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CLIMATE CHANGE 2021: il clima che muta

L’ultimo rapporto del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) evidenzia l’andamento dei cambiamenti climatici – che risultano sempre più diffusi, rapidi e veloci – delinea gli scenari futuri e valuta le possibili soluzioni che siamo ancora in tempo ad adottare. Forse…

 

195 governi, membri del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, nel corso di una sessione virtuale che si è tenuta per due settimane dal 26 luglio, hanno approvato il Rapporto del Gruppo di Lavoro 1 dell’IPCC, Cambiamenti Climatici 2021 – Le basi fisico-scientifiche. Il rapporto del Gruppo di Lavoro 1 è la prima parte del Sesto Rapporto di Valutazione (AR6) dell’IPCC, che sarà completato nel 2022.

Nero su bianco una fotografia dal rigore scientifico del clima che muta. In ogni regione e in tutto il sistema climatico gli scienziati rilevano cambiamenti nel clima della Terra. Cambiamenti che sono senza precedenti se guardiamo a ritroso per migliaia, se non per centinaia di migliaia di anni. Cambiamenti che in alcuni casi – come il continuo aumento del livello del mare – sono irreversibili in centinaia o migliaia di anni.

Il Pianeta è dunque irreversibilmente giunto al capolinea? Dipende! Forti e costanti riduzioni di emissioni di anidride carbonica (CO2) e di altri gas serra – affermano gli scienziati – limiterebbero i cambiamenti climatici. Però ci sono le tempistiche da valutare: se infatti, grazie a queste riduzioni, si registrerebbero presto i benefici per la qualità dell’aria, per vedere le temperature globali stabilizzarsi potrebbero volerci 20-30 anni!

“Questo rapporto riflette sforzi straordinari in circostanze eccezionali”, ha detto Hoesung Lee, Presidente dell’IPCC. “Le innovazioni contenute in questo rapporto e i progressi nella scienza del clima che esso riflette, forniscono un contributo inestimabile ai negoziati sul clima e ai processi decisionali”.

Correre ai ripari 

È comunque fuori da ogni portata, secondo gli esperti del Rapporto, limitare il riscaldamento di circa 1,5 °C o 2 °C se non ci saranno riduzioni immediate, rapide e su larga scala delle emissioni di gas serra.

Il Rapporto mostra come le emissioni di gas serra provenienti dalle attività umane siano responsabili di circa 1,1 °C di riscaldamento rispetto al periodo 1850-1900. Quindi mediamente nei prossimi 20 anni la temperatura globale dovrebbe raggiungere o superare 1,5 °C di riscaldamento. “Questo rapporto è un riscontro oggettivo (reality-check)”, ha detto la co-Presidente del Gruppo di Lavoro 1 dell’IPCC, Valérie Masson-Delmotte. “Ora abbiamo un quadro molto più chiaro del clima passato, presente e futuro, che è essenziale per capire dove siamo diretti, cosa si può fare e come ci possiamo preparare”.

Ogni regione del pianeta fa i conti oggi con i cambiamenti climatici, anche se non tutti alla stessa maniera. Il riscaldamento globale si avverte in alcune zone più che in altre. Ad esempio, il riscaldamento sulla superficie terrestre nell’Artico è più del doppio rispetto alla media globale.

I cambiamenti climatici stanno già influenzando ogni regione della Terra, in molteplici modi. I cambiamenti che stiamo vivendo aumenteranno con un ulteriore incremento del riscaldamento”, ha detto il co-Presidente del Gruppo di Lavoro 1 dell’IPCC, Panmao Zhai.

Dalle analisi del rapporto emerge che nei prossimi decenni un aumento dei cambiamenti climatici è atteso in tutte le regioni. Con 1,5 °C di riscaldamento globale, ci si attende un incremento del numero di ondate di calore, stagioni calde più lunghe e stagioni fredde più brevi. Con un riscaldamento globale di 2 °C, gli estremi di calore raggiungerebbero più spesso soglie di tolleranza critiche per l’agricoltura e la salute.

Gli altri fattori destinati al cambiamento

La temperatura non è l’unico elemento in gioco. Ci saranno cambiamenti nei valori dell’umidità, nei venti, nella neve e nel ghiaccio, nelle aree costiere e negli oceani.

Così possiamo semplificare i fenomeni che gli scienziati prevedono:

  • I cambiamenti climatici stanno intensificando il ciclo dell’acqua. Questo porta, in alcune regioni, piogge più intense e inondazioni ad esse associate, in molte altre regioni porta maggiore siccità.
  • I cambiamenti climatici stanno influenzando gli andamenti delle precipitazioni. Alle alte latitudini è probabile che le precipitazioni aumentino, mentre ci si attende che diminuiscano in gran parte delle regioni subtropicali. Sono attesi cambiamenti nelle precipitazioni monsoniche, con variazioni nelle diverse regioni.
  • Per le aree costiere ci si attende un continuo aumento del livello del mare per tutto il XXI secolo che contribuirebbe a inondazioni costiere più frequenti e gravi nelle aree basse rispetto al livello del mare e all’erosione delle coste. Eventi estremi riferiti al livello del mare che prima si verificavano una volta ogni 100 anni, entro la fine di questo secolo potrebbero verificarsi ogni anno. Un ulteriore riscaldamento intensificherà lo scioglimento del permafrost, la perdita della copertura nevosa stagionale, lo scioglimento dei ghiacciai e della calotta polare, e la perdita del ghiaccio marino artico estivo.
  • I cambiamenti nell’oceano quali il riscaldamento, le più frequenti ondate di calore marino, l’acidificazione degli oceani e la riduzione dei livelli di ossigeno in mare sono stati chiaramente collegati all’influenza umana, si legge nel rapporto. Questi cambiamenti influenzano sia gli ecosistemi marini che le persone che dipendono da essi, e continueranno almeno per il resto di questo secolo.
  • Per le città, alcuni aspetti dei cambiamenti climatici possono risultare amplificati. Tra questi, le ondate di calore (le aree urbane sono di solito più calde dei loro dintorni), le inondazioni dovute a forti precipitazioni e l’aumento del livello del mare nelle città costiere.

Il Sesto Rapporto di Valutazione fornisce una valutazione dei cambiamenti climatici su scala regionale più dettagliata rispetto al passato. Per la prima volta il rapporto include un focus sulle informazioni utili per valutazione del rischio, l’adattamento e altri processi decisionali che sono di aiuto nel tradurre i cambiamenti fisici del clima – calore, freddo, pioggia, siccità, neve, vento, inondazioni costiere e altro – nei loro significati più diretti per le società e per gli ecosistemi.

Queste informazioni regionali possono essere esplorate in dettaglio nel nuovo Atlante interattivo (https://interactive-atlas.ipcc.ch/), dove sono disponibili anche schede sulle regioni, il riassunto tecnico e il rapporto che è alla base del materiale fornito.

L’influenza umana sul clima passato e futuro

È chiaro da decenni che il clima della Terra stia cambiando, e il ruolo dell’influenza umana sul sistema climatico è indiscusso”, ha detto Valérie Masson-Delmotte. Il nuovo rapporto riflette anche importanti progressi nella scienza dell’attribuzione – la comprensione del ruolo dei cambiamenti climatici nell’intensificazione di specifici eventi meteorologici e climatici come ondate di calore estreme e precipitazioni intense.

Il rapporto mostra anche che le attività umane hanno ancora il potenziale per determinare il corso del clima futuro. È chiara l’evidenza scientifica che mostra che l’anidride carbonica (CO2) è il principale motore dei cambiamenti climatici, anche se altri gas serra e inquinanti atmosferici contribuiscono a influenzare il clima. “Stabilizzare il clima richiederà riduzioni forti, rapide e costanti delle emissioni di gas a effetto serra, e raggiungere emissioni nette di CO2 pari a zero. Limitare altri gas serra e inquinanti atmosferici, specialmente il metano, potrebbe avere dei benefici sia per la salute che per il clima”, ha concluso Panmao Zhai.

[ Roberta Di Giuli ]

 

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