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Ma dove si buttano le lampadine e gli altri elettrodomestici?

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Il comportamento dei cittadini nella ricerca di EucoLight: chiedono più informazioni per lo smaltimento di lampadine, apparecchi di illuminazione ed altri elettrodomestici

Quante volte ci siamo chiesti a quale tipologia di rifiuti vanno associate le lampadine e come smaltirle in base al loro diverso tipo?

A tal proposito è stata commissionata da EucoLight una ricerca effettuata da cinque Paesi europei ovvero Austria, Germania, Italia, Paesi Bassi e Spagna da GfK Italia sulle propensioni e sul comportamento dei cittadini europei nello smaltimento dei rifiuti RAEE.

EucoLight è l’associazione europea dei sistemi di conformità per i RAEE di illuminazione nata per dare voce ai Sistemi Collettivi RAEE specializzati nei rifiuti di illuminazione e di cui il consorzio italiano Ecolamp è tra i soci fondatori dal 2015.

 

Ecolamp, infatti, è il consorzio senza scopo di lucro dedito alla raccolta ed al trattamento delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche giunte a fine vita (RAEE). Nato nel 2004 per volontà delle principali aziende nazionali e internazionali del settore illuminotecnico del mercato italiano, oggi riunisce oltre 250 produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Ecolamp porta avanti con impegno numerose attività per sensibilizzare cittadini e operatori del settore, coinvolgendo l’unione pubblica sul tema del corretto riciclo dei RAEE. Oggi Ecolamp, in un’ottica di economia circolare, garantisce il recupero di oltre il 95% dei materiali di cui questi rifiuti sono composti e il corretto smaltimento delle sostanze inquinanti, evitando che vengano disperse nell’ambiente.

Dallo studio effettuato emerge che i cittadini europei sono consapevoli dell’importanza di riciclare rifiuti di illuminazione e RAEE ed un’alta percentuale di essi conosce anche i luoghi dove gettarle considerando la raccolta differenziata dei RAEE un elemento primario per la protezione del nostro ambiente.

A riguardo, Fabrizio D’Amico, Direttore Generale del consorzio Ecolamp, ha dichiarato: “È incoraggiante constatare una positiva predisposizione e consapevolezza dei cittadini europei verso la raccolta differenziata e il riciclo delle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Una crescita della cultura ambientale anche in Italia che incoraggia tutti gli attori della filiera del riciclo a fare sempre meglio e a supportare il consumatore virtuoso con una comunicazione ancora più efficaceˮ.

I dati che emergono dalla ricerca di Ecolamp sullo smaltimento e riciclo delle lampadine, emerge che:

  • tra il 62% e l’88% degli intervistati identifica correttamente il giusto luogo di smaltimento;
  • tra il 61% e il 75% usa le isole ecologiche per riciclare le lampadine esauste.

In Italia ed in Austria il 30% dei cittadini ricorrono regolarmente ai centri di raccolta comunali per smaltire questi rifiuti.

La percentuale di smaltimento delle lampadine esauste con il servizio di restituzione su base 1 contro 1 o 1 contro 0 presso i punti vendita della distribuzione è invece inferiore, attestandosi tra il 38% e il 59%, con un’applicazione più significativa in Spagna, Paesi Bassi e Germania.

Risultati simili a quelli delle lampadine sono emersi riguardo allo smaltimento degli apparecchi di illuminazione.

I dati sembrano confermare l’efficacia delle campagne di comunicazione e sensibilizzazione, insieme alla crescente cultura ambientale e alla volontà di applicare comportamenti eco-sostenibili ma allo stesso tempo sottolineano la necessità di intensificare l’attività di informazione e di comunicazione per raggiungere quella parte della popolazione, in Italia il 22% del campione, che non è ancora consapevole della necessità di separare lampadine e gli altri RAEE dai rifiuti generici.

Sono stati gli stessi cittadini intervistati ad evidenziare la necessità di ricevere maggiori informazioni: il 40% e il 57% riferisce una mancanza di informazioni disponibili presso i punti vendita che dovrebbero operare la raccolta e, tra il 24% e il 42% (a seconda del Paese di riferimento), dichiara che lo stesso personale dei negozi non è adeguatamente informato.
Infine, un’ampia maggioranza in tutti e cinque i Paesi europei coinvolti nell’indagine (tra il 76% e l’84%) afferma che produttori, distributori, negozi e piattaforme di vendita online di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche dovrebbero informare sui servizi di raccolta e riciclo offerti.

Un contenitore per ogni lampadina: un orientamento su come differenziare in modo corretto questo rifiuto

Le lampadine a incandescenza e alogene ovvero le lampadine che contengono il filamento metallico nel bulbo devono essere smaltite nel contenitore dei rifiuti indifferenziati. Ma le lampadine con i bulbi a incandescenza o alogeni non vengono più prodotte e le probabilità di trovarsi di fronte alla necessità di smaltirne una si riducono notevolmente col passare del tempo.

Quando invece ci si trova a dover gettare le lampadine a Led, fluorescenti, a scarica ad alta intensità o a vapori di sodio, ci si potrà recare all’ecocentro comunale o se assente presso i rivenditori, magari nel momento stesso in cui si acquistano quelle nuove, che penseranno a smaltirle nel modo corretto. Le lampadine a Led, infatti, sono considerate RAEE che significa essere comprese tra i Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. Ne consegue che questo tipo di lampadina non dovrà essere gettata nel contenitore del vetro e questa regola vale soprattutto per le lampadine fluorescenti in quanto al loro interno contengono il mercurio considerato un «rifiuto urbano pericoloso».

La normativa

Il volume dei RAEE cresce a livello europeo a un tasso tre volte superiore rispetto a quello di qualunque altra tipologia di rifiuti. L’Unione Europea è costantemente impegnata a frenare l’incremento di questa tipologia di rifiuti o quanto meno a destinarla ad un trattamento idoneo e, pertanto, ha emanato apposite Direttive finalizzate alla prevenzione della produzione di RAEE e al loro successivo reimpiego, riciclaggio e altre forme di recupero, in modo da ridurre il volume dei rifiuti da smaltire.

La Direttiva Europea 2012/19/EU del 4 luglio 2012 sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) afferma il principio della responsabilità del produttore per i prodotti a fine vita, principio sancito per la prima volta a livello europeo nel settore automobilistico ed ora esteso anche al settore delle apparecchiature elettriche ed elettroniche.

L’Italia ha recepito le varie Direttive europee con due decreti legislativi. Con il D.lgs. n. 151 del 25 luglio 2005 – in attuazione delle Direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, relative alla riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti – è stata recepita dalla legislazione del nostro Paese la Direttiva Europea sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).

Successivamente il D.lgs. n. 49 del 14 marzo 2014 – in attuazione della direttiva 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) – si pone l’obiettivo di migliorare, sotto il profilo ambientale, l’intervento dei soggetti che svolgono un ruolo attivo nel ciclo di vita dei prodotti elettrici ed elettronici: dai produttori ai consumatori, passando per gli attori della filiera distributiva, fino agli operatori del riciclo.

Obiettivo primario della normativa è la riduzione della quantità dei rifiuti da avviare a smaltimento e della loro pericolosità, promuovendo il reimpiego, il riciclaggio e le altre forme di recupero dei RAEE e vietando espressamente l’immissione sul mercato di apparecchiature nuove contenenti sostanze pericolose per l’uomo e per l’ambiente quali piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, bifenili polibromurati (pbb) od etere di difenile polibromurato (pbde).

La necessità di avere una normativa adeguata, dunque, è legata al dovere che abbiamo di proteggere la nostra salute e quella degli altri.

I rifiuti elettrici non smaltiti correttamente: un pericolo per l’ambiente ed una risorsa sprecata

Frigoriferi e climatizzatori, cellulari, piccoli e grandi elettrodomestici, televisori e computer, apparecchiature audio-foto-video e lampade a risparmio di energia. Questi strumenti sono costantemente presenti in ogni attività della nostra vita quotidiana e per funzionare dipendono da correnti elettriche o da campi elettromagnetici. Giunti al termine del ciclo di vita diventano rifiuti classificati con la sigla RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).

I RAEE creano il flusso di rifiuti domestici in più rapida crescita al mondo, alimentato principalmente da tassi di consumo più elevati di apparecchiature elettriche ed elettroniche, brevi cicli di vita e poche opzioni di riparazione.

Tutto questo certifica l’insostenibilità del modello di sviluppo, ad oggi, nel mondo.

Come sostenuto sul sito dell’Onu nel 2019 in tutto il Mondo sono stati prodotti 53,6 milioni di tonnellate di RAEE, rifiuti elettrici ed elettronici, sprecando 57 miliardi di dollari di oro e materie preziose. Dal report della Nazioni Unite (Global E-waste Monitor 2020) che rivela un nuovo pericolo per l’inquinamento ambientale, risulta che solo il 17,4% dei rifiuti elettronici del 2019 è stato raccolto e riciclato. Si prevede, pertanto, che entro il 2030 si raggiungeranno 74 milioni di tonnellate di questi rifiuti.

Se la sostenibilità ambientale e sociale sono davvero l’orizzonte condiviso dagli abitanti di questo Pianeta allora sarà necessario ridurre la produzione di questi beni o progettarli in modo da facilitarne il riciclo e soprattutto la possibilità di ripararli ovvero lottare contro l’obsolescenza programmata.

Una corretta gestione dei rifiuti elettronici può fare tanto per salvaguardare l’ambiente del luogo dove viviamo a partire dal contribuire a mitigare il riscaldamento globale. I rifiuti elettronici rappresentano un pericolo per la salute e l’ambiente, contengono additivi tossici e sostanze pericolose come il mercurio che danneggiano il cervello umano. Si tratta di oggetti che finiscono nelle discariche mentre potrebbero valere perfino un tesoro se riciclati in modo corretto da tutti comprese le istituzioni, i municipi e i singoli cittadini.

Ognuno può fare la sua parte imparando a separare i pezzi elettronici dal resto, laddove possibile, recandosi ai punti di raccolta pubblici per lo smaltimento formale oppure optando per la riparazione invece della sostituzione. L’economia circolare prevede lo smaltimento attraverso una precisa filiera organizzata fra municipi e società private che permetta il recupero dei «pezzetti» e la loro rigenerazione. Una montagna di pezzi di seconda mano che potrebbe essere reimpiegata e che invece viene buttata via.

Non preoccupa, quindi, soltanto l’emergenza plastica che inquina fiumi, mari e oceani ma la salute dell’ambiente e dei suoi abitanti (quindi compresa la nostra) passa anche dalla corretta gestione dei rifiuti tech.

[ Cristina Marcello ]