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L’effetto COVID sulla fauna selvatica

L’effetto lockdown ha influito sulla fauna selvatica? È questa la domanda che si sono posti vari esperti della Fondazione Edmund Mach, con la dr.ssa Francesca Cagnacci del Gruppo di Ecologia Applicata insieme a colleghi dell’Università di St Andrews e del Max-Planck «Animal Behaviour» di Radolfzell

 

L’ANTRO-pausa

Molti Paesi hanno adottato, con diverse modalità, delle misure di lockdown per limitare la diffusione di COVID-19, originando tra l’altro una riduzione della mobilità umana, che gli scienziati hanno ribattezzato «ANTRO-pausa». Questa condizione di «rallentamento» delle attività antropiche permette di indagare, come mai prima, le interazioni tra uomo e fauna.

Negli ultimi mesi in tutto internet sono girati video con animali selvatici che indisturbati attraversavano i centri urbani. Dai puma in centro città a Santiago del Cile, ai delfini nei pressi dei pontili deserti a Trieste, non solo sono sembrati aumentare gli avvistamenti, ma visitatori eccezionali si sono avventurati nelle nostre città con conseguenze a volte anche pericolose per la comunità (ad esempio i puma in Colorado).

Questo sembra indicare che la natura abbia «reagito» al lockdown. Per alcuni animali la riduzione delle attività umane potrebbe invece aver creato delle condizioni paradossalmente svantaggiose. Per esempio, specie già adattate agli ambienti antropici, come i gabbiani, i ratti o le scimmie, potrebbero aver sofferto la mancata disponibilità di scarti di cibo umano. Viceversa, in aree remote, la ridotta presenza di visitatori potrebbe aver acuito il rischio di bracconaggio delle specie minacciate, quali rinoceronti o rapaci.

Puma che si aggirano in varie città del Colorado

Il rapporto uomo-fauna

Se è vero che l’emergenza COVID-19 deve necessariamente essere in primo piano in questo periodo, è comunque importante avere la possibilità di registrare quali conseguenze il rapporto tra l’uomo e gli animali selvatici cambi al variare delle abitudini, totalmente diverse in questo periodo di crisi globale. Per affrontare questa sfida, i ricercatori hanno fondato l’iniziativa «COVID-19 Bio-Logging». Questo consorzio internazionale studierà il movimento, i comportamenti e i livelli di stress degli animali prima, durante e dopo il lockdown, utilizzando unità elettroniche dotate di sensori (i «bio-loggers») che vengono apposte a un campione di individui delle specie studiate.

“I ricercatori appongono unità tecnologiche di monitoraggio su una grande diversità di animali in ogni ambiente, terrestre e marino. Questi «bio-loggers» rappresentano una miniera di informazioni sul movimento e comportamento animale, che ora possiamo utilizzare per accrescere grandemente la nostra conoscenza sull’interazione tra uomo e fauna selvatica, con grande beneficio per l’umanità stessa” – spiega il prof. Christian Rutz (Università di St Andrews, Gran Bretagna), primo autore dell’articolo e Presidente della Società Internazionale di Bio-Logging.

Il team di scienziati integrerà i dati raccolti da una grande varietà di specie, tra cui pesci, uccelli e mammiferi, per ricostruire l’effetto del lockdown a livello globale.

La dr.ssa Francesca Cagnacci, ricercatrice alla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige in Trentino e coordinatrice scientifica del network di ricerca Euromammals, riporta: “La comunità internazionale di ricerca ha risposto con grande entusiasmo alla nostra richiesta di collaborazione, mettendo a disposizione i dati di più di 200 progetti”.

Cosa dunque sperano di scoprire gli scienziati? Il dr. Matthias-Claudio Loretto, post-doc Marie Skłodowska-Curie all’Istituto Max Planck «Animal Behavior» a Radolfzell (Germania), spiega che sarà possibile verificare questioni precedentemente irrisolte, ma fondamentali: “Saremo in grado di capire se gli animali condizionino i propri movimenti alle infrastrutture, o alla presenza effettiva degli uomini”.

Questi studi permetteranno a loro volta di pianificare approcci innovativi per migliorare la coesistenza tra uomini e fauna selvatica, come riferisce il prof. Martin Wikelski, Direttore dell’Istituto Max Planck «Animal Behavior» a Radolfzell: “Nessuno ovviamente vuole implicare che gli uomini debbano stare in permanente lockdown, ma potremmo rivelare che cambiamenti relativamente piccoli del nostro stile di vita e del sistema di trasporti possono avere benefici significativi sia per gli ecosistemi che per l’umanità nel suo complesso”.

Quello che è chiaro a tutti e che si spera di documentare con questo studio è come l’uomo, con la sua antropizzazione ha modificato e in un certo senso «controllato» il comportamento animale plasmandolo al suo volere, chiudendo le porte a quello che l’ordine naturale delle cose. Ci sarà sempre ormai il contrasto tra noi uomini e natura ma potremmo senza dubbio cercare di mitigarlo con misure più eco-sostenibili diminuendo non solo i danni collaterali ma traendo maggiori benefici da quelli che sono gli altri componenti della stessa ovvero le piante e gli animali.

Riscopriremo che la nostra salute dipende dall’ambiente, ma che l’equilibrio dell’ambiente dipende da noi.

[ Domenico Serafini ]