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L’Italia dei grandi rifiuti, l’Italia del grande riciclo

Il Rapporto «L’Italia del Riciclo», promosso e realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da FISE UNICIRCULAR, fotografa un Paese all’avanguardia nell’industria europea del riciclo. Un dato per tutti: dal riciclo il nostro Paese ricava 12 milioni di tonnellate di materie prime

 

Da sx: Massimo Centemero (Direttore Generale CIC), Michele Zilla (Direttore Generale Cobat), Giorgio Quagliuolo (Presidente CONAI), Giorgio Arienti (Presidente CdC RAEE) e la moderatrice Laura Bettini (Radio24)

I rifiuti chiamano, il riciclo risponde!  Lo sostiene, o meglio lo conferma, l’edizione numero 10 del Rapporto «L’Italia del Riciclo» a firma della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e di FISE UNICIRCULAR (l’Unione Imprese Economia Circolare). Così, se da una parte si accumulano rifiuti, seppur con un trend di crescita negli ultimi 10 anni poco significativo (+6%) passando da 155 mln a 164 mln di tonnellate di rifiuti prodotti, il riciclo risponde con un lusinghevole +42% , passando da 76 a 108 mln di tonnellate.

Il Rapporto è stato presentato a Roma in un incontro dal titolo «L’Italia del riciclo». I dati hanno offerto l’occasione di un confronto tra alcuni tra i più rappresentativi «addetti ai lavori» del settore. Tutto questo blocco lo puoi anche trasportare più in basso.

 

Da sx: Laura Bettini (Radio24), Patty L’Abbate (Commissione Territorio, Ambiente, Beni ambientali, Senato della Repubblica), Chiara Braga (Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici, Camera dei Deputati), Andrea Ferrazzi (Commissione Territorio, Ambiente, Beni ambientali, Senato della Repubblica), Maria Alessandra Gallone, Commissione Territorio, Ambiente, Beni ambientali, Senato della Repubblica) e Stefano Laporta (Presidente ISPRA)

L’Italia che ricicla, settore per settore

All’appello dello studio sono state chiamate tutte le filiere del riciclo, e tutte si sono presentate dimostrando ottime performance sia in relazione ai dati europei che italiani: carta 81% e terzo posto in Europa, vetro 76% e terzo posto, plastica 45% e terzo posto, legno 63%, secondo posto, alluminio 80%, acciaio 79%. In generale l’Italia nei confronti dell’Europa (Germania, Francia, Spagna e Regno Unito) si colloca al terzo posto, dopo Germania (71%) e Spagna (70%).

In particolare, le singole filiere dei rifiuti di imballaggio in diversi casi hanno già superato gi obiettivi previsti per il 2025 e in alcuni anche quelli per il 2030. In merito a questa filiera, si registra un +27% per l’avvio a riciclo, passando da 6,7 a 8,5 mln di tonnellate. Il tasso di riciclo rispetto all’immesso al consumo è aumentato dal 55% al 67%, in linea col dato europeo e con i nuovi obiettivi del 65% al 2025 e del 70% al 2030).

Una vera e propria svolta negli ultimi dieci anni l’ha registrata la raccolta degli oli minerali usati, ormai vicina al 100% dell’olio raccoglibile e la raccolta degli oli vegetali esausti (+81% nel confronto con 10 anni fa).

Da sx: Alessandra Astolfi (brand manager di IEG, Ente fieristico di Rimini) e Serena Sgarioto (Innovation Manager ECOPNEUS)

Nell’arco di un decennio, la raccolta della frazione organica è passata da 3,3 mln di tonnellate del 2008 a oltre 6,6 nel 2017, con una crescita del 100%. In questo caso per raggiungere gli obiettivi europei, sottolineano gli esperti, sarà opportuno strutturare il settore sull’intero territorio nazionale garantendo lo sviluppo di un’adeguata rete impiantistica.

La raccolta degli pneumatici fuori uso ha raggiunto l’obiettivo nazionale e in 10 anni il recupero di materia è passato dal 43% al 58%.

Un andamento meno… allegro lo registra la raccolta dei RAEE (42% vs obiettivo del 65% fissato per il 2019) e delle pile (42%, ultimo posto tra le potenze europee) e il reimpiego e riciclo dei veicoli fuori uso, cresciuto di un solo punto percentuale in 10 anni (dall’82% all’83%).

Quanta materia prima dai rifiuti? 12 milioni di tonnellate

Prolifica l’attività del riciclo che permette di raggiungere 12 milioni di tonnellate di materie prime per l’industria nazionale. A tirare le somme è uno studio svolto da Ecocerved, presente ne «L’Italia del Riciclo», basato sui dati MUD che quantizza il dato dei rifiuti trasformati in materie prime seconde (MPS) in Italia, dando il peso effettivo del settore nell’ambito del passaggio ad un sistema economico di tipo circolare.

Quindi, se da una parte la quantità di rifiuti prodotti è rimasta piuttosto stabile negli ultimi 10 anni, è cresciuta la mole di rifiuti veicolati verso le operazioni di recupero e scesa quella avviata a smaltimento. Nel 2017 (ultimi dati disponibili) le circa 1.200 imprese dell’industria del riciclo hanno trattato 18 mln di tonnellate di rifiuti di carta, vetro, plastica, legno, gomma e organico (+15% vs 2014, anno della precedente rilevazione). In linea con l’aumento dell’avvio a recupero, si è dunque registrata una maggiore produzione dei materiali secondari provenienti dal riciclo di questi rifiuti.

La resa media delle attività di riciclo (il rapporto tra la quantità di materiali secondari prodotti e quella di rifiuti recuperati) oggi si attesta al 67%. Un aspetto di particolare interesse in termini di economia circolare, emerge dai dati: anche se i riciclatori trattano quantità più alte di rifiuti, a valle delle attività di riciclo resta una quantità di rifiuti pari a 2,6 mln di tonnellate, pressoché equivalente a quella del 2014; dato che mostra una migliore prestazione nella lavorazione, favorita anche da una più elevata qualità della raccolta e della selezione dei rifiuti.

Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile (foto in alto), intervenuto alla presentazione dello Studio ha commentato: “Alla vigilia del recepimento di nuove direttive europee il sistema del riciclo italiano è, in generale, già ben predisposto. Oggi occorre quindi intervenire con precisione per mantenere le posizioni conquistate, superare le carenze che ancora permangono e compiere ulteriori progressi. Per aumentare il riciclo dei rifiuti urbani – ha continuato – occorre, in particolare, proseguire nell’incrementare le quantità e nel migliorare la qualità delle raccolte differenziate, recuperando i ritardi che ancora ci sono in diverse città. Va, inoltre, adeguato il fabbisogno di impianti di trattamento e di riciclo, in particolare per la frazione organica, ancora particolarmente carente in alcune Regioni. Per la transizione verso un modello di economia circolare, – ha dunque concluso – occorrerà prestare maggiore attenzione alla promozione, come previsto dalle nuove direttive, di un impiego più consistente dei materiali generati dal riciclo nella realizzazione dei prodotti”.

Il nuovo pacchetto di direttive europee per i rifiuti e l’economia circolare contiene ambiziosi target di riciclo”, ha invece sottolineato Andrea Fluttero, Presidente di FISE UNICIRCULAR. “Perché si raggiungano – ha continuato – va affrontato il tema dell’eco-progettazione, deve essere certa la cessazione della qualifica di rifiuto dopo adeguato trattamento (End of Waste), va assicurato maggiore sbocco ai materiali recuperati attraverso un «pacchetto di misure» finalizzate a promuovere lo sviluppo dei mercati del riutilizzo e dei prodotti realizzati con materiali riciclati: maggiori costi per lo smaltimento in discarica dei rifiuti indifferenziati (salvaguardando la possibilità di smaltire gli scarti delle attività di riciclo), estensione dell’uso di materiali riciclati negli appalti pubblici, agevolazioni fiscali per l’uso di materiali e prodotti riciclati, sostegno alla ricerca e all’innovazione tecnologica per il riciclo, eliminazione graduale delle sovvenzioni in contrasto con la gerarchia dei rifiuti”.

[ Roberta Di Giuli ]

 

L’intero Rapporto è scaricabile dal sito http://www.unicircular.org/ (nella sezione «Pubblicazioni» dell’area pubblica) e dal sito www.fondazionesvilupposostenibile.org.