio-based e compostabili. Questi materiali, infatti, attraverso processi di compostaggio industriale, possono ricevere una migliore gestione ritornando alla terra come fertilizzante naturale. Tra i settori maggiormente coinvolti rientra sicuramente quello del packaging.

L’incontro della giornata di giovedì ha messo a confronto alcuni esperti al fine anche di illustrare l’impegno dimostrato dall’Italia.

Secondo le stime dell’Unione Europea, sono circa 100.000 le tonnellate che ogni anno finiscono nei mari europei, considerando nelle aree costiere ed il numero sale se si considerano le zone interne, le navi mercantili e i pescherecci.

Il mondo del commercio e dell’industria, ormai, non può fare a meno della plastica e nella nostra quotidianità è inevitabile farne uso. La bioplastica costituirebbe, dunque, una valida alternativa riducendo notevolmente l’impatto ambientale. Sembra, pertanto, che le imprese stiano rispondendo a questa richiesta da parte dei consumatori, anch’esse consapevoli che l’inquinamento in plastica è una minaccia particolarmente seria per l’ecosistema.

 [ Cristina Marcello ]

 

[ Bioplastica: cosa, come e perché ]

 

Le bioplastiche, che rappresentano una piccola parte della famiglia delle plastiche, hanno registrato negli ultimi anni una crescita significativa. Con tale termine si intende tutto l’insieme delle plastiche di origine rinnovabile e quelle biodegradabili e compostabili presenti oggi sul mercato.

In particolare, le bioplastiche sono raggruppabili in 3 categorie:

  • bioplastiche non biodegradabili a base interamente o parzialmente bio (PE, PET, PA, PTT biobased, rispettivamente polietilene, polietilene tereftalato, poliacrilato, politrimetilene tereftalato a base bio);
  • bioplastiche biodegradabili e a base bio (PLA, PHA, PBS e Starch blends, rispettivamente acido polilattico, poliidrossialcanoati, polibutilene succinato e miscele di amido a base bio);
  • bioplastiche basate su risorse fossili e biodegradabili (PBAT, polibutirrato-adipato-tereftalato).

Non possono considerarsi bioplastiche, pertanto, i materiali plastici non biodegradabili basati su risorse fossili.

Le bioplastiche possono essere ottenute da vari tipi di materia prima:

  • canna da zucchero, melassa e oli vegetali (produzione di BioPET, BioPE, BioPA ecc.; né biodegradabili né compostabili);
  • amido di mais, barbabietola da zucchero, tapioca (produzione di PLA; biodegradabile e compostabile);
  • amido di mais, canna da zucchero, barbabietola da zucchero, biomasse (PHA; biodegradabile e compostabile);
  • fibra di legno, canapa, lino, bambù ecc.; (biocompositi; sono biodegradabili e compostabili).

I vantaggi delle bioplastiche sono evidenti in termini di riduzione di impatto ambientale nonché di maggiore facilità di riciclaggio. I rifiuti in bioplastica biodegradabile, infatti, hanno tempi di degradazione più rapidi rispetto a quelli in plastica tradizionale i quali impiegano centinaia di anni per degradarsi.

La norma europea UNI EN 13432 stabilisce che le bioplastiche, nel normale ciclo di compostaggio, devono decomporsi per il 90% nel giro di 3 mesi e dopo 6 mesi devono essere digerite dai microrganismi per il 90%.

Le bioplastiche, inoltre, si riciclano con maggiore facilità con il deposito in discarica per quelle biodegradabili sostituendosi alla procedura tramite termovalorizzatori. Tutto questo comporta tempi più rapidi riducendo i processi necessari allo smaltimento e conseguenti vantaggi economici.