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G20, accordo sul clima: obiettivo 1,5 gradi per il riscaldamento globale

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi tira le somme del Summit che ha posto sul tavolo i temi spinosi del cambiamento climatico, della transizione energetica, della pandemia e del sostegno ai Paesi in Via di Sviluppo. Triplicato l’impegno finanziario dell’Italia nella lotta al cambiamento climatico: 1,4 miliardi di euro l’anno

Un successo! Lo dice il Presidente degli Stati Uniti Biden, lo ripete il premier Draghi. Con la consapevolezza, però, che il successo vero non finisce con le buone intenzioni ma con il concretizzarsi degli obiettivi delineati. Ma Draghi è soddisfatto “Abbiamo riempito di sostanza le nostre parole” ha detto pensando alle richieste dei giovani, stanchi di promesse che non trovano applicazione. “Il successo finale viene formulato poi sulla base di quello che facciamo e non di quello che diciamo” Di qui la necessità di essere tutti “più concreti e seri”, ha aggiunto il premier.

In cosa siamo riusciti?” Chiarisce Draghi: “È un summit di successo nel senso di abbiamo impegnato grandi risorse, abbiamo mantenuto gli impegni e dato continuità ai nostri sogni che sono ancora vivi e stanno facendo progressi“.

Un passo avanti… multilaterale

Chiaro e sintetico, il premier alla Conferenza stampa conclusiva del G20 tira così le somme di un incontro che potrebbe rappresentare uno spartiacque nella politica internazionale. Un vertice «straordinario», come sottolinea Draghi, dove si è dimostrato di avere forza e capacità per accogliere le sfide epocali. “Sul clima – ha spiegato – per la prima volta i Paesi G20 si sono impegnati a mantenere a portata di mano l’obiettivo di contenere il surriscaldamento sotto 1,5 gradi con azioni immediate e impegni a medio termine. Anche sul carbone i finanziamenti pubblici non andranno oltre la fine di quest’anno”.

In particolare, dunque, il successo è stato anche in una migliore risposta dei Paesi emergenti  rispetto alle aspettative. Inoltre, il carattere di urgenza è stato condiviso da tutti “e si vede nel fatto – ha continuato – che l’obiettivo dell’1,5 gradi è stato riconosciuto come scientificamente valido. C’è stato anche un impegno a non intraprendere politiche di emissioni che vadano contro il trend che tutti si sono impegnati ad osservare fino al 2030. Si può pensare che questo impegno venga mantenuto. Dopo Parigi le emissioni sono aumentate, soprattutto dopo il Covid-19. C’è una certa preoccupazione e occorre ora dimostrare credibilità attuando le promesse fatte”.

Un altro successo, ha sottolineato Draghi in riferimento al sostegno ai Paesi più fragili: “Abbiamo gettato le basi per una ripresa più equa e trovato i nuovi modi per sostenere i Paesi nel mondo, 609 miliardi sulla base dei diritti speciali di prelievo sono dedicati per la prima volta ai Paesi più vulnerabili”.

Al G20 abbiamo visto Paesi che si sono avvicinati alle posizioni degli altri con il giusto linguaggio. Ringrazio l’ambasciatore Mattiolo e tutti gli sherpa per il lavoro fatto. Qualcosa al G20 è cambiato, ossia che senza cooperazione non andiamo avanti e la cooperazione migliore che conosciamo è il multilateralismo, con regole scritte tanto tempo fa e ci hanno garantito prosperità. Le regole da cambiare si devono cambiare insieme”.

Dalla Cina fino a pochi giorni fa mi attendevo un atteggiamento più rigido, c’è stata la volontà di cogliere un linguaggio più rivolto al futuro che al passato”. Ha aggiunto Draghi rispondendo ad una domanda sul clima. “Anche Paesi come la Russia e la Cina hanno accettato l’evidenza scientifica degli 1,5 gradi, un impegno che comporta grandissimi sacrifici se si pensa che la Cina produce il 50% dell’acciaio mondiale, molti impianti vanno a carbone: la transizione è un passaggio difficile”.

Per la prima volta in un documento del G20 al paragrafo 30 troviamo una frase che parla di meccanismi per la fissazione dei prezzi del carbone – ha proseguito Draghi – Chiediamo ai vari componenti del G20 di agire in conformità ai propri mandati per conseguire questi obiettivi e un mix adeguato per economie con bassa emissione di gas serra fissando un obiettivo per i Paesi più poveri. L’aggancio che ha dato luogo al cambiamento è la consapevolezza che qualunque progresso rispetto al passato insieme alla promessa di aiuto da parte dei Paesi più ricchi ha un senso. È uno dei casi in cui sia la Cina che la Russia hanno deciso di cambiare posizione”.

È facile suggerire cose difficili, difficile è eseguirle – ha detto ancora il premier – Quello che ha fatto il G20 è un risultato straordinario che poteva essere raggiunto solo in un contesto multilaterale. Quello che stiamo facendo oggi è un passo avanti in situazione difficile. In molti contesti, anche durante questo vertice, c’è stato il superamento di tante discussioni fatte negli anni della presidenza Trump”.

Ed in merito ai tempi? Il 2050 per le zero emissioni non è una data confermata da tutti i Paesi, ma Draghi è fiducioso sulle adesioni: “Secondo me gradualmente ci si arriverà”. “C’è stato uno spostamento con un linguaggio più ricco di speranza – ha detto Draghi in risposta ad un giornalista – anche da parte dei Paesi che fino ad oggi avevano detto no”.

Dopo aver fatto gli auguri di successo alla COP26 e a Johnson ha continuato: “Credo ci sia ancora margine per progredire su questi temi. Sicuramente avremo novità sul fronte del contributo che il settore privato potrà dare al finanziamento del clima. Sono numeri, da quello che abbiamo capito oggi, veramente stratosferici: 100 e passa, 120, 130, 140 trilioni di dollari”.

“Questo richiede una risposta dei governi su come aiutare la transizione sapendo che il finanziamento non è un problema. Ci sono finanziamenti pubblici senza precedenti” ha concluso.

E in risposta ad un giornalista che faceva riferimento al ruolo del Pontefice ha risposto: “Papa Francesco è un alleato non solo del G20 ma per tutto ciò che concerne il clima e la conservazione della Terra”.

[ Roberta Di Giuli ]