Il World Environment Day del 5 giugno per un cambiamento globale e collettivo sui temi ambientali
Il 5 Giugno, ogni anno, si celebra la Giornata Mondiale dell’Ambiente («World Environment Day») sancita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 15 dicembre 1972 per ricordare la prima Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente, tenutasi a Stoccolma nel giugno dello stesso anno. In questa occasione, infatti, venne adottata la Dichiarazione di Stoccolma che ha stabilì i 26 principi sui diritti e le responsabilità dell’uomo in relazione all’ambiente.
L’evento che celebra l’ambiente, indetto dall’Onu, è giunto alla sua 47esima edizione. Dal 1974, anno della prima celebrazione di questa giornata presentata con lo slogan «Only One Earth» (una sola Terra), governi, imprese e cittadini si propongono l’obiettivo di attuare politiche e comportamenti volti a proteggere il Pianeta.
Il tema della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2021 ha come titolo il «Ripristino degli Ecosistemi» perché questo è l’obiettivo che si dovrà raggiungere entro il 2030 per salvare l’ambiente che ci circonda.
La politica mondiale non può più trascurare l’emergenza ambientale causata dal cambiamento climatico ed è per questo motivo che il ripristino dell’ecosistema rappresenta il punto di avvio al Decennio delle Nazioni Unite (2021-2030), incentrato sulla sostenibilità e sulla rigenerazione con l’obiettivo di recuperare gli ecosistemi degradati e di preservare la biodiversità sulla Terra anche con nuova vita delle risorse naturali. La missione dell’Onu coinvolgerà ettari di terra compresi quelli dediti all’agricoltura, foreste, montagne e mare.
Le celebrazioni ufficiali della World Environment Day ogni anno si svolgono in un Paese diverso e per il 2021 la Nazione ospitante è il Pakistan che lancia il suo progetto intitolato «Tsunami di 10 miliardi di alberi» con l’obiettivo di piantare 10 miliardi di alberi entro il 2023.
La salvezza del Pianeta richiede un cambiamento globale di politiche, di comportamenti umani, di modelli economici e di sistemi educativi. Se i governi, infatti, hanno il compito di attuare politiche ambientali efficaci a risanare ed a preservare l’ambiente anche le popolazioni possono fare la loro parte ad incominciare dalle modalità di consumo dei prodotti della Terra. Le imprese nonché gli stessi agricoltori, a loro volta, possono contribuire all’obiettivo comune della sostenibilità sviluppando e attuando nuovi sistemi di trasformazione e di produzione con filiere industriali green e sistemi di coltivazioni più sostenibili che sappiano preservare le risorse disponibili. Tutto questo non può prescindere da una maggiore consapevolezza ed informazione resa possibile anche da insegnanti ed educatori che sappiano trasmettere alle nuove generazioni l’importanza di un futuro rispettoso della natura.
Negli anni, le varie popolazioni che hanno abitato la Terra hanno sempre praticato attività volte ad un eccessivo sfruttamento delle risorse naturali disponibili ma le attuali generazioni oggi si dimostrerebbero maggiormente responsabili in quanto consapevoli dei danni procurati all’ambiente e del processo di degrado che sta diventando ormai irreversibile.

A tale proposito, la frase manifestata per la Giornata mondiale dell’Ambiente del 2021 recita: “Questo è il nostro momento. Non possiamo tornare indietro nel tempo. Ma possiamo coltivare alberi, rendere più verdi le nostre città, rinaturalizzare i nostri giardini, cambiare la nostra dieta e pulire i fiumi e le coste. Siamo la generazione che può fare pace con la natura. Diventiamo attivi, non ansiosi. Siamo audaci, non timidi. #GenerationRestoration”.
«Ripristino degli Ecosistemi», il tema del 2021
La giornata che celebra l’ambiente nel 2021 rivolge l’attenzione su come prevenire, fermare ed invertire i danni provocati agli Ecosistemi del nostro Pianeta. L’obiettivo del ripristino di quest’ultimi, pertanto, richiederà di cambiare i comportamenti di sfruttamento in opere di salvaguardia.
Preservare gli ecosistemi significa salvaguardare, infatti, la sussistenza di specie diverse di organismi viventi che necessitano di un determinato clima e di habitat naturali che l’uomo ha messo in pericolo. In assenza di interazione tra questi organismi non vi sarebbe neppure scambio di materia e di energia e non potremmo usufruire dei benefici derivanti da essi.
Ad oggi, si può registrare un calo della produttività della Terra pari al 20% della superficie vegetale a causa dell’erosione dei suoli, della diminuzione di risorse sfruttate e dell’inquinamento. Questa situazione con il tempo tende ad aumentare ed entro il 2050 alcuni territori potrebbero ridurre i propri raccolti fino alla metà. La quantità di servizi utilizzati è circa 1,6 volte la quantità che la natura può sostenere. Le conseguenze, dunque, sono di impatto ambientale ma anche economico e sociale per mancanza di risorse e per i costi che ne derivano.
È necessario, pertanto, la riqualificazione dei luoghi sfruttati introducendo un’agricoltura sostenibile con maggiore fornitura di cibo e acqua potabile.
L’UNEP e la FAO ci informano sull’importanza degli Ecosistemi e sul loro valore economico stimati in benefici pari a 125 trilioni di dollari con la precisazione della FAO che tali benefici “non sono adeguatamente contabilizzati nelle politiche economiche. Il che significa che non vi sono investimenti sufficienti per la protezione e la gestione degli ecosistemi”. Sempre secondo il rapporto dell’UNEP e della FAO nei prossimi 10 anni sarà necessario il ripristino di almeno 1 miliardo di ettari di terra degradati nonché di oceani salubri.
Rigenerare gli ecosistemi e preservare l’ambiente significa salvaguardare la stessa specie umana rendendola più resiliente. I benefici del ripristino dell’ambiente porterebbero anche ad un maggiore benessere economico permettendo la creazione di nuovi posti di lavoro green. Ed ancora, il ripristino degli Ecosistemi renderebbe più fattibile la lotta al cambiamento climatico.
Il ripristino degli Ecosistemi non è, quindi, una semplice operazione di tutela di aree verdi del territorio ma è la modalità per riattivare la funzionalità ecologica del Pianeta che ci permette di rifornirci di materie prime utili non solo ai processi economici in atto ma anche alla nostra stessa sussistenza.
Le Nazioni Unite, infatti, ritengono che ripristinare gli ambienti naturali sia la vera strategia per affrontare le crisi climatiche, per garantire la sicurezza alimentare e l’approvvigionamento di acqua, per permettere la sussistenza della biodiversità.
Il ripristino degli Ecosistemi assume, dunque, forme differenti in base alla destinazione. Quando il ripristino è finalizzato al risanamento dei terreni agricoli sfruttato da monocolture intensive, aree destinate al pascolo, fertilizzanti o la stessa deforestazione, occorre operare la rotazione delle colture, consentire il pascolo del bestiame dopo il raccolto, utilizzare fertilizzanti naturali. A tutela dell’ecosistema montano si può agire con la lotta alla deforestazione, con la salvaguardia dei corsi d’acqua e con la costruzione di infrastrutture a protezione del nostro habitat.
Per citare alcuni esempi di ripristino di ecosistemi, vi è un progetto del decennio Onu: la «Grande Muraglia verde». Il progetto consiste in un corridoio di vegetazione lungo 7.600 chilometri che inizia in Senegal e termina nel corno d’Africa ed è stato pensato al fine di impedire l’avanzata del deserto del Sahara nonché per assicurare cibo alla popolazione del Sahel.
La Giornata Mondiale dell’Ambiente, negli anni, ha affrontato diversi temi e si è presentato con diversi titoli ma l’obiettivo che la rende un’occasione importante per contribuire alla salvezza del nostro Pianeta è unico: rendere possibile il cambiamento dei comportamenti umani per risolvere le questioni ambientali attraverso una maggiore consapevolezza di quanto sia fondamentale lo sguardo delle comunità alla salute del Pianeta affinché tutte le popolazioni possano garantirsi un futuro più sicuro e più ricco di risorse.
[ Cristina Marcello ]















































