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Il Report del WWF sulla deforestazione e sulle soluzioni per fermarla

Copyright Credit: © Luis Barreto / WWF-UK

Il nuovo studio globale pubblicato dal WWF dal titolo: «Fronti di deforestazione: cause e risposte in un mondo che cambia» analizza i risultati di una pratica sconsiderata che in 13 anni ha soppresso un’area grande come la California

Copyright Credit: © Adriano Gambarini / WWF-Brazil

Un nuovo studio globale del WWF analizza la situazione della deforestazione nelle aree critiche dei tropici e sub-tropici con l’obiettivo di individuare soluzioni per fermare la perdita di foreste. Hanno riguardato le aree tropicali e sub-tropicali i circa due terzi della deforestazione avvenuta tra il 2008 e il 2018. Lo studio del WWF, pertanto, analizza i 24 principali fronti di deforestazione concentrati in 29 Paesi di Asia, America Latina e Africa che custodiscono una superficie forestale di 377 milioni di ettari (circa un quinto della superficie forestale totale ricompresa nei paesi delle zone tropicale e sub-tropicale).

Il WWF ha sottolineato come “8.000 anni fa, circa la metà della superficie terrestre era occupata da foreste. Oggi quest’area si è ridotta al 30% e la deforestazione continua a ritmi vertiginosi, soprattutto nei luoghi che ospitano alcune delle comunità umane più vulnerabili al mondo e dove si concentra una elevata biodiversità in pericolo”. L’associazione ha ricordato, inoltre, che: “tra il 2004 e il 2017 oltre il 10% della superficie forestale entro i confini dei 24 fronti di deforestazione è andato perduto, si tratta di circa 43 milioni di ettari (l’Italia è grande circa 30 milioni di ettari); mentre quasi la metà della foresta ancora in piedi, circa il 45%, ha subito frammentazioni. Solo nel Cerrado brasiliano, che ospita il 5% delle specie animali e vegetali del Pianeta, ad esempio, i terreni sono stati rapidamente deforestati per l’allevamento del bestiame e la produzione di soia con la conseguente perdita di un terzo (il 32,8%) della sua superficie forestale tra il 2004 e il 2017”.

L’influenza dei diversi fattori e attori – rileva l’associazione – tende a cambiare nel tempo e a variare da una regione all’altra soprattutto a seconda dei cambiamenti politici e della domanda del mercato”. Questa affermazione è resa dal WWF in base all’analisi dei 24 fronti e alla conseguente valutazione delle azioni di governi e soggetti coinvolti.

Le cause ed i loro effetti

Copyright Credit: © César David Martinez

Il WWF individua nell’agricoltura che deve soddisfare la domanda del mercato la prima causa di deforestazione soprattutto in America Latina e in Asia (Paesi in cui predominano sia l’espansione delle coltivazioni arboree sia l’agricoltura legata alla domanda mondiale e ai mercati interni) mentre aumenta la pressione dei piccoli coltivatori, specialmente in Africa. Incide sempre meno sulla deforestazione l’estrazione del legname nonostante la sua importanza come motore di degrado in alcuni Paesi.

Altra causa individuata dall’associazione è la crescente espansione delle reti stradali che collegano le zone di sfruttamento a quelle adibite all’esportazione ed al rifornimento dei mercati interni.

Per continuare, la pressione delle operazioni minerarie non industriali e l’aumento degli insediamenti umani all’interno degli ecosistemi naturali rappresentano pressioni sulle foreste.

Copyright Credit: © Luis Barreto / WWF-UK

Non si possono non citare, inoltre, per il WWF, l’accaparramento di terreni di proprietà pubblica e la speculazione con un approfittamento delle incertezze delle proprietà e di una governance nazionale debole.

Risposte ed azioni urgenti

A seguito dello studio effettuato, il WWF ritiene che occorrano risposte concrete ed azioni urgenti da parte dei soggetti coinvolti quali governi, imprese ed autorità di regolamentazione.

Le richieste dell’associazione riguardano quelle di: assicurare i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali affinché possano trarre sostentamento dai propri territori e rafforzare il loro ruolo nella gestione delle foreste; assicurare la conservazione delle aree ricche di biodiversità; garantire che i prodotti provenienti dallo sfruttamento degli ecosistemi forestali siano sostenibili e frutto di attività lecite; assicurare che le filiere di approvvigionamento delle aziende siano il più possibile sostenibili ed incoraggiare un maggior numero di aziende e istituzioni finanziarie ad impegnarsi per un obiettivo «zero deforestation»; creare politiche e leggi che garantiscano che tutti i prodotti forestali importati – ma anche gli strumenti finanziari – siano liberi dalla deforestazione e dalla conversione dell’ecosistema rispettando i diritti umani.

Il WWF richiede, inoltre, in base a quanto emerso dallo studio, alcune azioni correttive come: supportare l’utilizzo di mezzi di sussistenza alternativi; finanziamenti accessibili per le produzioni sostenibili; promuovere partnership basate sul concetto di «Valore Condiviso»; evitare il trasferimento delle pressioni su altri ecosistemi; migliorare l’integrazione tra biodiversità, agricoltura e selvicoltura a livello governativo ed introdurre sistemi di Early Worning. Tra le proposte di innovazione ci sono: il monitoraggio automatizzato delle foreste; sistemi di tracciamento per l’attribuzione delle emissioni a specifiche aziende/materie prime; una pianificazione territoriale ottimizzata con risposte adeguate al contesto e l’introduzione di forme d’incentivi per mantenere le foreste piuttosto che trasformarle.

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Ma blocco alla deforestazione significa anche lotta al cambiamento climatico in quanto in molte aree il degrado forestale è un fattore determinante nel provocare l’aumento delle temperature. Il WWF invita, pertanto, i leader mondiali a trovare soluzioni per salvaguardare le foreste anche allo scopo decidere su questioni cruciali riguardanti il clima e l’ambiente. Ed in particolare, il WWF rinnova la richiesta di un nuovo patto (un New Deal for Nature and People) che avvii la ripresa della natura e definisca il percorso per un vero sviluppo sostenibile, una società equa che possa rafforzare (nature positive) piuttosto che distruggere la natura ed un’economia che non produca arricchimento di carbonio nell’atmosfera (carbon neutrality).

L’associazione ambientalista ha, tra i suoi obiettivi, quello di porre fine alla perdita di ecosistemi naturali come le foreste e di dimezzare gli impatti negativi determinati dalla produzione e dai nostri consumi.

[ Cristina Marcello ]