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Ecosistemi: precari se piccoli e giovani, più stabili quando grandi e vecchi

Il modello biologico deriva dallo studio del lago di Ocrida, il più antico d’Europa. L’Università di Pisa partner della ricerca pubblicata su «Science Advances»

 

Un lago pieno di storia e di biodiversità

Quando l’Iddio creò il lago di Ohrid disse: “Ho creato il posto più bello del mondo ma la gente è peccatrice e non può vivere in pace sulle rive del lago. Così creerò un mostro che l’abiterà”. Questa frase è rimasta all’interno della cultura popolare per molto tempo tanto che nessuno osava avvicinarsi al lago.

Un giorno un ragazzo chiamato «Struga» si immerse nel lago per combattere questo mostro che ebbe la meglio sul ragazzo spingendo però con il suo gesto gli abitanti a sfidare il mostro, e trovarono il coraggio di costruire un paesino vicino alla riva che chiamarono Struga in onore del giovane eroe.

Tuttavia all’interno del lago si trovano anche i resti di una città illirica del clan degli Enkelejdi, sepolta nella profondità del lago in seguito ad un terremoto.

Questa piccola introduzione ci permette di capire come il lago abbia già qualcosa di speciale all’interno della sua storia ed infatti rappresenta oggi l’ambiente lacustre con il maggior numero di specie endemiche al suo interno, in tutta Europa. Per questo suo interesse naturalistico il lago è stato dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1979.

All’interno del contesto ecologico spesso si sente dire che più un ecosistema è piccolo e giovane più è «precario» a livello di specie che si evolvono e si estinguono, più diventa grande e vecchio tanto più le specie si stabilizzano per numero e longevità;  la dimostrazione di questo fenomeno non è spesso però cosi immediata e quindi  un gruppo internazionale di ricercatori fra cui il professore Giovanni Zanchetta del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa ha cercato di definire un modello biologico tramite uno studio sul lago di Ocrida.

“Il lago è un incredibile laboratorio naturalespiega Zanchettavecchio di ca. 1,4 milioni di anni e situato al confine tra Albania e Repubblica della Macedonia del Nord, non rappresenta solo il lago più antico d’Europa, ma con il suo patrimonio di 300 specie endemiche è anche quello con la maggior biodiversità”.
Per studiare la dinamica evolutiva del lago di Ocrida, a partire dal momento della sua formazione, i ricercatori hanno combinato i dati paleoambientali e paleoclimatici con l’analisi di oltre 150 specie di diatomee fossili. In particolare l’Università di Pisa ha contribuito alla ricerca con una dettagliata ricostruzione cronologica del lago.

I risultati dello studio

È emerso così un modello evolutivo ben preciso. Un lago giovane e di piccole dimensioni offre molte opportunità ecologiche, ma è anche particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici, alle variazioni del livello dell’acqua e di nutrienti, da cui appunto la precarietà, con specie che si evolvono e si estinguono. Quando invece il lago diventa progressivamente più profondo e ampio, i processi di speciazione e di estinzione rallentano rapidamente. Secondo i ricercatori questo deriva dal fatto che progressivamente si satura il limite ecologico del lago e, contemporaneamente, un ecosistema più grande è più capace di «tamponare» i cambiamenti ambientali e climatici. 
“Questo studio mette in evidenza, se mai ce ne fosse bisogno – conclude Zanchettala necessità di preservare luoghi come il lago di Ocrida, «hot spot» di biodiversità unici, sia per le possibilità di studio e di comprensione che ci offrono, sia per il fondamentale ruolo nel preservare la diversità naturale”.

Il lavoro è stato appena pubblicato sulla rivista scientifica «Science Advances».

[ Domenico Serafini ]