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Giornata della Terra: oggi il suo 50° anniversario

Molto si è fatto, tanto di più è ancora da fare malgrado l’evidente criticità della situazione ambientale; e la pandemia da Covid-19 si sovrappone a tutto

CEN:Universität Hamburg/Credit: Dirk Notz

Parlando di riscaldamento globale un esempio da citare, sia per la sua drammaticità e sia per l’impatto sull’immaginario collettivo potrebbe essere continuo regresso dei ghiacci del Mar Glaciale Artico per il quale un nuovo studio dell’Università di Amburgo, cui hanno partecipato 21 istituti di ricerca di tutto il mondo e basato su 40 diversi modelli climatici, prevede lo scioglimento dell’intera calotta entro il 2050 ove non siano velocemente varate stringenti misure di protezione ambientale e climatica.

L’area sta perdendo anno dopo anno volume ed estensione a causa della mancata, integrale ricostituzione del manto glaciale, e questo impatta, vista l’estensione delle superfici in questione, sull’intero ecosistema e sul clima mondiali.

Altra conseguenza, forse ancora più grave, potrebbe derivare dalla presenza, al di sotto del permafrost, di quantità particolarmente elevate di gas metano che, se liberato nell’atmosfera a causa dello scioglimento dei ghiacci, avrebbe un impatto devastante sull’aumento delle temperature medie del nostro pianeta; inoltre sconosciuta ma potenzialmente pericolosa sarebbe la possibilità che microrganismi vitali, che nell’Artico risalgono fino a circa 3 milioni e mezzo di anni fa, possano essere liberati nell’atmosfera e possano attaccare il nostro organismo senza che questo, non riconoscendoli, possa fare alcunché. (fonte: Other News).

Previsioni ed ipotesi che ci portano quindi alla cinquantesima Giornata Mondiale della Terra, che si celebra ovunque nel mondo proprio oggi mercoledì 22 aprile con l’obbiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sugli impatti dei problemi ambientali e sulle possibili, relative contromisure.

L’Hearth Day nacque negli USA da un movimento spontaneo – concomitante con le proteste contro la guerra in Vietnam – che, nacque sulla spinta delle proteste per il disastro provocato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della piattaforma di trivellazione Union Oil Platform A al largo di Santa Barbara in California che, tra gennaio e febbraio del 1969, perse nelle acque californiane dagli  80.000 ai 100.000 barili di greggio (13.000-16.000 m3) provocando la morte di oltre 10mila animali; il movimento poi  crebbe nel tempo sino a diventare un movimento ambientalista modernamente organizzato.

Oggi, con il mondo sconvolto dall’impatto sanitario, sociale ed economico della pandemia da Corona Virus, questa giornata assume ancora maggiore importanza tanto reale quanto psicologica vista la pressione cui la maggior parte dei popoli della terra sono sottoposti.

Questa pandemia potrebbe rappresentare se non l’occasione, perlomeno lo spunto per cercare di unire l’emergenza sanitaria, sociale ed economica appena citata a quella ambientale perché, a ben vedere, è stato proprio l’ambiente l’unico vincitore della battaglia attualmente in corso: il significativo blocco di ogni attività non essenziale unito al confinamento sociale ha prodotto nelle nazioni industrializzate – importanti fonti inquinamento – un consistente miglioramento della qualità dell’aria; ovviamente non è questa la via, pena la fine della società come oggi la conosciamo e per la cui sopravvivenza, qualitativamente diversa, gli ambientalisti si battono ma il risultato è sotto gli occhi di tutti e questo deve far pensare visto che le previsioni parlano di un abbattimento del 5,5% (2020 su 2019) di emissioni di gas climalteranti con una minore dispersione di CO2 nell’atmosfera tra i 2 ed i  2,5 miliardi di tonnellate; un dato estremamente significativo ma, secondo il rapporto «Emission Gap» dell’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), insufficiente.

Se volessimo infatti limitare la crescita della “temperatura media globale ad un massimo di 1,5 gradi centigradi, alla fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali, occorrerà ottenere un calo annuale delle emissioni pari al 7,6%” a livello mondiale per almeno tutto il prossimo decennio mentre il calo in Europa potrebbe bastare il 5%.

L’uomo che ha creato la crisi in cui si dibatte il pianeta  ha al tempo stesso le conoscenze ed i mezzi per trovare soluzioni adeguate e qui subentrano l’etica e la questione morale poiché gli interessi particolari non coincidono – in modo miope – con quelli generali: l’attuale situazione di disastro climatico deriva da una serie di fattori, spesso intrecciati fra loro, quali, ad esempio, la squilibrata distribuzione della ricchezza globale (fonte Oxam) di cui l’1% più ricco della popolazione mondiale detiene più del doppio della ricchezza netta posseduta da 6,9 miliardi di persone; questo significa una concentrazione di potere tale da influenzare la politica e gli equilibri mondiali; si pensi ad esempio alla deforestazione dell’Amazzonia che, pur essendo il più grande polmone verde del pianeta, era cresciuta ad agosto 2019 del 300% rispetto all’agosto 2018.

Brasile/Photo: Victor Moriyama / Greenpeace

Fatto ancora più grave la deforestazione è stata sempre preceduta in ogni sua fase da incendi di proporzioni bibliche, ascrivibili all’azione prevalente degli agricoltori, produttori di soia in primis, e dei disboscatori spesso legati alla criminalità organizzata.

Data la sua estensione, l’Amazzonia svolge un ruolo cruciale nell’assorbimento della CO2, una funzione che viene progressivamente meno con l’avanzata del «progresso» così come sopra descritto che – come conseguenza non secondaria – provoca il rilascio nell’atmosfera dell’anidride carbonica precedentemente trattenuta.

Alla condanna di Michelle Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, che ha definito la deforestazione in Amazzonia “una catastrofe umanitaria” per le popolazioni indigene che vivono nella foresta, con “un impatto terribile per tutta l’umanità” in quanto “nessun Paese e nessun dirigente politico possono chiamarsi fuori” da tali accadimenti il cui impatto ricade su “tutte le nazioni, tutti i tessuti sociali, politici e culturali di tutti gli Stati“.

Ha fatto eco – in senso contrario – l’allentamento delle restrizioni sullo sfruttamento della foresta pluviale brasiliana e del controllo degli incendi boschivi da parte del Presidente Jair Bolsonaro che ha sempre considerato l’interesse mostrato dalla comunità internazionale verso il problema amazzonico come “un attacco alla sovranità brasiliana“.

Passando all’America del Nord non dobbiamo dimenticare la politica ambientale dell’amministrazione Trump caratterizzata da un aperto negazionismo sul climate change e da una serie di «retromarce» rispetto all’era Obama della quale salva solamente l’impegno a lottare contro l’invasione dei rifiuti negli oceani con tanto di firma della legge per il miglioramento degli sforzi collettivi nella pulizia degli oceani dai rifiuti in plastica.

Per contro le «retromarce» riguardano:

  • Limitazione delle norme EPA (Environmental Protection Agency) sull’inquinamento atmosferico da produzione industriale.
  • Taglio dei finanziamenti al programma della NASA per il monitoraggio delle emissioni di gas serra (CMS, Carbon Monytoring System).
  • Proposta di revisione alla legge del 1973 sulle specie animali e vegetali a rischio di estinzione.
  • Revisione degli standard in tema di consumo di carburante per i veicoli con revoca, dal 2021, della possibilità dei singoli stati dell’unione di imporre una regolamentazione autonoma.
  • Taglio ai limiti di gas metano rilasciato nell’atmosfera durante le estrazioni petrolifere.
  • Via libera alle trivellazioni in mare aperto per l’estrazione di greggio e gas, in contrasto con le precedenti disposizioni dell’Amministrazione Obama.
  • Revamping degli investimenti nelle centrali elettriche a carbone, provvedimento di senso opposto alle politiche ambientali messe in atto dall’Amministrazione Obama nell’arco dei suoi due mandati presidenziali.

Tornando alla giornata della Terra vale evidenziare anche l’interessamento di Papa Francesco cui questa 50a giornata della Terra viene dedicata nel quinto anniversario dell’Enciclica «Laudato si» nella quale il Santo Padre ha “sottolineato il potente rapporto che ognuno di noi ha con il nostro unico Pianeta” così contribuendo in maniera determinante alla creazione di una moderna coscienza ambientale globale.

Ricordiamo infine che in occasione di questa giornata Il Sole 24 Ore presenta in edicola «Il libro dell’Ecologia», un nuovo volume monografico della serie di libri «Grandi Idee»; si tratta di un’agile monografia che, attraverso un linguaggio semplice e divulgativo, espone i concetti fondamentali alla base del funzionamento degli straordinari sistemi naturali della Terra. Come ricorda nella prefazione l’attivista, scrittore e ambientalista britannico Tony Juniper,  “le svariate informazioni reperibili nelle pagine del libro sono della massima importanza. Infatti, se stando alle prime pagine dei giornali e al dibattito pubblico sono la politica, la tecnica e l’economia le forze essenziali che plasmano il nostro futuro comune, in definitiva è l’ecologia il contesto più importante che determina le prospettive della società e, di fatto, il futuro della civiltà stessa”.

[ Redazione PROTECTAweb ]