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Polveri sottili, l’Italia condannata dalla Corte di Giustizia europea

Il nostro Paese ha violato sistematicamente i valori limite sull’inquinamento dell’aria. Il commento del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa

Italia bacchettata dall’Europa

Italia ancora una volta nel mirino degli organi di tutela ambientale del Vecchio Continente: la Corte di Giustizia europea ha stabilito che tra il 2008 e il 2017, il nostro Paese ha violato sistematicamente e in forma continuata i valori limite posti dall’Unione Europea sull’inquinamento dell’aria; per giunta non ha adottato misure adeguate per la riduzione delle polveri sottili. E non è cosa da poco, visto che – in base ai dati prodotti del Rapporto 2019 dell’Agenzia Europea dell’Ambiente – le famigerate «polveri» provocano ogni ano in Italia la morte di 60.000 persone. La causa principale? Il ritardo negli interventi relativi alla protezione della salute dei cittadini.

La normativa vigente non perdona

Attualmente la normativa europea sulla qualità dell’aria fa preciso e incontrovertibile riferimento alla Direttiva 2008/50/CE che così recita: i valori limite del PM10 per la protezione della salute degli esseri umani devono rispettare un valore limite giornaliero di 50 µg/m3 da non superare più di 35 volte per anno civile, e un valore limite annuale di 40ug/m3. Al riguardo, la Corte di Giustizia Europea ha evidenziato come questi valori limite per il particolato PM10 sono stati costantemente superati proprio in quelle zone evidenziate dalla Commissione Europea nella procedura di infrazione avviata nel 2018.

Dieci regioni coinvolte

Sono 27 i territori coinvolti nell’infrazione all’interno di dieci regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia. C’è da dire che nel 2014, la Commissione Europea aveva avviato nei confronti del nostro Paese un procedimento per inadempimento a causa del superamento sistematico e continuato, in un certo numero di zone del territorio italiano, dei valori limite fissati per le particelle PM10 dalla direttiva 2008/50 «Qualità dell’Aria».

L’iter del provvedimento

Composita la motivazione che ha portato, nello sviluppo a un’infrazione perpetrata sistematicamente dall’Italia. Secondo la Commissione, infatti, il nostro Paese aveva superato dal 2008, nelle zone interessate, i valori limite giornaliero e annuale applicabili alle concentrazioni di particelle PM10 stabiliti nella direttiva. Per tale motivo la Commissione aveva mosso censure all’Italia per non aver adempiuto l’obbligo di adottare misure appropriate al fine di garantire il rispetto dei valori limite fissati per le particelle PM10. In buona sostanza, ritenendo insufficienti i chiarimenti forniti in proposito dall’Italia nel corso della fase precontenziosa del procedimento, la Commissione Europea aveva proposto dinanzi alla Corte un ricorso per inadempimento il 13 Ottobre del 2018.

Il dispositivo della sentenza

Venendo al merito della sentenza pronunciata nelle scorse ore – per l’esattezza Sentenza della Corte Grande Sezione, Commissione Europea contro la Repubblica Italiana, Inadempimento di uno Stato – Ambiente – Direttiva 2008/50 CE – la Corte di Giustizia Europea ha accolto il ricorso della Commissione Europea dichiarando che in Italia, dal 2008 al 2017 incluso, i valori limite giornaliero e annuale fissati per le particelle PM10 sono stati regolarmente superati nelle zone interessate ed ha inoltre stabilito che l’Italia non ha adottato in tempo utile le misure in tal senso imposte in quanto il superamento dei valori limite giornaliero e annuale fissati per le PM10 è rimasto sistematico e continuato per almeno otto anni nelle zone interessate prova che il Paese non ha dato esecuzione a misure appropriate ed efficaci affinché il periodo di superamento dei valori limite fissati per le particelle PM10 fosse il più breve possibile.

Tra le conseguenze pesanti multe

Cosa succederà nei prossimi giorni alla luce della severa sentenza della Corte di Giustizia Europea? Secondo la legge europea, l’Italia è ora tenuta a conformarsi senza indugio alla sentenza o ad affrontare multe pesanti.

Il Ministro dell’Ambiente Costa cerca una difesa

La sentenza della Corte di Giustizia sul superamento dei limiti di PM10 non ci coglie di sorpresa, visti i dati su cui è basata e che sono incontrovertibili alla prova dei fatti. Dati che, benché si fermino al 2017 – sottolinea il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa – indicano un problema che purtroppo non è ancora risolto. Fin dal mio insediamento, nel 2018, ho messo in campo tutti gli strumenti possibili, in accordo con le Regioni, per affrontare il tema della qualità dell’aria. Sottolineo, infatti, che ogni anno sono almeno 80mila le vittime (60.000 secondo l’altra fonte sopra citata, ndr.) dovute a questa problematica che investe soprattutto il Bacino Padano, ma non soltanto. Credo che questa pronuncia debba essere uno stimolo per tutto il Governo a far di più e meglio rispetto a quanto già abbiamo messo in campo, considerando che la stessa Corte nella sentenza riconosce la bontà delle azioni intraprese dal 2018, per garantire nel più breve tempo possibile un ambiente più salubre a tutti i cittadini”. Così il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha commentato la sentenza del giudice europeo, su un tema, quello della qualità dell’aria, su cui l’Unione Europea ha manifestato una grande attenzione negli ultimi anni contestando più volte a quasi tutti gli Stati membri il disallineamento rispetto ai parametri unionali.

Italia alle prese con 3 procedure d’infrazione

Rispetto alla qualità dell’aria l’Italia vede al momento tre procedure di infrazione aperte: oltre quella relativa al superamento dei livelli di polveri sottili PM10, sono infatti da contare le due ulteriori relative al superamento dei livelli di ossidi di azoto, oggetto di ricorso presso la Corte di Giustizia UE, e polveri ultrasottili PM2,5.

I passi in precedenza avviati

Il Ministero dell’Ambiente e il Governo negli ultimi due anni, hanno messo in campo diverse iniziative volte a ristabilire livelli di qualità dell’aria entro i limiti posti dalle direttive europee.  Nel giugno 2018 si è tenuto a Torino il Clean Air Dialogue con la Commissione europea, ad esito del quale è stato istituito un Gruppo di lavoro presso la Presidenza del Consiglio per affrontare complessivamente il tema coinvolgendo trasversalmente tutte le Amministrazioni centrali e i rappresentanti delle Amministrazioni territoriali. Nel frattempo il Ministero dell’Ambiente ha sottoscritto accordi con Lazio, Umbria, Toscana e Sicilia, ed è alla firma quello con la Campania, proprio per affrontare con strumenti operativi e fondi la tematica che investe specifiche aree di queste regioni.

Il decreto legge Clima

Il decreto legge Clima del novembre 2019 ha, poi, individuato una serie di misure ad hoc e iniziative per promuovere stili di vita più sostenibili, come l’acquisto di scuola bus green, 20 milioni in due anni, o la riforestazione urbana, finanziata con 30 milioni, e il buono mobilità per incentivare una mobilità elettrica e sostenibile nelle grandi città, stanziando a tal fine i proventi delle cosiddette «aste verdi» del Ministero dell’Ambiente. Lo stesso Dicastero, sulla base di specifici accordi di programma con le Regioni più colpite dalla problematica – tra cui il Bacino Padano, Lazio,Umbria, Sicilia e Toscana -, ha programmato lo stanziamento di un fondo pluriennale per complessivi 800 milioni di euro a partire dal 2020 al 2034 e di 40 milioni l’anno dal 2035 per l’abbattimento delle emissioni di polveri sottili e ossidi di azoto, come previsto dal decreto legge «Agosto».

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Per ultimo, una componente del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza conterrà misure con l’obiettivo di ripristinare livelli adeguati di qualità dell’aria in tutta la Penisola. «Stiamo agendo a tutti i livelli, sempre insieme alle Regioni, che sono gli attori protagonisti del cambiamento; e non solo perché lo impone l’Europa, ma perché la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini è la nostra priorità», ha concluso il Ministro Sergio Costa.

[ Marino Collacciani ]