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RAEE, la scomparsa dei «grandi bianchi»

Quale destino per i RAEE consegnati dai privati alle isole ecologiche comunali o ai negozianti per essere inviati verso un trattamento di qualità? A rispondere un’indagine condotta da Altroconsumo ed Ecodom su oltre 200 RAEE monitorati con dispositivi satellitari. Il 40%, circa 44mila tonnellate, si perde in percorsi alternativi

 

Sorvegliati speciali 205 RAEE dismessi dai cittadini in varie località del territorio italiano. L’occhio satellitare che li ha monitorati ha potuto verificare quanti di essi hanno trovato opportuna collocazione “post mortem” e quanti no. A tirare le somme l’associazione Altroconsumo ed il consorzio Ecodom che hanno potuto constatare come il 39% dei grandi elettrodomestici dismessi dai cittadini italiani non arrivi mai agli impianti di trattamento autorizzati. Si tratta di elettrodomestici rientranti nei Raggruppamenti R1 e R2, quali frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie e asciugatrici, quelli, per intenderci, chiamati generalmente «grandi bianchi».

Innovativo il sistema per appropriarsi di queste informazioni: mai, infatti, prima d’ora in Italia si era sfruttata su larga scala la tecnologia satellitare per monitorare le rotte dei rifiuti elettronici domestici. Altroconsumo ed Ecodom hanno operato nascondendo un tracker GPS su ognuno dei 205 RAEE oggetto dell’indagine così da poterne monitorare gli spostamenti in tempo reale, dal momento della loro uscita dalle case dei consumatori fino alla distruzione finale. Dopo essere stati costretti a sospendere l’indagine su 31 campioni per motivi quali problemi del dispositivo GPS o perché il RAEE risultava ancora in movimento, l’indagine si è concentrata su un campione di 174 «grandi bianchi». Si è quindi constatato che di questi solo 107 esemplari (pari al 61% del totale) sono effettivamente approdati ad impianti autorizzati, in grado quindi di garantire un trattamento corretto dal punto di vista ambientale. Gli altri 67 esemplari, pari a 44mila tonnellate (il 39% del totale), sono stati destinati ad impianti non autorizzati, a mercatini dell’usato o ad abitazioni private.

La ricerca ha visto la partecipazione di volontari da tutte le Regioni italiane, con numeri che vanno dai 65 RAEE ritirati in Lombardia, all’unico rifiuto del Molise.

I RAEE scomparsi e gli obiettivi di raccolta

Nel 2018, secondo i dati de il Centro di Coordinamento RAEE, rileva come nel 2018 i Sistemi Collettivi operanti in Italia hanno raccolto oltre 310mila tonnellate di RAEE, pari al 42,8% della media in peso delle nuove apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato negli ultimi tre anni. Il target minimo di raccolta imposto dall’Unione Europea agli Stati membri è passato quest’anno dal 45% al 65%. Secondo lo studio di Altroconsumo ed Ecodom, almeno 44mila tonnellate di RAEE R1 ed R2 non vengono conteggiate in quanto incanalate su percorsi «alternativi» che non offrono alcuna garanzia dal punto di vista ambientale. Se questa quantità fosse invece calcolata nelle statistiche ufficiali, il tasso di raccolta del nostro Paese raggiungerebbe già oggi il 47%.

Come fare, dunque, per recuperare questa quota «sommersa»? Secondo l’indagine il corretto funzionamento della filiera italiana dei RAEE è messo in difficoltà dalla mancanza di servizi efficaci per consentire una sicura dismissione dei RAEE da parte dei cittadini, fino al comportamento non corretto tenuto da alcuni degli stessi attori della filiera: sono stati infatti rilevati alcuni casi anomali all’interno di alcune isole ecologiche e di alcuni impianti di trattamento. A rendere più critica e complessa la situazione sarebbero anche e soprattutto sia l’incompletezza del quadro normativo (basi pensare alla mancata emanazione – dal 2014 ad oggi, del Decreto sulla qualità del trattamento dei RAEE oppure all’assenza di regole sulla preparazione per il riutilizzo dei RAEE) che l’insufficiente livello di controlli sulla filiera (alcuni esempi: verifica dei codici CER sui rifiuti in uscita dalle isole ecologiche, controlli di processo negli impianti di trattamento, ispezioni negli impianti che gestiscono rifiuti metallici ecc.).

Dalla risoluzione di questi problemi dipendono beni preziosi come la salute dei cittadini, la tutela dell’ambiente e il corretto sviluppo dell’Economia Circolare in Italia.

Ha dichiarato il Presidente di Ecodom, Maurizio Bernardi alla conferenza di presentazione dell’indagine tenutasi il 14 ottobre a Roma: “L’auspicio mio e di Ecodom è che questa ricerca possa dare ai decisori istituzionali – che nei prossimi 10 mesi devono completare il processo di recepimento del pacchetto di Direttive sull’Economia Circolare – indicazioni chiare sulle misure legislative da adottare per far emergere i flussi sommersi di RAEE, che oggi tengono l’Italia lontana dagli obiettivi di raccolta fissati dalla Comunità Europea”.

“Quando si parla di ambiente e sostenibilità Altroconsumo è in prima linea da sempre con il proprio impegno per informare ed educare i cittadini a portare avanti comportamenti corretti e sostenibili – ha dichiarato invece Ivo Tarantino, Responsabile Relazioni Esterne AltroconsumoQuesta indagine dimostra che a fronte di un quadro normativo favorevole a economia circolare e recupero delle materie prime, la filiera mostra ancora vaste e preoccupanti sacche di illegalità. Urge un intervento coordinato delle istituzioni per fermare chi lucra e potenzialmente scoraggia i comportamenti corretti. Da parte nostra abbiamo segnalato i risultati dell’inchiesta al Ministero dell’Ambiente e siamo pronti a collaborare con le Forze dell’Ordine”.

[ Roberta Di Giuli ]