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Non solo moda: oggi l’abito deve essere anche «green»

Sempre più significativa la voce «sostenibilità» nel grande capitolo della Moda. A confermarlo i dati del mercato previsti per il 2030 quando il settore raggiungerà 12,5 miliardi di euro (+139% rispetto al 2019). Motore primo del cambiamento la formazione, come insegna l’Istituto Modartech di Pontedera

 

Anche la moda non sfugge agli imperativi della sostenibilità ed anche gli abiti che indossiamo sono chiamati ad essere sempre più ecofriendly e rispettosi del Pianeta. È evidente come e quanto sia cambiato, negli anni, il mondo della moda. La grande sartorialità artigianale, tipicamente italiana, ha lasciato il posto alla produzione di massa, una grande corsa a creare, produrre e comprare sempre di più e con maggiore frequenza. In una sola parola, fast fashion. Marciamo a pieno ritmo in un sistema pienamente consumistico dove le collezioni si susseguono rapidamente, portandoci a rinnovare continuamente il nostro guardaroba per restare aggiornati con le nuove tendenze. Ma la novità ha vita breve, una stagione o addirittura pochi mesi. Quanto costa tutto questo? All’apparenza un sistema così strutturato nasconde benefici per il consumatore ma lo svantaggio è dietro l’angolo. Prodotti sempre nuovi e di tendenza a costo di una scarsa qualità. Gli aspetti negativi non finiscono qui. Incessanti ritmi lavorativi, milioni di persone impiegate nel processo produttivo, aziende dislocate nei Paesi in via di sviluppo e sfruttamento del lavoro. Per non parlare delle ricadute ambientali – inquinamento, spreco di risorse – effetto domino di una politica dell’usa e getta.

Da alcuni anni, finalmente, si avverte un cambiamento nell’industria della moda in grado di coinvolgere vari livelli produttivi, consumatore finale compreso. Si tratta della moda sostenibile, ovvero un nuovo modo di intendere l’industria, in modo etico e tendendo ad annullarne l’impatto ambientale. I dati infatti lo confermano: secondo il rapporto «Come i brand possono cogliere l’opportunità della moda sostenibile» pubblicato da Bain&Company e dal WWF Italia, il 65% dei consumatori dichiara di avere a cuore l’ambiente, prestando anche attenzione all’impatto dei prodotti di moda che acquistano. Dato confermato anche da una ricerca condotta da Pwc Italia, dove si stima che il mercato mondiale della moda green (che nel 2019 valeva 5,23 miliardi di euro) raggiungerà i 6,8 miliardi di euro nel 2023, poi 8,08 miliardi di euro nel 2025 e successivamente 12,5 miliardi di euro nel 2030, ovvero una crescita pari al +139% in circa 10 anni.

Ora, se il consumatore appare così culturalmente orientato nasce l’esigenza di soddisfare le aspettative e lo stilista del domani deve invertire i propri paradigmi: fare dell’ecologia e dell’amore per l’ambiente la «nuance» più di tendenza.

Ma si può insegnare ai futuri designer l’importanza della sostenibilità e del rispetto dell’ambiente attraverso un abito? La risposta è sì e lo testimonia l’attività di alcune scuole di alta formazione del nostro Paese, che in questi ultimi anni hanno inserito, all’interno della loro offerta formativa, corsi specifici sulla materia.

Tra questi una menzione speciale spetta all’Istituto Modartech (https://www.modartech.com/), scuola di alta formazione di Pontedera, che recentemente, grazie alla sua forte attenzione alle tematiche ambientali, ha ricevuto il titolo di «Scuola d’eccellenza» nell’ambito della Green Community, la Rete nazionale istituita dal Ministero dell’Istruzione per l’implementazione delle iniziative in materia di sviluppo sostenibile nelle scuole. L’Istituto Modartech punta a valorizzare il saper fare tipicamente italiano, formando i fashion designer del futuro non solo sul piano accademico ma anche sotto il profilo tecnico. Da diversi anni ha infatti introdotto la tematica «Sustainable Fashion» con l’obiettivo di fornire la conoscenza e gli strumenti per individuare le pratiche di design della moda sostenibile, sviluppando una coscienza responsabile a livello ambientale e sociale.

La filosofia dell’Istituto è di stimolare gli studenti a proporre collezioni moda basate sull’eco sostenibilità attraverso l’utilizzo di materiali riciclati ed il recupero di quelli difettati, attenti a filiere a Km 0 con l’impiego di materie prime naturali non trattate.

Sono tante le iniziative concrete intraprese dall’Istituto, un esempio tra tutte l’appuntamento realizzato quest’anno con l’eco designer Tiziano Guardini, protagonista di una masterclass tenuta agli studenti del Corso di laurea in Fashion Design, pronti a sviluppare le proprie collezioni ispirandosi a questi valori. L’importanza del legame tra uomo e natura e l’attenzione ecologica sono i concetti alla base delle collezioni di Tiziano, tanto da essergli valse la vittoria del «Green Carpet Award».

È stata un successo la mostra 2022 Firenze Home Texstyle, con un importante focus su un’installazione composta da alcuni capi realizzati in materiali naturali, fibre vegetali e tinture eco-sostenibili alternati a parti in tessuto artigianali.

A farla da protagoniste, due preziose stole in lino, canapa e tencel: a loro il compito di raccontare il «work in progress» partendo dalle origini della filiera, dal telaio al prodotto finito.

L’altro progetto creativo è stato quello realizzato nell’ambito dell’evento Fashion Graduate Italia a Milano per un progetto di innovazione sostenibile, realizzato in collaborazione con l’eco-hub internazionale C.L.A.S.S. (Creativity Lifestyle and Sustainable Energy).

Tra i vari progetti dell’istituto non possiamo non menzionare la rivisitazione delle divise dei corrieri, un lavoro di ricerca e sperimentazione ha permesso di realizzare un prodotto di forte impatto visivo e assolutamente non convenzionale. Un tavolo di lavoro organizzato da DHL in collaborazione con la Camera Nazionale della Moda Italiana e presentato nel Fashion Hub dell’ultima Milano Fashion Week.

Stiamo assistendo ad una vera rivoluzione nel mondo della moda. È quindi sempre più necessario adottare un approccio basato sulla riduzione delle risorse impiegate, attraverso un’ottimizzazione delle materie prime, dal packaging fino al prodotto finale. Spinta propulsiva al cambiamento è la tecnologia ma per avere un risultato efficace si dovrà necessariamente partire dalla formazione di una nuova generazione di designer capaci di sviluppare collezioni basate sulla sostenibilità e la responsabilità sociale.

[ Giorgia Poggi ]