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ENEA ha trovato un metodo per «trovare» più acqua dolce nelle piccole isole

Un team dell’ENEA, prendendo come caso di studio l’isola di Favignana (nelle Egadi in Sicilia), ha studiato e stimato la disponibilità di acqua dolce all’interno dell’Isola

Le analisi

Con l’utilizzo di misure idrogeologiche, analisi chimiche delle acque di falda e il calcolo dei tassi di precipitazione e di evaporazione sono state stimate le possibili riserve e individuate quelle di migliore qualità o, al contrario, quelle più esposte al rischio di salinizzazione per intrusione dell’acqua di mare.

Sergio Cappucci, uno dei ricercatori ENEA che hanno curato lo studio ha spiegato: “Si tratta in sostanza di un bilancio idrogeologico che, al pari dei bilanci economici, consente di stimare le infiltrazioni, ma anche i consumi e le perdite di acqua, in un contesto, quello di Favignana, scelto per le sue caratteristiche climatiche, geomorfologiche e la grande affluenza turistica nel periodo estivo”. Cappucci ha poi continuato dicendo che: “In quest’ottica, la capacità di determinare la quantità di acqua che si infiltra nel sottosuolo alimentando le falde rappresenta un importante valore aggiunto. La metodologia utilizzata è replicabile in altri contesti con benefici di rilievo dal punto di vista sociale, economico e ambientale”.

Ovviamente questa analisi è strettamente collegata alla grande affluenza turistica che investe l’Isola nel periodo estivo passando da una popolazione di circa 3.500 abitanti ad una di 20mila.

“Le comunità delle isole hanno da sempre utilizzato in modo sostenibile le risorse naturali e nello specifico, l’utilizzo di acqua è stato ottimizzato. Tuttavia, la crescita del turismo ha reso necessario nel tempo un approvvigionamento esterno ricorrendo perlopiù a navi cisterna, dati i costi e le difficoltà tecniche di realizzare dissalatori o condotte sottomarine per portare acqua dolce dalla terraferma. Le nostre ricerche evidenziano che con l’uso sostenibile di pozzi opportunamente collocati, si potrebbero ampiamente soddisfare i bisogni idrici della popolazione residente nei periodi di siccità, limitando il ricorso alle navi cisterna durante i grandi afflussi di visitatori”, così si è espresso il ricercatore dell’ENEA Marco Esposito.

Climate Change in Mediterranean Sea

Questa attività dell’ENEA si inserisce nel più ampio contesto degli impatti del cambiamento climatico che, soprattutto nel bacino del Mediterraneo, potrà determinare significative variazioni sia delle temperature che delle precipitazioni con rilevanti ripercussioni sulla disponibilità di risorse idriche. Da uno studio pubblicato nel 2018 su Nature Climate Change nell’intera regione del Mediterraneo, le temperature sono mediamente aumentate di 1,4 °C rispetto all’era preindustriale e di 0,4 °C rispetto alle medie globali, con una riduzione delle precipitazioni estive in alcune aree stimata al 10-30%.

C’è qualcosa che senza dubbio sta pian piano venendo fuori da questi studi e che fa vedere come l’uomo sia sempre più sensibile verso l’ambiente che lo ospita; infatti a volte basterebbe solo essere più attenti per capire come ottenere risultati lo stesso importanti evitando però inutili stress al nostro pianeta che poi si riversano anche sull’intera comunità. Le isole tra l’altro sono le più interessate forse dal turismo estivo e quindi risulta essenziale riuscire a trovare misure che mitighino l’impatto antropico per preservare quelle bellezze naturali che le contraddistinguono.

[ Domenico Serafini ]