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Le origini dei cambiamenti climatici

riscaldamento globale

La causa antropica non è la sola che può giustificare le mutazioni del clima. Dati e considerazioni sugli elementi in gioco

I Media e numerosi scienziati, o ritenuti tali, danno spesso per scontato che i cambiamenti climatici siano opera dell’uomo e in particolare dipendano dalle emissioni di CO2, come gas serra, nell’atmosfera.

In realtà la cosa non è scientificamente provata, nel seguito sono riportati, in ordine casuale, una serie di elementi e di argomenti, comunemente non noti o ignorati, che possono mettere in discussione e a riflettere su tale presunta certezza:

• il clima locale di un’area più o meno estesa non va confuso con il clima globale che riguarda invece l’intero globo;

• Clima Globale è una dizione impropria, si dovrebbe parlare di un Cambiamento Globale del Clima;

• la superficie terrestre è per più del 70% coperta dal mare e che solo il 30% è fatta di terra ferma di cui solo una modesta frazione (meno del 25%) fortemente antropizzata;

• l’uso massiccio di energia nelle zone antropizzate, in massima parte prodotta con i combustibili fossili, è certamente responsabile del cambiamento del clima locale.

• il parametro principale per valutare il clima globale è la temperatura globale media. Altri parametri sono la copertura di neve e ghiaccio e la variazione del livello dei mari, ma essi sono strettamente legati alla Temperatura globale media: se questa aumenta, il livello del mare cresce sia per lo scioglimento di neve e ghiaccio sia per la dilatazione dell’acqua liquida;

• dalla fine dell’ultima glaciazione il livello del mare è cresciuto di circa 120 metri, il grosso della crescita è avvenuto tra 14.000 e 6.000 anni fa attualmente cresce ancora ma molto più lentamente, circa 2-3 mm/anno, e non mostra particolari segni di accelerazione;

• le emissioni di CO2 antropica costituiscono oggi meno del 5% delle totali immissioni di CO2 in atmosfera;

• dal 1750 l’aumento di concentrazione di CO2 nell’atmosfera è continuo, ma molto irregolare: alcuni anni è più del triplo di altri, mentre le emissioni antropiche crescono leggermente, ma abbastanza regolarmente, di anno in anno;

• la concentrazione di CO2 nell’acqua degli oceani è molto legata alla temperatura: più questa cresce minore è la concentrazione di CO2, tale concentrazione ha iniziato a crescere verso il 1750, ben prima che ci fossero significative emissioni antropiche, iniziate solo più di un secolo dopo;

• anche la concentrazione di CH4, gas serra ben più potente della CO2, ha iniziato a crescere dall’inizio del 1700 quando le coltivazioni intensive non esistevano e l’allevamento degli animali era molto limitato;

• il ciclo del carbonio riguarda non solo la CO2, che forse ne è l’aspetto meno importante, quanto quello delle enormi esalazioni di CH4 essenzialmente ovunque, con diversa intensità in aree diverse, ecc. La biosfera svolge un ruolo cruciale e fondamentale sia come sorgente sia come pozzo di smaltimento;

• la concentrazione di CO2 varia abbastanza uniformemente tra i due emisferi nord e sud, mentre le emissioni antropiche sono concentrate al 90% nell’emisfero nord; la barriera equatoriale è piuttosto rigida e solo i gas e il particolato leggero a vita abbastanza lunga riescono col tempo a passare tra i due emisferi;

• negli anni tra il 1973 e il 1986 ci fu un forte rallentamento nelle emissioni antropiche di CO2, non è stato rilevato alcun rallentamento significativo nella crescita della CO2 in atmosfera;

Temperatura globale NASA

• l’insieme di tutti questi rilievi fa sospettare che almeno corresponsabile della crescita della concentrazione di CO2 sia un fenomeno naturale e non solo l’azione dell’uomo;

• le serie storiche relative alle glaciazioni degli ultimi 400.000 anni evidenziano che, in generale, è l’aumento di Temperatura globale media che precede l’aumento di concentrazione della CO2 in atmosfera e non viceversa;

• ci sono evidenze storiche negli ultimi mille anni, che mostrano in modo inconfutabile che l’attività solare gioca un ruolo non marginale sul clima terrestre, malgrado il flusso di energia solare che giunge sulla terra sia variato molto poco e non giustifichi direttamente alcun effetto sulla Temperatura globale media. Ci sono evidentemente sistemi di amplificazione di tale influenza per ora non chiaramente conosciuti. L’effetto più evidente è quello dei cicli delle macchie solari: tutte le volte che le macchie solari aumentano e concomitantemente i relativi cicli si intensificano (accrescendo la loro frequenza) la Temperatura globale media tende ad aumentare e viceversa;

• l’evoluzione della concentrazione di CO2 in atmosfera comparata con le emissioni antropiche, la mancanza a livello sperimentale di un evidente legame tra variazione della concentrazione di CO2 in atmosfera con la Temperatura globale media e un legame invece evidente tra attività solare e la stessa Temperatura globale media fanno pensare che le emissioni antropiche di CO2 non giochino un ruolo importante sul clima globale terrestre.

Gli elementi di cui sopra non devono peraltro in nessun caso costituire un alibi per giustificare il non intervento, al contrario è indispensabile intervenire al più presto e in modo decisamente drastico per limitare le emissioni inquinanti, che determinano una serie di inconvenienti e minacce per l’uomo e per l’ambiente.

Un’ultima osservazione, non siamo in grado di prevedere il tempo meteorologico fra 30 giorni e pretendiamo di prevedere i cambiamenti climatici fra 10, 20, 50 o 100 anni? La scienza attualmente non ne è in grado e forse non lo sarà neppure in futuro.

Per concludere pur nell’attuale situazione di incertezza non si può denunciare la serietà di problemi di questo tipo e rinunciare ad un piano di azioni proporzionato alla serietà della questione.

Problema demografico e risorse disponibili

Il problema dei cambiamenti climatici non è il solo, il problema demografico è ancora più preoccupante di quello della CO2. Infatti il problema della crescita della temperatura, riconducibile all’accumulo della CO2, è più un problema di spartizione di benefici e danni (forse Venezia va sommersa, ma magari la Siberia diventa temperata e fertile) ma quello demografico è un problema «totale», perché la questione potrebbe essere non solo quale sarà la nuova ripartizione delle risorse, ma addirittura se il totale basterà o meno per tutti. Non è credibile infatti che l’ineguale distribuzione attuale delle risorse possa durare a lungo: basta pensare ai flussi migratori in corso e alle tensioni che ne seguono. La difficoltà sta nella circostanza che per contenere la crescita demografica occorre lo sviluppo e che lo sviluppo con l’attuale livello di popolazione rischia di diventare incompatibile con i vincoli ambientali.

Giancamillo Ambrosini
[29 Lug 2016]