Home Ambiente Cambiamenti Climatici L’effetto ser...

L’effetto serra antropogenico non esiste

Franco Battaglia
Franco Battaglia

di Franco Battaglia • Nel processo virtuale ai responsabili del riscaldamento globale sul banco degli imputati: l’uomo. Ricerche e valutazioni dei fenomeni passati dimostrerebbero però la sua estraneità ai fatti…


 

Quella del riscaldamento globale (RG) antropogenico è la più grande mistificazione degli ultimi 20 anni. Qui la parola chiave è «antropogenico»: il riscaldamento globale attuale è reale, nel senso che la temperatura media globale è, oggi, più elevata di quella di 300 anni fa, ma l’uomo non c’entra niente. L’attuale RG cominciò, infatti, alla fine del 1600 quando l’industrializzazione non esisteva e la popolazione mondiale era meno di 1 miliardo di anime e ha continuato sino al 1940, quando l’industrializzazione era ancora nella sua infanzia e limitata a pochissime nazioni e la popolazione mondiale meno di un terzo della odierna. Per più di tre decenni, dal 1940 fino al 1975, invece, in pieno boom economico e demografico, la temperatura scese (tanto da far temere, a metà degli anni Settanta, il rischio di una imminente era glaciale), ma riprese a salire in piena recessione economica. Insomma, l’attuale RG è occorso in tempi incompatibili con la teoria della sua causa antropica. Ma è occorso anche in luoghi incompatibili con quella teoria: se il riscaldamento a terra fosse dovuto all’aumento di gas serra in atmosfera, allora, per il meccanismo stesso dell’effetto serra, se ne dovrebbe osservare uno quasi triplo ad alcuni chilometri sopra le nostre teste, ma le sonde su palloni aerostatici e i satelliti osservano nella troposfera non un riscaldamento, men che meno triplo, ma un rinfrescamento.

Corsi e ricorsi di riscaldamento…

Variazioni di temperatura ci sono sempre state. Se andiamo indietro nel tempo, il Pianeta patì la piccola era glaciale tra il 1400 e il 1700. E tra il 1100 e il 1300 ci fu quel che i climatologi chiamano periodo caldo medioevale, con temperature di 2-3 gradi superiori a quelle odierne. Andando ancora indietro nel tempo, sino all’età del bronzo, vi fu quel che i geologi chiamano massimo Olocenico, con temperature, per oltre 2 millenni, notevolmente superiori a quelle odierne.

Chi ritiene antropica la causa dell’attuale RG fonda tutto il proprio ragionamento su due fatti, entrambi veri: la CO2 è un gas-serra e, secondo le misure eseguite sulle carote di ghiaccio estratte dai ghiacciai polari, si osserva correlazione tra le variazioni di concentrazione di CO2 occorse nel passato e le variazioni di temperatura. Va innanzitutto detto che «correlazione» non significa «relazione di causa-effetto». Per intenderci: esiste una forte correlazione tra il canto del gallo e il sorgere del sole, ma questo non sorge perché il gallo ha cantato. Più precisamente, le analisi sulle carote di ghiaccio estratte dai ghiacciai polari dimostrano, in modo inequivocabile, che quella correlazione esiste davvero, ma procede nella direzione opposta a quella che darebbe sostegno alla causa antropica del RG attuale: ogni aumento (diminuzione) di concentrazione di CO2 ha seguito e non preceduto il corrispondente aumento (diminuzione) di temperatura, con sfasamenti anche di 800 anni: l’aumento di CO2 non può essere stato la causa del riscaldamento ma, semmai, fu il riscaldamento la causa dell’aumento di CO2.

Il sole protagonista

Ma da dove era venuta la CO2 e, soprattutto, da dove il riscaldamento? La risposta alla prima domanda è facile: i più potenti emettitori sono gli oceani, enormi serbatoi di CO2 in essi disciolta (di fatto, una buona metà delle emissioni antropiche è dagli oceani assorbita) e pronta ad essere immessa in atmosfera non appena la temperatura superficiale delle acque aumenta. Se non fu la CO2, chi o cosa avrebbe causato i RG occorsi nel passato? E perché è improbabile che siano le attività antropiche la causa del riscaldamento attuale (che ripetiamo, non ha nulla di eccezionale, avendo il Pianeta goduto di caldi ben maggiori)? Bisogna innanzitutto essere consapevoli che tutte le attività degli oltre 6 miliardi di esseri umani sono un nonnulla rispetto all’attività di quel gigante, lassù nel cielo, che è il nostro sole. Le macchie solari sono, sappiamo oggi, intensi campi magnetici che appaiono durante periodi d’elevata attività solare, ma per secoli e da molto prima che se ne conoscesse la natura gli astronomi ne hanno registrato il numero, e dai dati raccolti si può notare che nel periodo della piccola era glaciale vi fu una drastica riduzione nel numero delle macchie solari (minimo di Maunder, dal nome dell’astronomo inglese che osservò la circostanza). Quanto il numero di macchie solari sia un attendibile indicatore del clima lo scoprirono il ricercatore danese Friis-Christensen e i suoi collaboratori, che nel 1991 dimostrarono la stretta correlazione tra attività solare e temperatura globale in tutto il periodo compreso fra il 1860 e il 1990. Per escludere che quella correlazione fosse una semplice coincidenza, andarono indietro nel tempo per altri 400 anni e, di nuovo, accertarono la stretta correlazione tra attività solare e temperatura globale. Un’ulteriore conferma di quanto la CO2 sia ininfluente nella determinazione del nostro clima si ebbe nel 2005, quando geofisici di Harvard pubblicarono le registrazioni di temperatura artiche durante gli ultimi 100 anni e, con esse, le variazioni di concentrazione di CO2 e le variazioni di attività solare registrate indipendentemente da altri ricercatori: la correlazione tra quest’ultima e le temperature era perfetta, mentre nessuna correlazione si osservò tra le temperature e la CO2. Ancora una volta, l’inevitabile conclusione è che è il sole ciò che guida il nostro clima, mentre la CO2 è irrilevante.

Il ruolo delle nuvole

Il sole influenza il clima non solo, direttamente, col suo calore ma anche, indirettamente, attraverso le nuvole, che hanno un potente effetto rinfrescante. Le masse di nuvole si formano anche grazie all’interazione del vapore acqueo dagli oceani con le particelle di raggi cosmici provenienti dall’esplosione di stelle lontane giunte alla fine della loro vita: le molecole di vapor d’acqua colpite dai raggi cosmici diventano nuclei di condensazione da cui si formano le nuvole. Quando il sole è più attivo, cioè quando il campo magnetico da esso è più intenso, i raggi cosmici (che sono particelle elettricamente cariche) sono maggiormente deviati da quel campo magnetico: ne consegue un più debole flusso cosmico cui corrisponde una minore formazione di nuvole e quindi un maggiore riscaldamento. La potenza di questo effetto è diventata chiara solo recentemente, dopo che si sono confrontate, nel corso degli anni, le temperature globali con il flusso di raggi cosmici, scoprendo, ancora una volta, una stretta correlazione tra temperatura globale e flusso cosmico, con la prima che aumenta ogni volta che il secondo diminuisce, e viceversa: il clima è controllato anche dalle nuvole, queste sono controllate dal flusso di raggi cosmici a sua volta controllato dall’intensità del campo magnetico dal sole, cioè dall’attività della nostra stella.

Insomma, la congettura antropogenica del RG dovrebbe essere oggi considerata pura speculazione metafisica sconfessata dai fatti reali. Perché mai, allora, ne siamo ancora tutti bombardati come se fosse un fatto indiscutibile? Il terrore diffuso attira l’attenzione dei media, e ciò incrementa il flusso di risorse, che a sua volta viepiù foraggia la propaganda politica, in un vortice senza fine. Il solo budget annuale americano sulle ricerche dei cambiamenti climatici è salito da 200 milioni a 4 miliardi di dollari in 15 anni; si sono creati nuovi «posti di lavoro», occupati da persone prive di alcuna competenza specifica nel campo della climatologia, ma che traggono così di che vivere. Il vortice è oggi ingigantito dagli interessi per la diffusione delle tecnologie eolica e fotovoltaica che, costosissime e prive di alcun valore nella produzione d’energia elettrica nel mondo reale, possono essere mantenute in vita solo grazie a questo clima di terrore.

 

Franco Battaglia

Docente di Chimica Ambientale, Università di Modena
Membro del N-Ipcc (Non-governmental International panel on climate change) – fbattaglia@unimo.it