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Ministro Cingolani: il nodo dei rifiuti in Italia e gli impegni internazionali per l’ambiente

Il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani sottolinea la necessità di limitare l’uso delle discariche in Italia con nuovi traguardi per il riciclato, e getta uno sguardo alla politica ambientale internazionale dopo il G20 d Napoli

Il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, in occasione di una tavola rotonda presso l’Università di Genova, si è espresso sulla necessità di modificare il processo di smaltimento dei rifiuti in Italia.

L’Italia deve limitare l’uso delle discariche arrivando all’80-90% di raccolta differenziata in modo che il 65% venga riciclato completamente e massimo il 10% finisca in discarica” ha dichiarato Cingolani ed ha proseguito evidenziando che “il restante 25%, che di solito è una frazione organica, deve essere trasformato in compost per sostituire i fertilizzanti a base di azoto oppure in energia. Occorre una trasformazione epocale nelle tecnologie per lo smaltimento dei rifiuti”.

Al G20 di Napoli John Kerry, inviato americano per il clima, con il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani

Nel discutere le questioni ambientali con i vari partecipanti alla tavola rotonda, il Ministro della Transizione Ecologica ha voluto parlare del mancato accordo sui due punti al G20 sull’Ambiente. Come è noto, su 60 articoli in esame, due, i più importanti, sono stati depennati dal testo per convincere tutti i Paesi a firmare il comunicato finale. Gli articoli in questione riguardano la decarbonizzazione ed il riscaldamento globale: dal documento manca la data per eliminare gradualmente il carbone – indicata al 2025 – ed un riferimento chiaro alla soglia dell’1,5 gradi da ridurre entro il 2030. Insieme all’Italia, Stati Uniti, Europa, Giappone e Canada si sono espressi favorevolmente al suddetto obiettivo mentre alcuni Paesi, fra i quali Cina, India e Russia si sono pronunciati a sfavore. I due punti rimasti fuori dall’intesa, pertanto, sono stati rinviati al G20 dei Capi di Stato.

Francamente capisco che il grado e mezzo di riscaldamento globale al 2030 e l’uscita dal carbone proposti al G20 da Europa, Stati Uniti, Canada e Giappone, abbiano provocato un po’ di paura a Cina e India perché non è solo una scelta climatica ma socio-economica-politica” ha dichiarato Cingolani che ha inoltre  ricordato: “Cina e India ci hanno detto che la decisione la vogliono rimandare al G20 dei Capi di Stato, mi sembra una risoluzione molto ragionevole” aggiungendo “Francamente capisco che per grandissimi Paesi, con miliardi di abitanti, cambiare il modello produttivo ed energetico è una roba molto grossa”.

Ma il Ministro Cingolani non ha voluto trascurare un dato: “Il fatto che tutte le nazioni, anche quelle più grandi e complesse, abbiano detto che l’Accordo di Parigi va confermato è di per sé la notizia migliore. I due punti controversi vanno spostati al livello dei Capi di Stato perché i ministri della Transizione Ecologica o dell’Ambiente non potevano decidere la politica industriale di un Paese”.

Chiara, infatti, l’opinione del Ministro sull’attuazione della Transizione Ecologica: “l’Accordo sul clima non va letto in chiave negativa, tutt’altro. Una transizione ecologica deve tenere presenti aspetti economici, sociali e politici. Non è competenza esclusiva dei singoli ministri”.

Il mondo imprenditoriale verso la transizione ecologica

Durante l’incontro a Genova, al Ministro sono state rivolte alcune domande riguardanti soprattutto la partecipazione del mondo imprenditoriale alla transizione ecologica e su quanto quest’ultimo sia pronto al cambiamento a vantaggio del clima. “Il mondo delle imprese è prontissimo” è stata la chiara risposta del Ministro Cingolani aggiungendo che le imprese “hanno perfettamente chiaro che non è roba ritardabile e procrastinabile anche perché nel mondo sta succedendo un’altra cosa” ovvero “tutte le grandi imprese devono fare un bilancio di sostenibilità e, se non fai vedere che nella tua produzione hai un bilancio che dimostra che quello che stai facendo è anche sostenibile, puoi fare un sacco di soldi, ma gli investitori non vengono a investire”. Le imprese, dunque, per Roberto Cingolanisono pronte un po’ perché il mercato è cresciuto, un po’ perché anche gli industriali hanno figli. Ci vuole molto ottimismo”.

G20 Ambiente tra accordi e disaccordi

I ministri che hanno partecipato al G20, appena svoltosi a Napoli, raggiungono l’accordo per un pacchetto ambientale ma a renderlo un accordo a metà sono le distanze sui tempi e sul finanziamento della transizione.

I Paesi del G20 sembrano essere favorevoli al raggiungimento della carbon neutrality riducendo a zero le emissioni di CO2 ma non tutti di questi Paesi lo sono sulla velocità dell’attuazione. I membri del G7, infatti, puntano alla neutralità carbonica entro il 2050 mentre Paesi come Cina, Russia, India, Indonesia e Arabia Saudita si dimostrano scettici sull’ipotesi dell’impatto zero entro 30 anni e, pertanto, non sembrano volersi vincolare agli impegni assunti in sede G20. Una distanza di opinioni ma anche fisica vista la partecipazione solo da remoto della delegazione sia cinese sia indiana.

Le trattative affrontano, altresì, il tema del finanziamento della transizione e su chi ricadrà tale impegno. I Paesi del Sud del mondo ritengono che i Paesi sviluppati debbano essere i finanziatori della lotta al cambiamento climatico. Il Ministro dell’Ambiente argentino, Juan Cabandie, in occasione del suo discorso al G20, ha proposto la cancellazione di una parte del debito dei Paesi in Via di Sviluppo per finanziare la loro transizione ecologica.

Ma, in ogni caso, si può ritenere che il G20 Ambiente, Energia e Clima di Napoli abbia prodotto un buon accordo, adottato da tutti i Paesi partecipanti, con gli occhi puntati al futuro e alla COP26 di questo novembre a Glasgow che sarà presieduta dall’Italia insieme al Regno Unito. Questa occasione insieme al G20 rappresenterà una vetrina per promuovere alcune delle tematiche prioritarie inserite nell’agenda italiana come, ad esempio, la tutela di mari ed oceani insieme al ripristino del suolo ma anche per sviluppare nel dibattito internazionale il settore dell’economia circolare. L’Italia è, infatti, leader europeo in questo campo puntando su una quota di riciclo complessiva del 68% contro una media europea del 57%.

Il Ministro della Transizione Ecologica Cingolani ritiene che con l’accordo di Napoli si sia raggiunto un grande risultato, grazie anche all’instancabile lavoro di tutti i delegati, negoziatori e tecnici di concerto con i Paesi G20 al fine di riuscire a salvare il nostro Pianeta.

Siamo come una grande nave che aveva sbagliato la rotta” ha dichiarato Cingolani affermando che “il nostro compito è compiere la svolta per riportarla nella giusta direzione. Una svolta che avverrà, ma lentamente e non sono ammessi errori”.

Se si riflette sui risultati raggiunti, si può notare come il documento realizzato con il G20 di Napoli e la condivisione dello stesso da parte dei Paesi aderenti ad esso fosse impensabile fino a pochi anni fa. L’accordo raggiunto è stato reso «a portata» di tutti i Paesi compresi i pochi Stati con dinamiche interne che non hanno permesso loro di allinearsi a tale accordo.

A tale proposito il Ministro Cingolani si è mostrato fiducioso dichiarando che “tale allineamento potrà avvenire a breve, all’insegna della transizione ecologica ed dell’equilibrio climatico”.

[ Cristina Marcello ]