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Per il Mediterraneo, una «sacrosanta» alleanza!

Cambiamenti climatici

Legambiente, in nome della lotta ai cambiamenti climatici, in favore di un nuovo modello energetico rinnovabile e di nuove opportunità economiche, da Palermo incita all’alleanza tra i Paesi del Mediterraneo

 

•• Che l’alleanza in nome del Mare nostrum abbia inizio! Questo incoraggia l’associazione ambientalista Legambiente che, nella strategia di azioni e politiche comuni per un’economia del Mediterraneo a basse emissioni di carbonio, vede la sola concreta possibilità di combattere i cambiamenti climatici e di offrire una significativa risposta alla richiesta impellente di creare nuove opportunità economiche dal punto di vista dell’occupazione, dell’innovazione e dello sviluppo di tecnologie pulite, in sintesi, di permettere una crescita compatibile con il rispetto del territorio e della popolazione.

A fare il punto su questo programma di strategica alleanza mediterranea, il dibattito tenutosi in occasione del convegno internazionale «Il Mediterraneo e i cambiamenti del clima» organizzato da Legambiente con il patrocinio del Comune di Palermo. Intorno al tavolo di discussione, allestito ai Cantieri culturali alla Zisa, si sono accomodati i rappresentanti istituzionali e di Ong della Tunisia, di Malta, del Marocco, della Grecia, della Spagna, della Francia e della Corsica. Un appuntamento inserito nell’ambito del progetto «More and Better Europe», organizzato in collaborazione con Concord e cofinanziato dalla Commissione Europea e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Il nostro obiettivo è di mettere al centro del dibattito europeo questi temi per promuovere una visione unica per il Mediterraneo, chiamato sempre più a un ruolo da protagonista in questa grande sfida – afferma Vittorio Cogliati Dezza, Presidente di Legambiente -. L’incontro di oggi arriva tra l’altro in un momento importante. Il 22 e 23 ottobre prossimo, infatti, l’UE fisserà i propri obiettivi al 2030 per il clima e l’energia, mentre per il prossimo anno alla Cop21 di Parigi si dovrà arrivare a un accordo internazionale sul clima. È evidente come l’Europa debba necessariamente avviare piani d’intervento importanti per l’area del Mediterraneo, in stretta collaborazione con il fronte sud ed est. Per fare questo però dall’Europa ci aspettiamo innanzitutto un approccio coerente e ambizioso, che richiede obiettivi legalmente vincolanti sia per la riduzione delle emissioni di gas serra, che per le rinnovabili e l’efficienza energetica. Solo così si potrà garantire una reale transizione verso un sistema energetico a zero emissioni di carbonio”.

I dati ONU intonano l’S.O.S.

Un triste primato hanno raccontato il mese scorso i dati diffusi dall’Onu: nuovo record di gas a effetto serra nell’atmosfera nel 2013. Al contempo, una diminuzione rapida della capacità della terra e degli oceani di assorbirli. In virtù di questa nuova «emergenza dell’emergenza» Legambiente rinnova gli appelli: urge una trasformazione del sistema energetico con una significativa riduzione dell’uso di energia e una forte espansione delle fonti rinnovabili. In sostanza, un incoraggiamento a perseverare nelle sagge pratiche in parte già in uso: dall’esplosione delle rinnovabili, all’efficienza energetica come fattore di competizione internazionale, da nuovi brevetti e produzioni che parlano concretamente di un’economia low carbon, all’espansione di stili di vita e di mobilità a basso impatto energetico e alla diffusione di una domanda di innovazione tecnologica per ridurre le emissioni di CO2.

La nostra visione è quella di un Mediterraneo unito per affrontare il grande cambiamento che riguarda il modello energetico – aggiunge Edoardo Zanchini, vice-Presidente di Legambiente -. Con più urgenza, inoltre, c’è la necessità di preparare i territori e le comunità ai cambiamenti del clima, con tutti i rischi che una prospettiva di aumento della temperatura del Pianeta avrebbe in particolare sulle città e i milioni di cittadini che si affacciano sul mediterraneo. Una politica dell’adattamento diventa sempre più immediata, ad esempio, per i circa 6 milioni di profughi ambientali che ogni anno sono costretti ad abbandonare le proprie case e i luoghi dove sono nati e cresciuti a causa di eventi come uragani, tsunami, terremoti o alluvioni. Un fenomeno, quest’ultimo, che per il 2050, secondo le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), potrebbe riguardare 200/250 milioni di persone. Uomini e donne invisibili – conclude Zanchiniprivi di tutele giuridiche, che vivono un dramma di cui si parla troppo poco e per cui non si fa quasi nulla per contrastarlo. Anche per questo il clima è una chiave per parlare di solidarietà tra popoli e di risposte all’emergenza umanitaria e di immigrazione”.


Roberta Di Giuli
[9 Ott 2014]