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Per l’emergenza siccità, risorsa dissalazione

La dissalazione rappresenta una soluzione tecnologica concreta e sempre più conveniente ma per una sua più significativa diffusione nel nostro Paese, spiega Alessandro Marangoni economista e CEO di Althesys, è necessario ridisegnare le politiche idriche, semplificando le autorizzazioni e rivedendo i modelli di realizzazione e gestione

Le risorse idriche sono a rischio. A causa dei mutamenti climatici per i quali si registra un aumento della siccità, il nostro Paese potrebbe registrare una diminuzione della disponibilità  fino al 40% a livello nazionale e fino al 90% per il Sud Italia nel lungo termine (fonte Ispra) Le Nazioni Unite, dal canto loro, lanciano l’SOS  denunciando che oggi sono circa 2 miliardi  le persone attualmente alla prese con la mancanza d’acqua, con il rischio di un aumento della domanda idrica con l’intensificarsi degli effetti dei cambiamenti climatici.

In 50 anni il nostro Paese ha perso 5 miliardi di metri cubi d’acqua mentre e sempre più evidente di anno in anno è il rischio di desertificazione. Cosa fare? Una risposta può venire dalle tecnologie di dissalazione, che permettono di disporre di volumi significativi di acqua dolce partendo da quella marina o salmastra. Ha sottolineato questa soluzione Alessandro Marangoni, economista e CEO di Althesys, intervenuto al convegno di Catania «Dal mare l’acqua per resistere al climate change. Le opportunità della dissalazione e il riutilizzo delle acque in Italia» organizzato da Acciona, la multinazionale spagnola leader in infrastrutture per la dissalazione, e Althesy..

Il potenziale della dissalazione è enorme – ha spiegato l’economista – ed è favorito dalla riduzione dei suoi costi e dalla possibilità di sfruttare le energie rinnovabili. Il crescente impatto dei cambiamenti climatici, che sta aggravando fenomeni siccitosi e di desertificazione in alcune regioni, ne favoriranno lo sviluppo nei prossimi anni anche in Italia”.

Risvolti e ricadute

Grazie al progresso tecnologico, dunque, negli ultimi anni i costi per questo tipo di impianti sono fortemente diminuiti ed oggi oscillano tra 0,6 e 1,6 dollari per metro cubo, ma gli impianti più performanti riescono a scendere fino a 0,50 dollari per metro cubo, un valore più che compatibile con le tariffe idriche di molte nazioni. I costi caleranno ancora grazie all’innovazione tecnologica e al know-how acquisito nel corso degli anni, che ha permesso un’ottimizzazione dei processi di costruzione, e al costo del capitale sempre più basso. La dissalazione può diventare così una componente dell’intero ciclo idrico integrato, che permette l’equilibrio del sistema di approvvigionamento nel suo complesso.

Da sottolineare anche il «valore ambientale» della dissalazione in termini di sostenibilità di lungo periodo. I punti critici del processo sono gli elevati consumi energetici e lo smaltimento dei residui, e proprio su questi si stanno facendo significativi progressi. Il ricorso alle rinnovabili, in effetti, può costituire un punto di svolta, sia nel favorirne la sostenibilità, sia nel ridurne i costi operativi. Le rinnovabili oggi più usate per la dissalazione sono solare ed eolico, a volte combinate tra loro e con fonti tradizionali per assicurare continuità di funzionamento all’impianto. Di questi, il 40% usa il fotovoltaico, il 10% il solare termico, 20% l’eolico, mentre i rimanenti sono impianti ibridi che impiegano più fonti.

Non sfugge l’importanza dell’utilizzo di una simile tecnologia nelle isole minori. Oggi si ricorre in vari casi a navi cisterne con costi assai elevati (13-15 euro al metro cubo) a carico delle Regioni e dello Stato, a fronte di un costo medio nazionale dell’acqua, escluse fognatura e depurazione, di circa 0,9 euro al metro cubo. Desalinizzare l’acqua è dunque più economico che trasportarla via mare fino al luogo di utilizzo: si stima un costo di 3-4 euro al metro cubo, pari a un terzo-quarto del trasporto via mare.

Attualmente la produzione di acqua dissalata in Italia è solo lo 0,1% del prelievo di acqua dolce e lo sviluppo dei dissalatori ha riguardato impianti di dimensioni medio-piccole che si trovano prevalentemente nelle isole minori di Sicilia, Toscana e Lazio. I principali ostacoli alla realizzazione sono costituiti dai lunghi processi di permitting, da opposizioni sociali e interessi contrapposti, che ne hanno finora ostacolato la diffusione.

Per favorire lo sviluppo in Italia è necessario ridisegnare le politiche idriche, semplificando le autorizzazioni, rivedendo i modelli di realizzazione e gestione con un’unica regia, anche in vista del ricorso alle risorse del PNRR.

[ Roberta Di Giuli ]